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Nadal schietto dopo il sì all’Arabia Saudita: “Capisco chi dice che mi sono venduto per soldi”

Rafa Nadal è diventato l’ambasciatore della Federazione Tennis dell’Arabia Saudita, e contestualmente ha accettato di giocare un’esibizione a Riyad a ottobre (anche con Sinner e Djokovic). Queste scelte gli hanno ‘regalato’ critiche feroci.
A cura di Alessio Morra
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Rafa Nadal non giocherà nemmeno il torneo ATP 250 di Doha, che perde pezzi perché ha dato forfait pure Medvedev. Il tennista spagnolo punta a rientrare a Indian Wells. Sta parlando tanto in questi giorni lo spagnolo che ha voluto rispondere anche a chi lo ha criticato, pure selvaggiamente, per il suo ruolo d'ambasciatore per il tennis dell'Arabia Saudita e per il sì al Kings Slam, il torneo esibizione che si terrà a Riyad, al quale parteciperanno pure Djokovic e Sinner.

Nadal lo scorso gennaio è diventato ambasciare della Federazione Tennis dell'Arabia Saudita, paese che sta puntando tanto sullo sport e tantissimo nello specifico anche sul tennis. Rafa è stato ingaggiato per aiutare lo sviluppo di giovane talenti e per incrementare l'interesse per questo sport. Sono piovute sul capo del ventidue volte vincitore Slam pesantissime critiche per questa duplice scelta, parlando con ‘As' Rafa ha spiegato perché ha detto sì all'Arabia Saudita.

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Ha parlato delle potenzialità e dell'evoluzione dell'Arabia Saudita, come paese: "Non penso che l’Arabia Saudita abbia bisogno di me per ripulire la propria immagine. È un Paese che si è aperto al mondo, un Paese con grandi potenzialità. È logico che il mondo vada lì e la sensazione è che tutto si compri con i soldi. E ora dicono che  anche Rafa si è venduto al denaro. Sì, lo capisco che ci lo pensa".

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Ma il tennista 37enne ha anche dichiarato, con grande onestà, che se le cose non andranno come immagina, un domani ritirerà le sue parole: "Ci sono cose che devono essere migliorate oggi? Senza dubbio. È un paese che è molto indietro in molte cose e si è aperto solo di recente. Se non raggiungerà l’evoluzione che credo debba continuare nei prossimi dieci anni, dirò che mi sono sbagliato completamente. Penso che avrò la libertà di poter lavorare con i valori su cui penso di dover lavorare e che sono corretti. Se ciò non accadrà più tardi dirò nella prossima intervista che ho fatto un errore e mi sbagliavo".

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