Alcaraz si blocca in Laver Cup: “Perché ridete?”. Ruud sincero: “Dove vuoi arrivare con questo discorso?”
Il clima in Laver Cup è molto rilassato com'è giusto che sia. Si è notato anche nella conferenza stampa congiunta con tutti i tennisti dello stesso team impegnati contemporaneamente davanti ai microfoni. Occhi puntati soprattutto sui big tra i big, e in particolare su Carlos Alcaraz. Nonostante il tenore dell'evento, non "ufficiale", lo spagnolo ha provato a rispondere con sobrietà e serietà a tutte le domande anche se ad un certo punto si è dovuto arrendere. Questo perché i colleghi al suo fianco hanno iniziato a ridere, sorprendendolo. Una lezione di umiltà quella di Carlitos. Per lui sarà comunque un'edizione speciale, con la necessità di mettere nelle gambe minuti importanti dopo l'infortunio e il ritorno a Flushing Meadows.
Alcaraz distratto dalle risate di Ruud e Mensik
Alcaraz, distratto dall'atteggiamento dei giocatori al suo fianco, ovvero Mensik e Ruud, ha interrotto il suo intervento chiedendo: "Perché ridete, cosa vi fa ridere?". Stupito, Carlitos stava analizzando le gerarchie all'interno del team e l'esperienza insolita di ritrovarsi in un "contesto di squadra". Grande umiltà da parte dell'attuale numero 3 del mondo, che stava spiegando: "Direi che ovviamente in ogni squadra deve esserci un leader. Ma credo che in questa squadra non ce ne sia nessuno. Penso che tutti noi…". E poi ecco lo stop forzato per la distrazione causata dal ceco e dal norvegese.
Quest'ultimo ha scherzato sulle parole di circostanza da parte di Alcaraz che pur essendo ovviamente uno dei due leader del gruppo, insieme a Zverev, sia per carriera che per status, ha deciso di mantenere un profilo basso: "Dove vuoi arrivare con questo discorso?". "Sono serio" ha provato a spiegare che le sue parole non erano di circostanza ma frutto di grande sincerità. Non si sente assolutamente "superiore" anche dal punto di vista del carisma o della leadership.
Alcaraz risponde al norvegese
Un concetto ribadito con queste parole quando ha potuto riprendere il filo del discorso: "No, no. Quello che intendo è che in questa squadra tutti sono tra i migliori giocatori al mondo. Quindi andiamo tutti esattamente nella stessa direzione. Cerchiamo semplicemente di aiutarci a vicenda nel miglior modo possibile. Non mi considero un leader, né in questa competizione né in nessun'altra. Cerco solo di fare del mio meglio, provando in questo caso ad aiutare la squadra per quanto mi è possibile. E per me questo è tutto".
Questo siparietto conferma ancora una volta il valore umano di Alcaraz, riconosciuto tra l'altro da tutti.. Nonostante il palmares e lo status di superstar globale, lo spagnolo continua a vivere il circuito con la spensieratezza e la genuinità degli esordi ("forse anche troppo per il suo ex coach Ferrero"). In realtà Ruud e Mensik non volevano mancargli di rispetto non credendo alla sua buona fede, ma sorridevano pensando probabilmente "se lo dici tu…".
Perché per Alcaraz questa Laver Cup è importante
Per Alcaraz, peraltro, si tratta della terza partecipazione nella competizione ideata da Roger Federer. Lo spagnolo è chiamato a trascinare il Team Europa alla riconquista del trofeo. Un banco di prova importante per il murciano, che dopo il ritorno in campo tutto sommato positivo degli US Open cerca risposte importanti sul cemento indoor in vista del rush finale della stagione. Soprattutto dal suo fisico, dopo l'infortunio al polso. Nonostante il clima non troppo competitivo del torneo comunque per il numero tre del mondo sarà un torneo da non prendere sotto gamba, nonostante una concentrazione magari non totale.