La scenografia di Sanremo 2026: il palco “asimmetrico” è il simbolo della musica contemporanea

Manca poco più di un mese all'inizio del Festival di Sanremo 2026 ma i preparativi già fremono. Non solo il direttore artistico Carlo Conti sta rivelando giorno dopo giorno i nomi dei co-conduttori e degli ospiti speciali che lo affiancheranno nelle diverse serate, anche il resto dello staff ha messo in moto a pieno ritmo la macchina organizzativa. Oggi, ad esempio, è stata rivelata la scenografia che farà da sfondo alle performance degli artisti in gara. A firmarla è stato Riccardo Bocchini, famoso scenografo e architetto italiano, che ha trasformato l'Ariston nel simbolo della musica contemporanea.
Il significato simbolico della scenografia di Sanremo 2026
Riccardo Bocchini è l'architetto che per il secondo anno consecutivo ha firmato la scenografia del Festival di Sanremo. Il palcoscenico di questo 2026 è una rappresentazione del concetto di espansione dello spazio, un'audace rottura degli schemi geometrici tradizionali. L'obiettivo non è solo dare vita a qualcosa di esteticamente piacevole ma anche trasformare la scena nella rappresentazione materiale della musica contemporanea, un elemento imprevedibile, fluido e mai statico. Per farlo l'architetto ha giocato tra volumi sbilanciati e linee irregolari che "fuggono" in direzioni inaspettate, creando un mix di asimmetria e magia musicale. Il risultato? La scena sembra insinuarsi verso la platea, eliminando le distanze tra cantanti e spettatori.
La scalinata di Sanremo 2026 sarà motorizzata ed emergerà dal sipario
La scenografia della 76esima edizione del Festival, inoltre, cambierà a ogni canzone grazie a delle configurazioni tecnologiche che, allungandosi e comprimendosi, daranno vita a diverse prospettive visive. Non mancherà l'iconica scalinata, che sarà ancora una volta motorizzata e che emergerà dal sipario motorizzato di ledwall all'occorrenza. Questo sipario tecnologico, infine, verrà modificato a seconda delle necessità, trasformandosi nel simbolo della melodia (che non è mai una "linea retta"). Così facendo, non esisterà più il limite fisico del palcoscenico e l'artista verrà letteralmente "abbracciato" al suo ingresso. Insomma, Bocchino ha voluto "trasformare il contenitore televisivo in un tempio della percezione", dando vita a una scena in totale sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano.