Benessere e arredamento, c’è un legame? L’architetto: “Il disordine visivo è rumore continuo, causa stress e ansia”

Il rapporto tra spazio domestico e benessere mentale sta diventando centrale nella nostra vita quotidiana: sempre più persone assumono interior designer o semplicemente prestano attenzione a dettagli che prima trascuravano. La casa, infatti, non è più soltanto un luogo da abitare, ma uno spazio che riflette e influenza il nostro stato emotivo, incidendo su energia, concentrazione e qualità stessa della vita. Dalla gestione della luce alla scelta dei materiali, fino all’organizzazione degli ambienti, ogni dettaglio contribuisce a creare un equilibrio che può fare la differenza. Per capire meglio come l’arredamento possa incidere sul benessere psicologico e quali soluzioni adottare nella vita di tutti i giorni, abbiamo parlato con Sarah Balivo, architetto e interior designer.
Negli ultimi anni si parla sempre più del legame tra spazio domestico e benessere mentale. Dal suo punto di vista, quanto il modo in cui arrediamo casa può davvero influenzare il nostro stato emotivo?
Moltissimo. Non a caso il primo capitolo del mio libro I consigli di Sarah si intitola proprio Sentirsi bene a casa, perché prima ancora dell’estetica e della funzionalità credo che un progetto debba avere come primo obiettivo quello di far stare bene chi vive quello spazio. La casa non è mai solo un contenitore bello da guardare ma è un luogo che assorbe e restituisce energia, abitudini, stati d’animo. Per questo può rassicurarti oppure metterti in tensione senza che tu te ne renda subito conto. Ci sono case che appena entri ti fanno abbassare automaticamente il tono della voce, altre che invece trasmettono agitazione. Non è casuale: dipende da proporzioni, luce, materiali, rumore visivo, equilibrio. E soprattutto la casa non dovrebbe mai sembrare uno showroom ma deve essere uno specchio autentico di chi la vive.
Quali sono gli elementi dell’arredamento che incidono di più sul benessere psicologico quotidiano, come luce, colori o disposizione degli spazi?
La luce è il primo elemento, sempre. Poi sicuramente il colore e la distribuzione dello spazio. Un ambiente troppo pieno o senza gerarchie visive crea fatica mentale, mentre uno spazio leggibile ti aiuta a sentirti subito più leggera. Anche il semplice fatto di sapere dove appoggiare una cosa senza creare caos abbassa un livello di stress quotidiano che spesso sottovalutiamo. Il cervello ama l’armonia ma non la rigidità, serve equilibrio che non significa perfezione.
La luce naturale viene spesso considerata fondamentale. In che modo influisce sull’umore e come si può valorizzarla anche in case poco luminose?
La luce naturale cambia completamente la percezione della giornata. Regola il ritmo interno, influenza energia, lucidità e soprattutto l’umore. Io consiglio sempre di non ostacolarla mai con tende troppo pesanti, mobili davanti alle finestre o colori sbagliati perché possono togliere moltissimo. Anche in case poco luminose si può lavorare molto bene con superfici riflettenti, specchi messi nel punto giusto e colori che accompagnano la luce invece di assorbirla male. Non significa fare tutto bianco, significa capire dove la luce arriva e amplificarla.
Il disordine domestico può generare stress o ansia. Esiste una relazione concreta tra organizzazione degli spazi e salute mentale?
Assolutamente sì perché il disordine visivo è una forma di rumore continuo e, anche se ci abituiamo, il cervello continua a registrarlo. Non significa vivere in una casa perfetta, ma avere una struttura chiara. Sapere che ogni cosa ha un posto dà una sensazione di controllo che mentalmente aiuta molto. Spesso non è il poco spazio il problema, ma il fatto che non sia progettato bene per contenere.
Negli ultimi anni si è diffusa una maggiore attenzione per materiali naturali e ambienti caldi. Questa tendenza ha un impatto reale sul benessere o è soprattutto estetica?
Ha un impatto reale, se non viene usata in modo superficiale. I materiali naturali restituiscono una sensazione più morbida, più autentica, meno fredda. Legno, lino, cotone, superfici materiche parlano un linguaggio che il corpo percepisce subito. C’è una differenza molto netta tra un ambiente che appare solo bello e uno che senti anche accogliente. Naturalmente conta sempre come vengono combinati, non basta mettere un materiale naturale perché lo spazio funzioni.
Quanto conta la personalizzazione degli ambienti nel creare una sensazione di sicurezza e comfort?
Conta tantissimo. Una casa troppo perfetta ma senza tracce personali spesso somiglia più a un set che a un luogo vissuto. Gli oggetti legati alla memoria danno appartenenza. Un libro, una fotografia, qualcosa trovato in viaggio, un pezzo di famiglia…sono dettagli che costruiscono identità emotiva. La casa deve restituirti la sensazione di appartenerti, non solo di essere esteticamente corretta.
Viviamo in case spesso piccole e multifunzionali. Quali soluzioni progettuali possono aiutare a ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita in spazi limitati?
La prima regola è creare funzioni chiare, anche in pochi metri. Anche un piccolo spazio deve avere micro-zone leggibili: un punto per lavorare, uno per riposare, uno per contenere. Quando tutto accade ovunque, mentalmente ci si affatica molto di più. Per questo funzionano armadiature integrate, mobili che scompaiono, soluzioni contenitive molto pulite. Più uno spazio è piccolo, più deve essere progettato bene.
Esistono errori comuni nell’arredamento che possono, al contrario, peggiorare il benessere mentale di chi vive la casa?
Sì, e il più comune è riempire troppo. Molte persone pensano che aggiungere renda la casa più completa, invece spesso toglie respiro. Un altro errore è scegliere solo seguendo immagini viste online senza capire se quel linguaggio è adatto alla propria vita reale. Una casa non deve essere solo bella in foto: deve funzionare quando ci vivi dentro ogni giorno.
Se dovesse dare un consiglio pratico e accessibile a tutti per migliorare subito il rapporto con il proprio spazio domestico, quale sarebbe?
Togliere ciò che crea rumore visivo inutile. Anche solo liberare una superficie cambia immediatamente la percezione dello spazio. A volte bastano pochi gesti: spostare un mobile, alleggerire una libreria, cambiare la posizione di una lampada. La casa deve respirare, perché quando respira lei, in qualche modo respiriamo meglio anche noi.