in foto: A destra Labidi Wael, monitorato a Torino e morto in Siria.

Sono tutti giovani di origini tunisine i presunti membri di una cellula Isis per i quali la Procura di Torino ha ottenuto cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, ma che non possono essere arrestati "per questioni di procedura". E mentre continua la battaglia nelle aule della giustizia tra giudici e pm, si diffondono i dettagli dell'operazione, messa in atto dai carabinieri del Ros, che hanno identificato questi soggetti vicini ad un gruppo che farebbe capo al Califfato. Erano arrivati in sette in Italia, di età compresa tra i 26 e trent’anni, i primi nel 2011, all’inizio della primavera araba, poco dopo la cacciata del presidente Ben Alì, mentre i più giovani avevano ricevuto i permessi di soggiorno nel 2013, tutti per "motivi di studio". Di questi, due sono morti da martiri in Siria come foreign fighters, Wael Labidi e Zeddini Khaled, mentre gli altri si sono spostati da Torino a Pisa, dove per tre di loro sono scattati i domiciliari per spaccio di droga.

Stando a quanto scoperto dai militari che hanno indagato sul caso, gli accertamenti su di loro sono nati in seguito ad alcuni controlli effettuati su false dichiarazioni di studio all'Università di Torino presentate dagli stranieri per ottenere permessi di soggiorno quando sono arrivati in Italia. Ma era tutto falso: soltanto i due jihadisti, volati poi in Siria per combattere sul campo al fianco degli altri "fratelli" dello Stato islamico, avevano fatto apparizioni fugaci ai corsi accademici, ma mai nessuno di loro ha sostenuto un esame. Quando Labidi Wael e Zeddini Khaled sono volati in Medio Oriente nel 2015, chi era rimasto in Italia, e cioè Nafaa Afli (26 anni), Marwen Ben Saad (30), Bilel Chihaoui (27), Bilel Mejri (25) e Bilel Tebini (29), sognava di seguirli in quel martirio, e intanto frequentavano la moschea, fingevano di voler vivere come degli occidentali, ma sui loro telefoni cellulari conservavano immagini violente, come la foto di due ragazzi maghrebini che a Parigi affiancano una pattuglia della Polizia francese e puntano una pistola in direzione degli agenti. Il gruppo si è poi spostato a Pisa, dove in tre sono stati arrestati per spaccio di droga, altri due sono ancora a piede libero, di cui uno, secondo i media, già espulso in Tunisia. Pare addirittura che uno di loro fosse pronto a compiere un attentato terroristico nel nostro Paese.

Gli investigatori della Procura piemontese volevano farli arrestare già sei mesi fa, a giugno 2017, con l'accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo perché avevano promosso e costituito una cellula dell’Isis, ma il gip aveva rifiutato quella istanza, perché le prove a disposizione non potevano essere considerate penalmente rilevanti. Gli inquirenti hanno però fatto ricorso e ottenuto dal tribunale del riesame un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, evidenziando "la manifesta ed espressa adesione alla ideologia della jihad estremista e violenta" da parte dei tunisini. Ordinanza che però potrà essere eseguita soltanto dopo un'eventuale conferma della Cassazione, come previsto dalla legge. Per cui, bisognerà ancora aspettare per un epilogo di questa vicenda.