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A Trieste la mostra sul potere dell’immagine, Nick Cerioni: “Un look funziona se non devi spiegarlo”

La mostra “Quando il mondo ti guarda” esplora il legame stylist-celebrity. Un look non è solo immagine è racconto, come ha spiegato a Fanpage.it Nick Cerioni.
Intervista a Stylist e Creative Director
Nick Cerioni
A cura di Giusy Dente
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Achille Lauro in Gucci a Sanremo 2020, un look curato dallo stylist Nick Cerioni
Achille Lauro in Gucci a Sanremo 2020, un look curato dallo stylist Nick Cerioni

Il mondo ci guarda e il modo in cui ci facciamo guardare dice qualcosa di noi. Oltre a chi osserva e chi è osservato, c'è anche una terza figura, più discreta ma potentissima, perché tiene in equilibrio il rapporto tra le altre due figure, affinché non si sbilanci: è lo stylist. È lui che ha in mano le redini della narrazione. Uno stylist non sceglie semplicemente un look: interpreta un messaggio, traduce un sentimento, porta all'attenzione di chi guarda una simbologia, una poetica, una filosofia. Tutto questo deve risultare credibile, coerente: non basta che sia "bello", non basta che "faccia parlare". Proprio "Quando il mondo ti guarda" è il titolo della mostra in corso a Trieste presso ITS Arcademy – Museum of Art in Fashion, aperta fino al 3 gennaio 2027. È un'esposizione a cura di Tom Eerebout, stylist belga di fama internazionale che ha lavorato con Lady Gaga, Kylie Minogue, Rita Ora. La mostra si sofferma proprio sul lavoro invisibile di interpretazione e costruzione narrativa che fa lo stylist per l'apparizione pubblica di una celebrity. In mostra ci sono look indossati sui red carpet da Harry Styles, Lady Gaga, Nicole Kidman, Charli XCX. È incluso anche un look indossato da Damiano David dei Maneskin al Polsat Festival del 2021, un look curato dallo stylist Nick Cerioni e firmato Christian Boaro. La mostra è affiancata anche dall'installazione urbana Exposure, dieci grandi immagini fotografiche lungo via Cassa di Risparmio, trasformata in un museo a cielo aperto per riflettere sulla relazione tra corpo, abito e sguardo. Proprio a Nick Cerioni (stylist di Achille Lauro, Paola Iezzi, Achille Lauro, Tiziano Ferro), Fanpage.it ha chiesto come si imposta la collaborazione tra stylist e celebrity, affinché sia vincente e raggiunga l'obiettivo comunicativo.

Il dialogo creativo tra celebrità e stylist  come si imposta?

Dipende molto da chi ti trovi davanti, dal progetto, da quello che ti è richiesto di fare. Ci sono delle occasioni in cui ovviamente si può spaziare molto con la creatività e altre invece dove si è più limitati. I red carpet sono spesso delle cose un po' mordi e fuggi: si fa una cosa bella e ciao. Soprattutto in America, invece, ci hanno dimostrato che anche il carpet ragionato su un progetto è molto funzionale alla promozione di un prodotto. Penso al recente Cime Tempestose, che ho trovato molto interessante, perché era quasi una declinazione del mood del film, una sua estensione. Da noi si fa raramente e proprio in piccolissime parti, però io ho avuto modo con degli artisti di sviluppare veri e propri progetti: Achille Lauro per esempio. Quando un artista viene da te con un disco che ha magari una certa ispirazione, si fa un tavolo creativo: si mettono sul tavolo tutte le reference creative e si può sviluppare un intero mondo. Poi da lì si crea effettivamente il look e viene fuori una bella cosa. Non è sempre possibile farlo, ovviamente, perché ci sono dei progetti che non hanno così tanto respiro né così tanto tempo di gestazione, però quando si può fare è molto bello.

La collaborazione quando è proficua?

Secondo me lo styling è interessante nel momento in cui diventa narrativo, quando diventa una parte fondamentale della parte visiva del progetto. Quando c'è una narrazione di base, è sempre molto interessante: in quel caso si vince da entrambe le parti. Può diventare un vero lavoro culturale, inteso come progetto che crea un dibattito, che dà vita a un racconto. Poi non bisogna neanche fare troppi voli pindarici: ultimamente c'è la tendenza a sopravvalutare i significati di alcune cose, molti narrano dei sottotesti che non ci sono. I progetti che narrano qualcosa lo narrano senza bisogno di spiegazioni, senza bisogno di altre parole sopra, di spiegazioni in più. Viaggiano da sé. Quello che abbiamo fatto con Lauro all'epoca è l'esempio lampante: parlava da solo e ha fatto parlare tanto, ma senza bisogno di spiegare. Ecco, quando c'è bisogno di spiegare una cosa, secondo me è sempre un po' inefficace.

