La giacca da buttare che costa 3700 euro: per Prada nell’imperfezione si nasconde la bellezza

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Prada Autunno/Inverno 2026-27
Costa 3700 euro il giubbotto effetto “rovinato” della collezione Autunno/Inverno 2026-27 di Prada: rappresenta una riflessione sul tempo e sull’imperfezione.

Prada nella collezione Autunno/Inverno 2026-27 ha portato in passerella una riflessione sul tempo: una serie di capi strutturati in modo da consegnare un messaggio sulla bellezza dell'imperfezione, di ciò che muta aspetto e non per questo necessariamente si rovina. Per la Maison, ciò che è sporco o sgualcito o rotto, acquisisce valore proprio perché porta su di sé i segni del passaggio del tempo, che attraverso quell'usura si manifesta in tutta la sua potenza e ci ricorda che in quelle pieghe si nasconde il vero valore. Nella linea, per esempio, trova posto la canotta da 900 euro che sembra macchiata: ma quelle chiazze marroncine che spiccano sul celeste sono qualcosa di più. Sono un invito a guardare sotto un'altra ottica i cosiddetti difetti, a riscoprirli, accettarli e valorizzarli.

Fa parte della collezione anche la giacca raw con effetto devoré che ha sfilato in passerella col look numero 10. È una creazione molto pregiata, che ha richiesto ben 21 ore di lavorazione artigianale. A prima vista sembra una giacca con degli strappi, delle scuciture: vissuta insomma. In realtà, tutti quegli elementi sono stati ottenuti in modo meticoloso e preciso, da mani esperte: nell'apparenza del difetto si nasconde proprio ciò che rende il capo prezioso. Difatti, costa 3700 euro. La decorazione è ottenuta con un processo di stratificazione, giocando con le texture di materiali a contrasto. Lo squarcio nel tessuto consumato è come una ferita che rivela il passato; la corrosione divora la materia e rivela ciò che c'è sotto, ossia la stampa. Ma rivela molto di più in realtà.

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Prada Autunno/Inverno 2026–27

Alla superficie apparentemente rovinata, si aggiungono scoloriture e abrasioni: tutto serve a costruire un quadro di usura, di materia consumata dal tempo. In realtà, è materia consumata dal lavoro degli artigiani dell'ufficio stile. Ben prima della parte pratica, quindi del lavoro sul tessuto vero e proprio, c'è stata una lunga fase di studio e fitting, di progettazione. Solo dopo si è passati alla fase più concreta e pratica, a cominciare dalla creazione del tessuto double-face, ottenuto unendo il popeline di cotone esterno e il pied-de-poule in lana all'interno. È stata poi la volta della fase trasformativa, con il trattamento artigianale di devoré, essenziale per dare l'aspetto consumato dal tempo: la lana si taglia e si fa emergere il popeline dello strato inferiore.

È un processo sì di trasformazione, ma anche di rivelazione, nel senso più profondo del termine. A rivelarsi è soprattutto la bellezza dell'imperfezione. Ma si rivela anche un paradosso: ciò che dovrebbe essere sinonimo di deterioramento e abbandono, è invece stato ottenuto con una cura maniacale, una grande attenzione e un'estrema professionalità. Prada ci mette davanti questo conflitto, proprio per ribadire quanto il concetto di difetto sia labile. In questo caso, la Maison ha consapevolmente scelto il difetto per esprimere la propria estetica, la propria idea di lusso e bellezza. Perché sì: c'è bellezza anche nell'imperfezione.

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