Grazie mamma, perché a volte non riusciamo a dirlo: “Dimentichiamo che anche per lei è la prima volta”

La Festa della mamma, oggi, sembra troppo spesso orientata verso una retorica superficiale e il consumo. Un giorno di fiori, messaggi e fotografie condivise sui social, che rischia però di ridurre la maternità a una celebrazione simbolica, per poi lasciare tutto immutato il giorno dopo. Eppure il rapporto con le nostre madri continua a occupare uno spazio centrale e irriducibile nell’esperienza umana. È un legame primordiale, fatto di presenza quotidiana, di conflitti, di cura e di memoria. Un rapporto che può essere burrascoso, complesso, persino difficile, ma che conserva una forza unica. Anche perché, come canta Giulia Mei nel brano Genitori, spesso dimentichiamo che anche le nostre madri sono state figlie, cresciute dentro altre storie, altre fragilità e altri sacrifici. Dietro l’immagine idealizzata della maternità esistono infatti madri reali, fatte di stanchezza, rinunce e resistenza quotidiana. Madri che custodiscono la nostra identità più profonda, che sostengono i nostri successi e continuano a esserci anche nelle fratture. E allora viene spontaneo chiedersi perché, nonostante questo, facciamo così fatica a esprimere gratitudine. Perché tendiamo a dare per scontata quella presenza che spesso rappresenta la radice più stabile della nostra vita. Ne abbiamo parlato con Paola Mosini, psicoterapeuta all'Humanitas PsicoCare, riflettendo sul valore del riconoscimento, sui conflitti tra madri e figli e sulla necessità di imparare a dire grazie anche (e soprattutto) lontano dalle ricorrenze.
Perché è importante imparare a esprimere gratitudine alle nostre madri, al di là della Festa della mamma?
Da un punto di vista psicologico, la gratitudine ha una funzione relazionale fondamentale perché aiuta l’altro a sentirsi visto, riconosciuto e valorizzato. In famiglia questo processo è importantissimo, soprattutto per i bambini, che imparano proprio da ciò che vivono e sperimentano quotidianamente. Crescere in un ambiente dove circolano affetto, riconoscimento e gratitudine permette poi di sviluppare empatia e una modalità relazionale più sana. Se invece da piccoli non si è abituati a vivere queste emozioni, spesso da adulti si prova imbarazzo nell’esprimerle. Ecco perché è importante che la gratitudine circoli in entrambe le direzioni: dai genitori verso i figli, ma anche, con la crescita, dai figli verso i genitori. È bello che ci sia questa abitudine reciproca al riconoscimento.
Esistono piccoli gesti quotidiani che possono far sentire una madre davvero apprezzata?
Spesso sono proprio i gesti meno eclatanti quelli più significativi. Sentirsi riconosciuti nel quotidiano ha un valore enorme. Non servono grandi dimostrazioni: può bastare una domanda autentica, un "come stai?" sentito davvero, un piccolo aiuto, un messaggio o un gesto di vicinanza. Sono tutte attenzioni che migliorano profondamente le relazioni e fanno sentire l’altro meno solo.
A volte dimentichiamo che anche i nostri genitori stanno vivendo la loro prima esperienza di vita. Perché succede?
Quando si è piccoli, la figura genitoriale rappresenta naturalmente la base sicura, quella che deve proteggere, capire e accudire. È normale che all’inizio il bambino faccia fatica a vedere il genitore come una persona con fragilità e paure proprie. Però, se si cresce in un clima di ascolto e amorevolezza, con il tempo questa capacità empatica si sviluppa. Va anche detto che in passato esisteva spesso una distanza emotiva molto forte tra genitori e figli, c’erano modelli educativi più rigidi e meno orientati all’espressione emotiva. Oggi magari c’è più confidenza, ma anche relazioni più conflittuali. La capacità di riconoscere la fatica di un genitore arriva gradualmente e richiede maturità emotiva.
Anche il rapporto madre-figlia oggi è cambiato molto. In che modo possiamo essere grate alle nostre madri per le conquiste raggiunte dalle donne?
Negli ultimi decenni il ruolo della donna è cambiato profondamente. Molte figlie oggi possono studiare, lavorare, essere indipendenti anche grazie ai sacrifici e alle rinunce delle generazioni precedenti. Riconoscerlo e parlarne è importante. Credo che per una madre vedere una figlia realizzarsi, trovare la propria strada e vivere liberamente la propria vita sia una delle soddisfazioni più grandi. Certo, sentirsi dire "grazie" ha un valore enorme, anche perché rappresenta un riconoscimento del sacrificio fatto.
Nei momenti di conflitto, la gratitudine può aiutare a ricucire il rapporto tra madri e figli?
Sì, perché nei conflitti ci si concentra quasi sempre su ciò che manca o che non funziona. La gratitudine permette invece di allargare lo sguardo e riconoscere anche ciò che di positivo esiste nella relazione. Questo aiuta ad aprire uno spazio di dialogo più sincero e meno difensivo. Naturalmente serve la volontà di interrompere certi meccanismi comunicativi fatti solo di accuse reciproche; a volte basta che qualcuno faccia il primo passo per creare un disgelo.
Cosa direbbe a chi vorrebbe ringraziare la propria madre ma non riesce a trovare le parole giuste?
Direi che non esiste una formula perfetta: non conta tanto il modo quanto la sincerità. Un grazie sentito, un piccolo gesto, un messaggio o anche un biglietto possono avere un valore enorme. Ma è importante sottolineare che non tutti riescono a esprimere le emozioni allo stesso modo e questo va rispettato. Anche la capacità di mostrare affetto si costruisce nel tempo; ci sono famiglie dove l’abbraccio, la carezza o il contatto fisico fanno parte della quotidianità e altre dove questo linguaggio emotivo è più difficile. Però è una competenza che si può allenare, anche iniziando da gesti molto piccoli.