Un look della mostra: Rebecca Ferguson al Met Gala con una creazione di Thom Browne
Un look della mostra: Rebecca Ferguson al Met Gala con una creazione di Thom Browne

Quando capisci che il tuo lavoro con quella determinata persona è finito? 

I progetti sono sempre in divenire, si evolvono ma poi bisogna lasciarli andare, lasciarli vivere. Sarebbe bello avere tempo infinito di perfezionali, prima di farli viaggiare nel mondo, ma a volte questo tempo non c'è. Corriamo dietro a richieste e tempistiche spesso allucinanti: parlo proprio di giorni, ore, quindi è impossibile fare sempre cose molto pensate. Però ti voglio dire una cosa su cui ragionavo proprio qualche giorno fa, perché sto facendo tante cose contemporaneamente. Una persona una volta mi ha detto che noi dovremmo sempre valutare le cose che facciamo partendo da una parola: "nonostante". Quel "nonostante" è interessante, perché se riusciamo a fare tante cose, se riusciamo a fare delle cose belle "nonostante" allora vuol dire che ci abbiamo davvero messo tanto, ci abbiamo messo valore. Il mondo di oggi di "nonostante" ce ne mette tanti di fronte, quindi quella parola diventa il fil rouge di tutto quello che facciamo. Il bello di fare cose belle è che non è sempre tutto facile. "Nonostante" rende complessa una cosa che poi di complessità vive, quindi va bene così.

Un look della mostra: Damiano David in Christian Boaro al Polsat Festival 2021, look curato dallo stylist Nick Cerioni
Un look della mostra: Damiano David in Christian Boaro al Polsat Festival 2021, look curato dallo stylist Nick Cerioni

La mostra si intitola "Quando il mondo ti guarda": quale potere possiede la nostra immagine, come ci mostriamo al mondo?

Oggi più che mai la parte visiva ha il potere di raccontare, di parlare: da una parte è un limite, da un'altra parte è un grande plus. È un plus perché amplifica il messaggio, ma è un minus se diventa sovrastante. Bisogna sempre trovare un giusto equilibrio. Il potere di essere visti è forte, ma allo stesso tempo è anche pericoloso: va gestito, va dosato. La mostra parla soprattutto di grandi star internazionali di oggi. Ma pensiamo a grandi miti dell'immagine della musica come Madonna, Michael Jackson, David Bowie, Prince. Proprio loro per primi ci hanno abituato e ci hanno istruito. Penso alle divise militari piene di di colori di Michael Jackson, il reggiseno a punta di Madonna, i pizzi di Prince, i trucchi di Bowie: quelle cose lì hanno fatto capire in tempi in cui era una completa novità quanto l'immagine sia importante. Poi sono sicuro che la musica di questi artisti sarebbe comunque diventata immortale, ma grazie a quell'immagine è riuscita a essere qualcosa che non c'era e ha fatto scuola. Oggi viviamo in un'epoca così visiva, soprattutto grazie a questi grandi artisti che hanno aperto una strada: il potere di essere visti ce l'hanno un po' insegnato loro. Oggi se Lady Gaga, Rosalia, Bad Bunny e le grandi star possono scrivere delle pagine di storia visuale, è proprio perché quel libro è stato aperto da quei personaggi che hanno insegnato questa arte: e chissà cosa altro diventerà! Già nei tempi antichi quello che indossavano i reali o le persone potenti aveva dei significati nei colori, nelle fantasie: c'era sempre un messaggio. Quegli accenti erano solo per chi poteva permetterselo, ma poi negli anni è diventata un'altra cosa: è stata legata più al talento, all'avere qualcosa da vendere, a livello figurativo e non solo commerciale. Questa forma d'arte è una lente di ingrandimento di qualcosa che l'artista ha da dire: se il talento c'è, diventa esplosiva, amplifica il messaggio ma non lo deve mai sovrastare.

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