Secondo l’Istat l’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo, ma aumentano anche le malattie croniche

"L'Italia è un Paese per vecchi" non è mai stato più vero. Secondo il nuovo report Istat La salute: una conquista da difendere, infatti, l'Italia si conferma uno dei Paesi più longevi al mondo, arrivando ad avere una speranza di vita media di 83,4 anni. Tra i fattori principali che hanno favorito questo risultato, il più significativo è forse il calo drastico della mortalità infantile, scesa a 2,7 su mille bambini, uno dei dati più bassi al mondo. Tuttavia, emerge anche un altro aspetto importante: insieme all'età, sono aumentate significativamente anche le patologie cronico-degenerative e quindi le cause di morte. Dalla longevità all'aumento dei casi di tumori e delle malattie cardiovascolari, ecco quali sono le ultime informazioni emerse dalle ricerche.
I numeri dell'Istat sulla longevità italiana
Nel report La salute: una conquista da difendere dell'Istat viene analizzata l'evoluzione storica della longevità in Italia, che ha portato a un età media di 83,4 anni, due anni in più rispetto agli altri paesi europei. L'analisi è partita da un dato importante, ovvero da come siano cambiati i numeri sulla mortalità infantile. Infatti, se nell'Ottocento i dati parlano di 230 morti infantili (entro il primo anno di vita) su mille nascite, nel 2023 l'Italia ha registrato uno dei dati più bassi al mondo, 2,7 morti per mille nascite. Questi progressi sono il risultato di un lungo percorso, al quale hanno contribuito una migliore alimentazione e più controllo per l'igiene, oltre che ovviamente lo sviluppo della medicina e la nascita di diversi vaccini. Dal rapporto dell'Istat emergono anche due altri fattori che hanno contribuito ad alzare l'età media italiana. In primo luogo, la mortalità per malattie infettive è crollata drasticamente: se negli anni '90 era del 1%, nel 2020 in piena pandemia si è alzata al 12,4%, per poi scendere al 5% nel 2023. Inoltre, è diminuita fortemente anche la mortalità per malattie respiratorie e dell'apparato digerente, passando da 500-600 a 60-70 decessi ogni 100.000 abitanti per le prime, e da circa 400 a 40 per le seconde. Si tratta di dati e numeri che aiutano a comprendere come la longevità in Italia sia decisamente migliorata dopo l'Ottocento, per poi continuare ad aumentare gradualmente fino ad arrivare a oggi, quando si conferma uno dei Paesi più longevi al mondo. Infine, un altro dato che è emerso dal report è che ci sono alcune regioni in cui la speranza di vita è più alta rispetto ad altre: in Campania l'aspettativa media è inferiore agli 83 anni, mentre Marche e Sardegna sono quelle dove è più alta e può arrivare anche a 86 anni.
Longevità e malattie croniche
Tuttavia, questo primato nasconde un paradosso sempre più evidente: gli anni vissuti in buona salute stanno diminuendo, i tumori sono passati dal 2-3% dei decessi alla fine dell'Ottocento al 26,3% nel 2023, mente le malattie cardiovascolari dal 6-8% al 30%. A ciò si aggiungono segnali di criticità come l’aumento dell’obesità e le difficoltà di accesso alle cure, che alimentano timori per la sostenibilità del sistema sanitario e per la qualità della vita negli anni più avanzati. Il sistema attuale, infatti, non sembra essere più sostenibile, soprattutto per quanto riguarda la spesa per la non autosufficienza che ha superato il dato critico dei 30 miliardi di euro annui. Quindi sebbene la soglia di età si sia alzata notevolmente, gli anni vissuti in buona salute stanno diminuendo, fermandosi a circa 58 anni, il valore più basso negli ultimi quindici anni.