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Depressione post partum e baby blues: l’importanza (e le difficoltà) di trovare un nuovo equilibrio

Cosa succede quando nasce un bambino nella vita di una donna? Con la psicologa Santamaria Palombo abbiamo parlato di maternità, nuovi equilibri e depressione post partum.
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Intervista a Dott.ssa Francesca Santamaria Palombo
Psicologa e psicoterapeuta
A cura di Francesca Parlato
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Cosa succede a una donna dopo aver partorito?
Passiamo ore online a scrollare le pagine Instagram o sfogliare la home di Facebook, leggiamo di tutto, manco dovessimo prendere una specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, eppure, nessuna è veramente preparata a quello che succederà subito dopo il parto. In questi ultimi giorni si è scoperchiato un vaso di Pandora, dopo la tragedia avvenuta all'Ospedale Pertini di Roma, dove una giovane mamma ha perso il suo bambino appena nato mentre era in stanza con lei, moltissime donne hanno sentito l'esigenza di raccontare la loro esperienza, le violenze ostetriche, le difficoltà di comunicazione con il personale sanitario, e i problemi psicologici che una maternità comporta.
Ma una volta a casa, cosa succede alle donne? Sappiamo che esiste il baby blues, la depressione post partum, ma se ne parla ancora pochissimo. Ancora una volta ci troviamo a prendere atto che tutto ciò che ruota intorno alla salute mentale è considerato un tabù. Peggio ancora se le protagoniste sono le donne, le neomamme, che proprio per ruolo e definizione, dovrebbero solo gioire del grande cambiamento, della nuova vita. Lo ha raccontato anche la cantante Levante, a proposito della sua recente maternità, in un'intervista per un settimanale "Oscillavo tra stati d’animo opposti, desideravo ritrovare un equilibrio nonostante la depressione". Equilibrio è la parola chiave per tutte le neomamme, lo dice anche la psicologa e psicoterapeuta Francesca Santamaria Palombo. "Facciamo un passo indietro e pensiamo ai corsi preparto: durante questi corsi i docenti si focalizzano su tutta la parte che precede il parto e sul parto, spiegando tutte le varie fasi. Sicuramente sono delle informazioni utili ma sarebbe utile anche spiegare alle future madri e anche ai futuri padri, cosa succederà dopo, cosa bisogna aspettarsi e quali sono i modi migliori per affrontare il post partum". 

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio

"Per crescere un bambino ci vuole un villaggio", è un antico proverbio africano che ci fa capire che a un neonato (e aggiungiamo a una nuova famiglia) non bastano soltanto la mamma e il papà. E no il detto non si riferisce certo alla suocera ficcanaso o alla zia che non vuole fare altro che tenere il nipotino in braccio. Ma alla necessità di dare un aiuto reale e concreto alle neomamme e ai neopapà. "Prima esistevano le famiglie allargate, quando nasceva un neonato, c'erano tantissime donne, suocere, madri, zie, sorelle, che supportavano la neomamma occupandosi di tutta la gestione casalinga e lasciando alle madri soltanto il compito di accudire il bambino. Era un sostegno pratico importantissimo – spiega la psicologa – Oggi le famiglie sono nucleari, le donne sono emancipate ma sono anche più sole e devono fare i conti con quello che la società si aspetta da loro: che partoriscano senza problemi, che l'allattamento si avvii in maniera rapida e indolore e che nel giro di poche settimane ritornino al lavoro in forma smagliante, occupandosi del loro bambino e ovviamente anche della casa (anche perché i padri hanno dei congedi praticamente ridicoli)". Un carico di aspettative che non fa che aumentare la pressione che le donne avvertono. "In queste condizioni diventa difficile anche chiedere aiuto. Mentre è proprio subito dopo il parto che le donne avrebbero bisogno di un sostegno. Per questo io consiglio sempre di aiutare le neomamme portando dei piatti cucinati, facendo delle lavatrici, alleggerendo loro e tutta la famiglia, di un carico domestico che raddoppia quando arriva un bambino in casa". 

