La moda gioca con l’ordinario: alle sfilate spunta la borsa a forma di carta igienica

Borse a tracolla sportive, eleganti handbag da portare sul braccio, piccole clutch da cerimonia o per le occasioni speciali, tote bag perfette per la spesa o lo shopping, zainetti spaziosi per chi ogni volta che esce di casa porta il mondo con sé: è lo sconfinato mondo delle borse, croce e delizia dei fashion addicted. Sono un accessorio immancabile in ogni look.
Questione pratica, certo: servono a tenere tutto in ordine e ad avere sempre con sé il necessario. Ma sono anche un elemento di riconoscimento, per completare l'outfit e dargli un tocco più personale e originale. Alcune, sono diventate iconiche per la loro semplice forma, o per il brand che le produce, affermandosi come veri e propri status symbol di esclusività, con cui comunicare la propria ricchezza, il proprio successo. È il caso della Birkin di Hermes, la più emblematica di tutte in questo senso: possederla significa appartenere a una ristrettissima cerchia che ha potuto avere accesso all'acquisto.

La silhouette della Birkin è inconfondibile, così come quella della Speedy di Lousi Vuitton, della celeberrima 2.55 di Chanel, o ancora la Baguette di Fendi o la Gucci Bamboo. Ma benché alcuni marchi siano ben consapevoli di quanto la riconoscibilità paghi, dall'altro lato non si può fermare la sperimentazione, la provocazione vera e propria in alcuni casi.

Le Maison continuano a mantenere nelle collezioni le borse più storiche e collaudate, quelle amatissime e che non passano mai di moda collezione dopo collezione: i loro cavalli di battaglia, i must have intramontabili. Accanto a queste, però, alle sfilate spuntano sempre delle chicche, delle novità che non passano inosservate. Sono borse pensate per suscitare scalpore, per distaccarsi dalla tradizione, per ritagliarsi uno spazio tutto loro nel guardaroba.

È diventata virale quella di Moschino, uno brand che punta molto sull'elemento gioco, sull'effetto sorpresa, sul colore. Nella collezione Pre-Fall 2026 firmata dal Direttore creativo Adrian Appiolaza ha fatto la sua comparsa una borsa a forma di rotolo di carta igienica. Non è una novità assoluta. Era stata già portata in passerella da Jeremy Scott, in una sfilata di qualche anno fa che ruotava tutta attorno all'idea di trasformare la spazzatura in Alta Moda. Era letteralmente un rotolo di carta igienica bianco con la scritta "Moschino" stampato sopra e appeso a una catena.

Sempre più insomma, le borse non somigliano alle borse, ma sono espressione di una moda che non si prende troppo sul serio, che gioca con l'inaspettato, con l'ordinario, col quotidiano, con tutto ciò che è al polo opposto del lusso. Di lussuoso, però, resta il prezzo il più delle volte. Perché la Apple Bag di Moschino a forma di confezione con sei mele rosse, costa 1900 euro. La Cooking pot bag della collezione Primavera/Estate 2026 a forma di pentola di alluminio con tanto di coperchio e manici, ne costa 2500. Sono tutte fatte per farsi notare, per distinguersi, sono espressione di creatività, arte, fantasia nel modo più estremo, elaborato e teatrale possibile.

Ma le borse-non borse non appartengono certo solo all'universo Moschino, benché questo brand ne abbia portate davvero tante in passerella nelle ultime collezioni. Assieme al rotolo di carta igienica, nella linea Autunno/Inverno 2026-27 ci sono anche quelle a forma di cactus, telefono, maialino. E a proposito di animali, ha preso spunto anche GCDS, con la borsa a forma di gattone rosa. L'intera sfilata, tra l'altro, si intitolava proprio "What's in My Bag?", con riferimento a un'ipotetica e immaginaria valigia dei ricordi e delle emozioni di Giuliano Calza, tutta da aprire dinanzi al pubblico, per svelare il proprio mondo. Si aggiunge all'elenco la handbag a forma di casa (alcune con tanto di finestre, porte e balconi) di Louis Vuitton.
Mettere in vendita borse come questi significa offrire al cliente qualcosa di unico e perché no, anche instagrammabile: sono oggetti che si prestano alla viralità, proprio per la loro stranezza, spesso accostata a prezzi elevati dovuti alla firma, ai materiali di realizzazioni. Basti pensare ai veri e propri gioielli di Judith Leiber, opere d'arte in miniatura tempestate i cristalli dalle forme bizzarre più disparate, che costano anche diverse migliaia di euro. C'è quella a forma di rossetto, quella a forma di teiera e ancora il cupcake, la palla da baseball, la mongolfiera. Sono immediatamente riconoscibili e riconducibili al brand, quindi la stravaganza qui si fa icona, si fa elemento caratterizzante.

Un accessorio così eccentrico cattura l'attenzione, fa parlare, può generare domande, far aumentare il volume delle ricerche e delle vendite: sono pezzi che non somigliano ai modelli di nessun altro, perché non hanno forme tradizionali, i soliti design, la classica silhouette. Le borse-non borse sono fatte per essere guardate, commentate, anche criticate: perché nel bene o nel male basta che se ne parli. La provocazione in fondo è sempre stata un motore più che valido nelle sperimentazioni audaci del mondo fashion, che dietro la valenza estetica nasconde comunque uno strato comunicativo. O magari no: magari una borsa a forma di carta igienica è semplicemente una borsa a forma di carta igienica. E questo basta a giustificare il faro puntato.