Il tweet antisemita del senatore del M5S Elio Lannutti ha provocato sdegno e sconcerto, non solo tra le fila dell'opposizione. Il messaggio che il parlamentare ha divulgato due giorni fa è sfociato in una denuncia per istigazione all'odio razziale, da parte della La Comunità ebraica di Roma. Il tweet, poi rimosso dal profilo di Lannutti, citava i ‘Protocolli dei Savi di Sion', un falso storico risalente ai primi del Novecento, in cui gli ebrei venivano accusati di riunirsi per ordire un piano segreto per il dominio mondiale. Solo in tarda sera è arrivato il commento del vicepremier Luigi Di Maio, che ha preso le distanze dal parlamentare. Uno dei primi a replicare al post di Lannutti è stato Emanuele Fiano (Pd), che sempre su Twitter ha scritto: "Scusate ma dove stiamo andando a finire? Dovrò espatriare io, in quanto ebreo? Un senatore dei 5S cita i Protocolli dei Savi di Sion, l'emblema dei falsi alla base del l’antisemitismo moderno come fonte per spiegare il controllo bancario. Siamo veramente ad un punto grave. Orribile". Lo abbiamo contattato per provare a ricostruire la vicenda.

Onorevole, con le scuse del senatore e le critiche di Di Maio, che non si è riconosciuto nelle parole di Lannutti, possiamo ritenere chiusa la questione?

Di Maio e il Movimento Cinque Stelle si sono dissociati completamente, è una buona cosa. Per me è più importante però che loro capiscano che quello che è successo non è uno scherzo. D'altra parte il M5S è un movimento, non ha la struttura di un vero e proprio partito, in cui la relazione tra corpo e capi è più stretta. Ma questo non basta: il senatore dovrebbe chiedere scusa nell'Aula del Senato per aver citato una fonte così abominevole di notizie. Le sue scuse non sono affatto sufficienti. Ha detto di aver pubblicato un contenuto che non lo rappresenta: ma è una presa in giro, perché nel tweet non c'era alcuna condanna di quanto riportato nel link.

Che provvedimenti dovrebbe prendere il Movimento?

A me importa la condanna pubblica, morale, più che la pena. Qualcuno ha chiesto che venga espulso dal Parlamento. Il suo ruolo pubblico certamente stride con quanto ha pubblicato.

Lannutti ha detto di non essere un antisemita. Non era sincero?

Sono parole senza senso. Quel testo, per chi ha studiato, è un'orribile ricostruzione, che si è già dimostrata falsa, che racconta di un complotto ebraico. La tesi, che circolava già nei primi anni del Novecento, è che ci sarebbero generazioni di famiglie ebraiche che controllano le banche. Se un parlamentare della Repubblica pubblicasse un estratto del ‘Mein kampf' di Hitler nel bel mezzo di un dibattito sulle banche ci sarebbe lo scompiglio generale. ‘I Protocolli dei Savi di Sion' è il documento che anticipa in qualche modo il ‘Mein kampf'. Ma come si fa a dire che Lannutti non voleva offendere? Anche a causa di quel testo che lui cita la gente venne deportata dei campi di sterminio. Ma non è solo la vicenda legata all'antisemitismo a preoccupare. Cè la volontà di trovare sempre una teoria complottista per spiegare i fatti.

Questo governo secondo lei ricorre spesso a questo genere di teorie?

Premesso che in Italia non esiste alcuna banca posseduta da ebrei o diretta da ebrei. Per spiegare in modo semplificato alle persone cosa succede nel sistema bancario o nella finanza, siccome non si è capaci di farlo con altri mezzi, si utilizzano queste teorie. È un classico, quando non si riesce a spiegare alla gente il perché avvengano fenomeni complessi. Siamo in un periodo storico in cui va di moda il populismo, il parlare alla pancia delle persone, illudendole, fornendo loro un capro espiatorio, come causa di problemi complessi. Pensiamo al problema della disoccupazione: in questo caso i migranti sono additati come responsabili. Oppure si fa credere che la criminalità sia una conseguenza dell'immigrazione. È lo stesso tipo di ragionamento. I demagoghi fanno questo: semplificano la storia affinché il popolo identifichi un nemico.

C'è il rischio concreto in Italia di un ritorno dell'antisemitismo? Vede un'involuzione?

Per quanto riguarda la Shoah purtroppo a poco a poco se ne stanno andando gli ultimi testimoni della Seconda Guerra Mondiale. Una di queste è Liliana Segre, che per fortuna è stata nominata senatore a vita, così da poter trasmettere il suo importante racconto. Stiamo perdendo la possibilità di ascoltare il messaggio di chi ha vissuto quell'epoca sulla sua pelle, la testimonianza della profondità del male che raggiunse l'uomo durante la Shoah. Siamo più esposti quindi e più vulnerabili, contro lo sdoganamento di un linguaggio che mistifica la storia. Se noi avessimo tutti la coscienza, sempre viva, di ciò che è accaduto, e la consapevolezza che tutto ciò che è accaduto è stato provocato da uomini come noi, avremmo più anticorpi. Non siamo immuni, per questo abbiamo bisogno della memoria. Quindi con l'affievolirsi di quelle voci c'è una recrudescenza della falsificazione dei fatti storici e una minore vergogna nell'affermare alcune tesi. E poi viviamo in un momento di crisi economica, che non è uguale a quella che colpì l'Occidente negli anni Venti, ma può avere delle similitudini. Quando la popolazione vive nel malessere nelle persone matura una preoccupazione per il futuro, la percezione della precarietà. E questo genera paura, e a catena la paura può trasformarsi in rabbia. Spesso in queste situazioni le masse si identificano in leadership plebiscitarie che raccontano il mondo in un certo modo, ricorrendo spesso a linguaggi razzisti e discriminatori. E in queste leadership trovano un appiglio, perché forniscono una spiegazione del perché stanno male. È un meccanismo consolidato. E poi oggi c'è la rete che amplifica tutto, senza filtri. Sono aumentati senza dubbio gli insulti e le minacce che ricevo sui social. Anche perché la rete permette una propagazione senza filtri delle peggiori idee. Prima la cultura veniva diffusa dai libri. Oggi la rete è uno strumento che veicola informazioni, anche fake news, politiche e storiche. Come le idee dei negazionisti.