Depressione post partum: le cause

"Pochi giorni e poi passa"
"Tirati su, non ti lamentare"
"Hai voluto la bicicletta, pedala!"
Quante sono le frasi che le neomamme si sentono più spesso dire quando mostrano un umore altalenante, quando non riescono a nascondere la tristezza che provano proprio nei primi giorni dopo il parto. "Frasi del genere pesano come macigni e rischiano di far sentire la donna ancora più sola". Come riporta il sito del Ministero della Salute, secondo studi condotti in diversi paesi, la depressione post partum colpisce una percentuale di donne tra il 7% e il 12%, molte di più sono invece le donne che sperimentano il baby blues (circa il 70-80%), una condizione non patologica ma che provoca un'instabilità emotiva. "La prima causa della depressione post partum è sicuramente da attribuire agli ormoni, dopo il parto c'è un periodo di riassestamento. Ma oltre a questo ci sono altri motivi che possono contribuire: un parto traumatico ad esempio. Alcune donne soffrono di un vero e proprio disturbo post traumatico da stress e in questi casi è molto utile ad esempio la terapia EMDR". Un'altra causa può invece derivare dalle aspettative sociali. "Ci si sente in colpa perché si è stanche, perché non si riesce a ritornare al lavoro, alla vita ‘normale', si sente la fatica della notte, non si dorme abbastanza". Quando le difficoltà sono tante, se la tristezza è ingestibile, se ci si sente non all'altezza del compito, è fondamentale parlarne con uno specialista, la depressione infatti può essere trattata e curata. "Non sottovalutiamo questi sintomi e rivolgiamoci sempre a uno psicoterapeuta, senza temere di chiedere aiuto. Se la mamma sta bene anche il figlio starà bene".

Ritrovare un nuovo equilibrio

Un continuo saliscendi emotivo, l'umore diventa un pendolo che passa da uno stato d'animo all'altro. Come ha raccontato la cantante Levante, si oscilla continuamente tra emozioni contrastanti, la gioia e la tristezza, l'allegria e la sopraffazione. Diventare madri significa anche attraversare questa transizione. Bisogna prendere le misure, ripensare le proprie giornate e non bisogna rinunciare a chiedere un aiuto perché le donne devono essere sempre e comunque multitasking. "La rete è fondamentale. Chi sta vicino a una donna che ha partorito da poco non deve preoccuparsi di apparire poco discreto e deve, se può, dare un contributo. Può offrirsi di cucinare qualcosa, di liberarla per qualche ora in modo che possa uscire. Il partner può provare a organizzare delle sorprese: una cena fuori, un weekend, qualcosa che possa aiutare la mamma a trovare un collegamento tra il prima e il dopo". A contribuire a questi stati d'animo altalenanti c'è anche la difficoltà ad accettare il corpo che cambia. Anche se assistiamo in tv o sui social a racconti di donne che riescono a ritornare in una forma perfetta pochi giorni dopo il parto, sappiamo che per la maggior parte delle donne non è così. Possono volerci mesi o anni a ritrovare la propria forma pre-gravidanza. "Il mio consiglio è ripartire da quel corpo che ha permesso il miracolo della vita e concedersi delle coccole di benessere. Ok magari ci guardiamo allo specchio e non siamo soddisfatte, ma cerchiamo di concentrarci sui nostri punti di forza e cerchiamo di trovare il tempo per farci una maschera prima di andare a dormire, metterci la crema, e concederci, se ne abbiamo voglia, una blanda attività fisica. Prendiamoci del tempo che dedichiamo a noi e basta". La maternità non è una performance, non dobbiamo tornare a lavoro il giorno dopo e allo stesso tempo non dobbiamo neanche sentirci in colpa se abbiamo voglia di lavorare. "Mettiamo da parte quello che la società sembra imporci. Diamo noi alla maternità il significato intimo che vogliamo, troviamolo da sole, con il nostro partner e con i nostri figli, accogliamo questa nuova onda e troviamo una nostra forma. – suggerisce la psicologa – La maternità comporta una revisione delle priorità, ma questo non vuol dire mettere da parte ciò che fino a poco prima del parto era la nostra priorità. Non dobbiamo abbandonare noi stesse, anzi, dobbiamo continuare a coltivare il nostro personale, le nostre aspettative, i nostri obiettivi e desideri".   

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