Jessica Pegula netta su Sinner: “L’infortunio non mi sorprende. Quel modo in cui si muove non è normale”
Dell'infortunio di Sinner si è detto tutto e il contrario di tutto. Le uniche certezze al momento sono che il problema di cui ha sofferto Jannik è la sindrome della bandelletta ileotibiale e che resterà fuori in via per così dire precauzionale per recuperare nel migliore dei modi fino a fine stagione per cercare di ripartire a spron battuto nel 2027. Oltre ai pareri di eminenti luminari che hanno cercato di spiegare cosa significhi confrontarsi con questo fastidioso problema, anche alcuni colleghi e colleghe hanno detto la loro. Tra questi anche Jessica Pegula, attuale numero 4 del mondo che si è soffermata su un altro aspetto ovvero quello relativo al come sia arrivato Sinner a soffrire di questo infortunio e perché.
Nell'ultimo intervento sul podcast "The Player's Box", la numero 4 del mondo ha fatto riferimento al passato di Jannik e in particolare alla sua giovanile attitudine per lo sci. Il Sinner tennista, in particolare, ha mantenuto anche sul campo da tennis alcune delle movenze che gli permettevano di essere molto competitivo anche sulle piste da sci. Il riferimento è ai movimenti del campione italiano, capace come pochi di slittare con flessibilità su qualsiasi superficie con grandi sollecitazioni delle articolazioni che spesso vengono sottoposte ad uno stress notevole. Un'elasticità impressionante che, secondo la tennista americana, può presentare anche un conto importante con la necessità di fermarsi.
Pegula ha spiegato: "Per come si muove, credo non sia normale, quindi non mi sorprende più di tanto che possa avere qualche problemino fisico. Si muove in un modo che per il mio corpo sarebbe impossibile, mi spezzerei. È come se sciasse là fuori. Penso che nessuno si sia mai mosso così". Non è un caso che Sinner venga spesso accostato a Djokovic anche per questo aspetto e non solo per il modo in cui trova il timing sulla risposta, altro aspetto importante del suo bagaglio tecnico. Jess infatti ha sottolineato: "Forse Novak è quello che gli si avvicina di più, ma Jannik sembra davvero sciare su un campo da tennis. Il modo in cui corre negli angoli, scivola, si ferma e cambia direzione… Io andrei a sbattere contro gli spalti, mentre Jannik si è fermato del tutto e sta già correndo dall'altra parte. Spero guarisca presto. Per un paio d'anni è stato inarrestabile. Si torna alla realtà: è davvero difficile restare sani a quel livello".
Certamente c'è del vero in quanto dichiarato da Pegula, perché è fuori discussione che il modo in cui Sinner si sposta durante le partite sia impressionante. Spesso lo abbiamo visto riuscire a scivolare frontalmente colpendo benissimo la palla anche in un equilibrio apparentemente precario, con caviglie e ginocchia piegate in modo evidente. In passato durante la sua crescita tutte queste situazioni sono state oggetto di studi e riflessioni. All'inizio della sua collaborazione con Marco Panichi come preparatore atletico, per esempio si decise di rimuovere gli accessori utilizzati per proteggere le articolazioni. Il motivo? Le cavigliere vennero considerate quasi un limite per il movimento naturale delle caviglie stesse che potevano creare un rischio di sovraccarico di altre zone, ginocchia comprese. C'è stato un lungo e fortunato lavoro sul movimento e sulla fiducia sulla possibilità di adattamento del proprio corpo alle situazioni di gioco. I risultati sono stati subito evidenti. E ora conoscendo Sinner e il suo team, si proverà a trarre la lezione massima da questo stop forzato e da questa tipologia di problema.