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Cosa fai a Capodanno? Consigli sull’ansia del 31 dicembre e su come affrontare la fatidica domanda

Non si sfugge. Cosa fai a Capodanno è la domanda più temuta di tutte le feste. Ma perché genera così tanta ansia? Cosa ci aspettiamo? Ne abbiamo parlato con la psicologa Carolina Traverso.
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Intervista a Dott.ssa Carolina Traverso
Psicologa e psicoterapeuta
A cura di Francesca Parlato
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La domanda è nell'aria almeno dal 20 dicembre. Qualcuno ci gira intorno con discrezione, altri invece non perdono tempo e vanno diritti al punto, senza remore.
"Cosa fai a Capodanno?"
Niente, non si sfugge, puntuale come il ciclo a ferragosto e come lo zio che dopo il primo giro di Tombola grida ‘Ambo', nel gruppo degli amici su Whatsapp c'è sempre qualcuno che pone la fatidica domanda. Ma la vera domanda è perché? Perché Capodanno si porta dietro questo carico di ansia di fare qualcosa e pure di farlo in grande? "È una delle feste più antiche e globali che ci siano ed è praticamente impossibile che passi inosservata, anche per chi non la ama o dichiara di esserle indifferente – spiega la psicologa e psicoterapeuta Carolina Traverso – Per molti non è semplicemente una scusa per vestirsi in modo speciale e far festa con gli amici, ma è un simbolo legato al finire e al ricominciare". 

L'ansia di Capodanno

L'ansia del Capodanno si autoalimenta e a causarla è proprio la domanda stessa "‘Cosa fai a Capodanno?', è praticamente impossibile da schivare – continua Traverso – Anche se i motivi per cui si pone sono diversi: qualcuno lo chiede con genuino interesse, altri, specialmente le persone con cui abbiamo poca intimità, magari soltanto per avviare o mantenere una conversazione". E questo genera la necessità di dare una risposta interessante, che accenda l'attenzione e la curiosità del nostro interlocutore. "L'ansia di fare e di raccontare qualcosa è anche l’esito del peso che diamo al giudizio degli altri e a quanto ci immaginiamo che trascorrere un capodanno “da raccontare” ci garantisca in qualche modo la loro stima o ammirazione".

Capodanno: un'altra performance da raccontare attraverso i nostri profili social?

In una società come la nostra dove ogni cosa si può trasformare in una performance da valutare a suon di like e commenti, il Capodanno diventa l'acme, l'evento culminante. "L’ansia di raccontare qualcosa del nostro Capodanno attraverso i social è molto legata al bisogno di ammirazione e consenso e, di solito, se è presente in questo periodo dell’anno è presente, in realtà, tutto l’anno. – specifica la psicologa – C’è chi, infatti, vive i social prevalentemente come modo per condividere o cercare contenuti che corrispondono ai propri interessi e valori personali e chi, invece, li vive più come strumento di esibizione e ricerca di consenso, ma ovviamente una forma non esclude l’altra". Interrogarci sul perché sentiamo la necessità di postare può essere utile a farci capire qualcosa di più di noi "E potrebbe forse evitarci di postare quella storia di troppo di cui potremmo pentirci il giorno dopo, o farci decidere che il nostro bisogno di connessione verrebbe meglio nutrito entrando in relazione con chi è con noi in carne ed ossa in quel momento, invece che postando su un social". O ancora potrebbe farci propendere per una riflessione silenziosa: "Quando non ci preoccupiamo di ciò che potrebbero pensare gli altri e di quanti like o cuori potremmo ricevere, siamo di solito più onesti con noi stessi. Per chi ha l’abitudine di scrivere bilanci e buoni propositi, potrebbe essere interessante provare a scrivere entrambe le versioni: la privata e la pubblica. E, poi, osservare le differenze".

Cosa fai a Capodanno?

Il 31 dicembre è quel giorno dell'anno in cui guardiamo contemporaneamente al passato e al futuro, tempo di bilanci e buoni propositi, oltre che di serate da organizzare. "A seconda di ciò che è accaduto nell’ultimo anno e del significato che gli abbiamo dato, andiamo incontro all’anno che verrà con la speranza che le cose continuino così o che, in qualche modo, qualcosa cambi dentro e/o fuori di noi. Non è dunque un caso che i giorni che precedono e seguono il Capodanno siano giorni di bilanci e di buoni propositi, così come di speranze e paure. Certo, sappiamo tutti benissimo che la nostra vita non cambierà magicamente allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre. Ma, se ci guardiamo dentro onestamente, nessuno di noi sfugge alla tentazione, o alla necessità, di fare una sorta di reset mentale". E se alla domanda "Cosa fai a Capodanno?" non sapete proprio cosa rispondere, poco male: "Non avere ancora progetti per il Capodanno non deve farci sentire inadeguati, a volte le situazioni più belle accadono senza progettare troppo. Se, però, avere un progetto ci rassicura, conviene attivarci affinché accada, organizzandoci per tempo. Attenzione però: non tutti i progetti devono per forza ricadere nel copione classico cena e balli con gli amici. Un progetto potrebbe anche essere, se pensiamo possa farci stare bene, trascorrere la serata in solitudine, andando a dormire quando ci va. Certo, dobbiamo essere convinti che sia la serata giusta per noi ma, se è davvero così, perché no?"

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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