Più di 10 Paesi boicottano la Cerimonia di Apertura della Paralimpiadi: cosa c’è dietro la protesta

Le Paralimpiadi di Milano Cortina iniziano ufficialmente e coinvolgeranno tutti gli appassionati degli sport su ghiaccio e sulla neve ancora una volta, dal 6 al 15 marzo 2026 coinvolgendo le sedi di Milano e Cortina d'Ampezzo, con la Cerimonia d'Apertura che si svolge all'Arena di Verona e quella di chiusura a Cortina. Ma proprio per l'evento in programma stasera non sono mancate le polemiche che hanno portato a un enorme numero di defezioni da parte dei Paesi partecipanti. Il motivo? La protesta per avere riammesso gli atleti russi e bielorussi con la propria bandiera e l'inno nazionale.
La Cerimonia d'Apertura boicottata da 14 Paesi: è la prima volta ai Giochi
Questa sera a Verona mancheranno ben 13 Nazioni, oltre all'Ucraina per protestare apertamente di fronte alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) di permettere ad atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto le proprie bandiere e inni nazionali che molti dei Paesi presenti hanno considerato "inaccettabile" e "offensivo". Anche il governo italiano ha espresso assoluta contrarietà all'IPC, sostenendo una contraddizione allo spirito olimpico e paralimpico, così come è stato dissenso manifesto anche dalla parte della Commissione Europea che ha confermato ufficialmente il proprio boicottaggio alla Cerimonia inaugurale.
Le altre proteste contro l'IPC, il divieto imposto all'Ucraina di indossare le tute con la mappa
Una situazione delicatissima, che ha creato non poche problematiche e critiche nei confronti del Comitato organizzatore che si è visto così costretto ad ovviare ai classici portabandiera, escludendo gli atleti dei vari Paesi e utilizzando proprio personale per evitare eventuali ulteriori manifestazioni eclatanti di protesta in mondovisione. Anche perché non è passata inosservata un'ulteriore presa di posizione, con il divieto imposto dall'IPC alla nazionale ucraina di indossare le uniformi che raffiguravano la mappa del Paese con i confini internazionalmente riconosciuti, visto come un chiaro messaggio di natura politica.
La decisione dell'IPC, la sentenza del TAS a favore di atleti russi e bielorussi
L'IPC ha spiegato che la decisione è stata presa con voto a maggioranza durante l'Assemblea Generale risalente a settembre 2025 col board che ha dovuto rispettarne la volontà espressa, revocando le sospensioni parziali precedentemente imposte ai comitati di Russia e Bielorussia. Determinante è stata anche la sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport a dicembre quando è stato accolto il ricorso degli atleti contro le restrizioni. La sentenza ha così stabilito che chi si qualificava regolarmente aveva il diritto di competere alle Olimpiadi, rappresentando la propria nazione anziché come "atleta neutrale".
Perché alle Olimpiadi invernali, russi e bielorussi erano sotto una bandiera "neutrale"
Tuttavia, alle Olimpiadi di Milano Cortina appena concluse gli atleti bielorussi e russi hanno sì partecipato, ma in forma "neutrale". Il CIO ha infatti mantenuto lo status di "neutralità" per gli atleti russi alle Olimpiadi invernali mentre l'IPC ha optato per un reintegro pieno, trattando le delegazioni russa e bielorussa alla stessa stregua delle altre. L'IPC ha così sostenuto la necessità di mantenere lo sport il più possibile apolitico. Il presidente Andrew Parsons ha ribadito che "punire gli atleti o vietare i loro simboli nazionali basandosi esclusivamente sulla cittadinanza o sulle azioni dei loro governi contrasta con i valori di inclusività ed equità dell'organizzazione".