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Miami Open 2026 di tennis

Matteo Berrettini ha capito: “I miei obiettivi non hanno niente a che vedere con ranking o risultati”

Matteo Berrettini e le sensazioni positive in vista del torneo di Miami. Ha un obiettivo preciso da qui al termine della stagione.
A cura di Marco Beltrami
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Matteo Berrettini sa bene qual è il suo status attuale. Il tennista italiano è ovviamente rimasto scottato da quanto accaduto nelle ultime stagioni quando gli infortuni sono stati una vera e propria costante. Proprio per questo la necessità dell'attuale numero 68 del ranking è quella di essere ancora più pragmatico. Direttamente da Miami, dove il suo esordio contro Muller è stato rimandato a causa del maltempo, Matteo ha parlato dei suoi obiettivi.

I programmi di Berrettini per il 2026, non contano risultati e ranking

Quali sono i piani del tennista capitolino dunque? Niente a che vedere con risultati e ranking. Ovviamente la priorità è sempre vincere più partite possibile, ma sempre tenendo conto delle sue condizioni. Per questo c'è qualcosa che viene prima di tutto per Berrettini: "L'obiettivo di quest'anno non ha nulla a che fare con il ranking o con i risultati, ma con la continuità – ha dichiarato a Eurosport – L'obiettivo è allenarsi tanto per poi giocare al massimo livello il più a lungo possibile. È quello che mi è mancato in questi ultimi anni; da lì in poi, potremo iniziare a pensare a risultati interessanti".

Matteo Berrettini durante l’ultima Coppa Davis
Matteo Berrettini durante l’ultima Coppa Davis

Le sensazioni di Berrettini nel torneo di Miami

In pratica per Matteo è fondamentale vivere alla giornata e dare il massimo, senza pensare a obiettivi a lunga scadenza. Tante volte l'ex finalista di Wimbledon è stato costretto a fermarsi sul più bello a causa di un problema fisico, ecco perché pur pensando a scalare il ranking ora conta più di tutto la continuità: "Ovviamente, sono qui a Miami per cercare di far bene, perché mi piace essere competitivo e perché mi piace avere una certa classifica. So che devo partire da altro, sono nel circuito da molti anni e ho quell'esperienza, so quanto sia importante tutto questo".

Un esempio del suo modo di ragionare? L'analisi del rendimento nel torneo di Indian Wells dove ha fatto vedere qualcosa di buono, sostenendo una battaglia molto dura contro Mannarino prima di arrendersi a Zverev: "A Indian Wells ho giocato due partite di alto livello. Credo che Sascha abbia fatto davvero un'ottima partita e, di fatto, poi è andato avanti nel torneo. La partita contro Mannarino, secondo me, è stata molto buona per diverse ragioni. Innanzitutto, fisicamente sono riuscito a reggere fino alla fine, ma soprattutto mentalmente ho tenuto dal primo all'ultimo punto. Anche il livello è stato molto buono, quindi porto con me molte cose positive da un torneo che non è mai stato il mio preferito".

Partita dopo partita e per dirla alla sua maniera "passo dopo passo" perché i segnali sia dal punto di vista fisico che mentale sono incoraggianti. Guai però a farsi prendere dall'entusiasmo, che dev'essere secondo solo alla ricerca di continuità: "Sto recuperando fisicamente e mentalmente, a poco a poco sto ritrovando quell'energia di cui ho bisogno per competere contro i migliori".

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