Alessio Alamia, il 22enne che il 7 aprile di due anni fa uccise nella sua casa di Pietra Ligure l'ex fidanzata Janira D'Amato, 21 anni, con 49 coltellate, è stato condannato all'ergastolo. La sentenza della Corte d'assise è arrivata dopo oltre cinque ore di Camera di consiglio. Alamia non era presente in aula, mentre lo erano i genitori della giovane vittima, Rossano e Tiziana, e i fratelli Kevin e Didier. Alamia è stato assolto dall'accusa di stalking "perché il fatto non sussiste".

I genitori della vittima hanno commentato: "La giustizia ha fatto il suo corso, siamo contenti e soddisfatti. Almeno un po' di giustizia per lei, Janira se lo meritava. Essere qui ad ogni udienza è stato difficile, ma glielo dovevamo – racconta la mamma – Ci hanno sostenuto tutti: amici, parenti e familiari e i nostri avvocati meravigliosi. Siamo stati seguiti da tutti, anche da persone che non conoscevamo. Ringraziamo tutti". Oggi Alamia non era in aula: "Ce lo aspettavamo, non ci ha disturbato – è il commento del papà di Janira – l'importante è che abbiano fatto giustizia".

Come ricordato da Il Secolo XIX Alamia aggredì brutalmente l’ex fidanzata nella sua abitazione in piazzetta Morelli a Pietra Ligure. Janira, come emerso durante l'inchiesta, venne uccisa con una lama lunga circa 12 centimetri, colpita con quarantanove fendenti al collo (dove il killer aveva sferrato i colpi fatali), sulle spalle, al viso, ma anche alla testa. La perizia psichiatrica del dottor Gabriele Rocca aveva stabilito che Alamia era capace di intendere e volere quando commise il delitto.

La confessione di Alamia: "Quando l'ho colpita non riuscivo a controllare il mio corpo"

Lo stesso Alamia durante il processo aveva confessato l'omicidio spiegandone anche dinamica e movente: "Lei era in piedi davanti alla tv e io ero di fronte a lei. Ho tirato fuori il coltello dalla tasca e me lo sono puntato al cuore. Le ho detto “Se mi lasci mi suicidio, sei la mia vita’’. Poi è successo il fatto. Potevo vedere e sentire ma non controllare il mio corpo. L’ho colpita al collo e lei è caduta all’indietro. Mi ha detto “no no fermo’’, ma io ho fatto il delitto… ero sopra di lei.. e l’ho colpita. Mi sono svegliato in un lago di sangue e la chiamavo. Ho sentito il ‘tac’ del coltello, quando si è spezzata la punta, e da lì mi sono svegliato… ho capito cosa succedeva". Alamia ha poi aggiunto: "Ho visto il bagno di sangue e ho capito che non c’era niente da fare. Ero disperato perché non ci credevo a quello che avevo fatto… mi sono lavato, cambiato e sono andato da mia nonna. Prima ho anche risposto al telefono di Janira… era la madre e le ho detto che Janira era già sul bus".