“Una casa me la devono dare. A Manuel ho promesso che i nostri figli avrebbero avuto una sistemazione dignitosa e per non deluderlo sono disposta a tutto”. Le parole sono quelle di Sabrina, una ragazza ternana di neanche trent’anni. Pochi giorni ha perso il marito Manuel. Un tumore che l’ha ucciso nel giro di appena due mesi. Un male che non gli ha dato scampo e neanche la possibilità di vedere il figlioletto che cresceva nel grembo della sua compagna, ormai al nono mese di gravidanza. L’uomo ha dovuto dire addio anche ai due figli di lei: hanno 6 e 3 anni e mezzo, il più piccolo è affetto da una grave forma di autismo. Come racconta il Messaggero, la coppia viveva in una casa in affitto ma la malattia di Manuel, costretto a lasciare il lavoro, non ha consentito il pagamento dell’affitto.

E così per Sabrina  Zagaglioni è arrivato lo sfratto esecutivo e la prospettiva di ritrovarsi a vivere in mezzo alla strada con i suoi due bambini e col neonato in arrivo. “Sono tornata in Comune a chiedere una casa – spiega – ma non mi danno speranze. Dicono che prima del ballottaggio non si può prendere alcuna decisione”. Per adesso è ospite della cognata, Alessandra, che ha cinque figli e una casa che non basta ad accogliere dieci persone: “Non la butterò di certo in mezzo ad una strada – dice – ma questa sistemazione può essere solo provvisoria se uno ha a cuore la dignità delle persone”.

Sabrina spiega di aver presentato la domanda per le case popolari nel 2017: “Ero disperata, con due bambini a carico e il terzo in arrivo. Mi avevano assicurato che con i miei 10 punti mi spettava poi però le cose sono cambiate. Mi sono sentita dire che ci sono famiglie con molti più figli a carico e che devo aspettare il mio turno”. Ma la situazione ora è drammatica: “I servizi sociali mi hanno detto che non si può fare nulla – dice – perché prima devono sistemare chi ha più punti di me. Eppure so con certezza che ci sono tante case popolari vuote. Una, ristrutturata, è sfitta da tre anni e sta accanto a casa di mia madre. Sono stata rimproverata per non aver inserito la circostanza che uno dei miei figli è affetto da autismo ma ho spiegato che l’esito degli accertamenti è più recente rispetto alla presentazione della domanda per la casa popolare. Sono disperata, vorrei vedere cosa farebbero queste persone se si trovassero nelle mie condizioni”.

Chi conosce Sabrina non è stato però a guardare. Come la maestra d’asilo di uno dei figli di Sabrina, che ha acquistato quel che serve per il neonato in arrivo. “In alcuni momenti ho avuto paura per le sorti dei miei figli – dice -. Io, vittima di ingiustizie, cresciuta in una casa famiglia, non permetterò a nessuno di trovare appigli per togliermi i miei figli. Chi di dovere è già stato avvisato”.