Valentino Couture, l’addio a Garavani: abiti chiusi in una stanza e schermi privati per guardare la bellezza universale

A pochi giorni dalla morte di Valentino Garavani, a Parigi – durante la Settimana dell'Alta Moda Primavera/Estate 2026 – è andata in scena la sfilata Haute Couture della Maison, ora diretta da Alessandro Michele. La scomparsa di Valentino avvenuta così a ridosso della show non ha permesso di inserire nella collezione un vero e proprio tributo o di modificare i comunicati stampa, a specificarlo è lo stesso Michele in una lettera pubblicata sul profilo Instagram del brand.
La sfilata, però, si apre con un voice-over tratto dal docu-film The Las Emperor, in cui Valentino Garavani racconta come la bellezza sia stata il fil rouge della sua carriera e di come lo abbia condotto alla creazioni delle sue collezioni. Ed proprio dal concetto di bellezza che Alessandro Michele parte per creare gli abiti Haute Couture. Una bellezza – come spiega il designer – non cristallizzata nel passato, che sa dialogare con il presente, capace di mutare continuamente diventando perciò universale.

Michele compie poi un atto raro, forse unico e mai visto nel fashion system. Nella collezione non cita solo il designer che ha creato il brand ma anche i Direttori Creativi che hanno contribuito a rendere grande la Maison negli ultimi anni. "I miei pensieri – scrive Alessandro Michele nella sua lettera – vanno a coloro che sono venuti prima, a Maria Grazia e Pierpaolo, con profonda gratitudine per il lavoro prezioso che hanno svolto, un lavoro che ha permesso a questa eredità di continuare a muoversi nel tempo mantenendo la propria vitalità".

Se Valentino Garavani spunta negli abiti in rosso Valentino e decorati dai volant tanto cari allo stilista scomparso, l‘eredità di Piccioli e Chiuri si sente nei modelli lineari, morbidi e privi di decori gioiello, con ampi top bianchi che ricordano camicie maschili, nei look in color block e dai contrasti cromatici, negli immensi copricapo da cui spuntano lunghissime piume. Nella pulizia delle linee, tipica di Valentino e dello stile dei precedenti Direttori Creativi, trovano spazio gli accenti barocchi, i ricami massimalisti, le gorgiere immense e le ruche, ovvero tutti i dettagli che disegnano le caotiche wunderkammer a cui lo stile di Michele fa pensare. C'è quindi l'unione di visioni diverse, ognuna è uno strato che contribuisce a creare un nuovo significato, una nuova bellezza.

Una riflessione a parte va poi fatta per l'allestimento della sfilata, che è interessante per due motivi. Innanzitutto perché lo spazio è stato pensato per ridefinire il concetto stesso di sfilata: attraverso una costruzione non lineare della scena – fatta con singole stanze circolari all'interno delle quali si muovono le modelle – è come se si volesse dare maggior risalto ad ogni singolo abito fatto a mano, offrendo a ognuno un palcoscenico dedicato e, soprattutto, un tempo ben preciso per poter essere osservato, ammirato e compreso.

In secondo luogo, le singole stanze sono circondate da fori, attorno ai quali sono posizionati gli invitati e che offrono uno spazio privato di osservazione. I fori sulla parete diventano piccoli schermi e sono anche lenti di ingrandimento per guardare nel dettaglio le spettacolari creazioni Couture, per apprezzare i singoli elementi senza che questi vengano persi all'interno di un defilèè lineare, in cui i modelli si susseguono l'uno dopo l'altro senza soluzione di continuità.
