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Fognini dopo il ritiro: “Stacco tutto e vado in Puglia, poi forse New York. Non voglio più correre”

Fabio Fognini ha lasciato il tennis dopo la meravigliosa partita d’addio con Carlos Alcaraz a Wimbledon.
A cura di Alessio Morra
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Ritirarsi è sempre il momento più duro per ogni atleta. C'è chi chiude tra i rimpianti e chi invece dopo aver dato tutto e con il meglio ampiamente alle spalle. Fabio Fognini ha chiuso nel modo migliore possibile, giocando l'ultima partita della sua carriera da professionista a Wimbledon contro Alcaraz, che ha impiegato cinque set per batterlo. L'abbraccio finale ha certificato il rispetto totale per Fognini, che ha avuto una nobile carriera che lo ha tenuto sui campi fino a 38 anni e che è uscito dal Campo Centrale più famoso al mondo con un'ovazione. Dopo quella partita ha deciso di dire basta, e di conseguenza ha fatto anche il punto sulla sua carriera, guardando pure al tennis di ieri e di oggi. E finalmente Fognini può fare quello che non ha mai fatto negli ultimi anni e cioè fare una bella vacanza estiva con la sua famiglia.

Dopo il ritiro vacanze in famiglia per Fognini

L'ex giocatore adesso potrà fare una cosa che non ha mai fatto in questi anni: godersi una lunga vacanza con la moglie e i figli, e forse si recherà a New York, per gli US Open, a fine agosto: "Non voglio più correre: voglio camminare. Voglio godermi i bimbi, la vita, la nuova attività di manager e scopritore di talenti. Desidero trasferire ad altri la mia esperienza. Ora sto pensando di portare i bambini a New York, dove quest’anno ricorre il decennale della vittoria di Flavia agli US Open. Ma adesso stacco. Andiamo in Puglia e non voglio più pensare a niente".

I messaggi di Tomba, Nadal e Djokovic

Ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera il tennista ligure che ha parlato del momento in cui ha comunicato l'addio alla moglie Flavia Pennetta, anche lei campionessa di tennis, poi l'annuncio è stato dato a tutta la famiglia. Chiusa l'attività a tutti gli effetti, il telefono di Fognini è esploso, ha iniziato a trillare in continuazione.

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In tantissimi gli hanno scritto.Cobolli lo ha elogiato direttamente da Wimbledon, ma non solo dal mondo del tennis sono giunti messaggi: "Mi hanno scritto i miei amici calciatori dell'Inter, Alberto Tomba, Nadal, Djokovic. Non avevo capito di essere così amato. Me ne sto rendendo conto solo adesso. Da fuori mi hanno dipinto per quello che non sono mai stato. Sono stato un ragazzo ribelle, ma spero di non essere ricordato per le racchette rotte. Mi sono portato addosso per anni un'etichetta. Non sono mai stato un santo, ma ho sempre fatto del male solo a me stesso".

L'ultima partita con Alcaraz a Wimbledon

Fognini racconta la partita con Alcaraz ma soprattutto il pre, che è stato contrassegnato da uno scambio di battute simpatiche con il figlio Federico, che è un tifoso dello spagnolo, che gli ha fatto poi un grande regalo: "A Wimbledon si è chiuso un cerchio. Non avrei mai immaginato che potesse finire in quel modo con una bellissima partita con Alcaraz e la standing ovation del campo più importante del mondo. Poi proprio con Alcaraz, che è l'idolo di mio figlio. Il giorno del sorteggio eravamo ancora in Italia e Federico mi fa: ‘che bello papà, così perdi'. Gli ho chiesto se volesse venire e siamo andati tutti a Londra. L'orgoglio che ho provato quando Alcaraz ha chiesto l'applauso per me non si può raccontare. Mio figlio è impazzito di gioia quando ha ricevuto la maglia di Carlos".

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La Coppa Davis e la top ten ATP

Fognini ha parlato anche del rimpianto di non aver vinto la Coppa Davis: "Un sogno irrealizzato. Me la meritavo, ma non è successo", ma anche dell'epoca irripetibile che ha attraversato quella di Federer, Nadal e Djokovic: "Non pensavo di entrare nella top ten e di vincere Monte Carlo, ho sfidato campioni straordinari, in un periodo in cui arrivare alla seconda settima Slam era paragonabile a una vittoria".

Infine all'ex campione italiano è stato chiesto anche dei tennisti di oggi, ai quali ha rifilato una stoccata: "Il più carismatico dei miei tempi è stato Roger Federer, ma in generale sono andato d'accordo un po' con tutti. La generazione di oggi la trovo fortissima, ma un po' arrogante".

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