Azouz Marzouk nel 2006 perse suo figlio Youssef, di 2 anni, e sua moglie Raffaella Castagna: un delitto per il quale sono stati condannati all’ergastolo due coniugi, Olindo e Rosa Romano. Ma per Azouz, che ancora chiede giustizia, “sono solo dei poveretti che stanno pagando la loro ingenuità”.

Definitivo l'ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi che l'11 dicembre 2006 uccisero quattro vicini di casa tra cui un bimbo di due anni, a Erba (Como). La Cassazione dice ha respinto la richiesta di incidente probatorio, finalizzato alla revisione del processo, sulla base dei nuovi reperti indicati dalla difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi. È l'ultimo step del tentativo di riapertura del caso da parte dei legali di Olindo e Rosa, entrambi reclusi nel carcere di Bollate, che alcuni mesi fa hanno inoltrato richiesta di accertamenti irripetibili su alcuni reperti mai analizzati. Istanza che la Corte d'assise d'appello di Brescia ha respinto perché inammissibile facendo quindi scattare il ricorso che la difesa dei coniugi aveva presentato contro l'ordinanza, oggi definitivamente respinto dalla Suprema Corte di Cassazione, sebbene il pg della Cassazione, Massimo Galli, nella requisitoria scritta avesse invece chiesto l'accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D'Ascola.

La strage di Erba

Nella strage che ha avuto luogo nello stabile di via Diaz, dove i coniugi, operatore ecologico lui, casalinga lei, abitavano l'appartamentino a piano terra, persero la vita Paola Galli (60 anni), Raffaella Castagna (30 anni), Youssef Marzouk (2 anni) e Valeria Cherubini (55 anni). Insomma, un'intera famiglia composta da padre, madre figlia, e il figlioletto di lei, sgozzato senza pietà sul divano, mentre le altre vittime, tra cui una vicina della famiglia Castagna, Valeria Cherubini, venivano finite a coltellate. Dalla strage di salvò per miracolo, Mario Frigerio, marito della Cherubini, colpito con un fendente alla gola che non lo uccise per un difetto congenito alla carotide. L'uomo, deceduto 73 anni nel 2014, è stato il principale accusatore dei coniugi, in quanto unico testimone oculare della strage. Ancora oggi i motivi che spinsero marito e moglie a commettere la mattanza sono poco chiari.