Dopo l’Uomo Gatto anche il cane Chico tedoforo delle Olimpiadi di Milano Cortina: come ha fatto

Come è ormai noto – soprattutto per le polemiche sollevatesi negli ultimi giorni sul processo di selezione dei tedofori e l'esclusione di tanti grandissimi ex azzurri degli sport invernali che sono stati completamente dimenticati dagli organizzatori, con conseguente intervento del governo per vederci chiaro – tra le 10001 persone che dal 6 dicembre stanno portando la torcia olimpica attraverso tutta l'Italia in vista dei Giochi invernali di Milano Cortina, ci sono anche tanti volti dello spettacolo, cantanti, attori, ma anche influencer del web, fino ad arrivare a gente meno nota al grande pubblico, ma radicata sui territori attraversati. Da Achille Lauro e Al Bano si è passati all'Uomo Gatto (ovvero Gabriele Sbattella, vero nome dell'ex campione di ‘Sarabanda'), con l'ulteriore step rappresentato dal cane Chico, protagonista oggi a Piacenza di una parte del percorso della fiamma olimpica.
Il cane influencer Chico è tedoforo ufficiale delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026
Chico peraltro è anche lui un influencer e pure molto seguito sui social: questo ‘maltipoo' (ovvero un incrocio tra un maltese e un barboncino) ha milioni di followers su Instagram e TikTok. Chico oggi farà la storia: sarà il primo tedoforo a quattro zampe nella storia delle Olimpiadi. Ovviamente non sfilerà da solo, ma accompagnato dal suo ‘padrone', Francesco Taverna, che ci tiene tuttavia a defilarsi e lasciare la scena tutta al suo cane: "Io sarò con lui ma solo in qualità di suo pollice opponibile". Insomma, pur con tutta la buona volontà e gli allenamenti del caso (testimoniati dai video pubblicati), il buon Chico da solo non può certo portare materialmente la torcia…
Il ruolo di Chico nella vicenda peraltro è cambiato rispetto ai piani iniziali: il cane in origine era stato selezionato come ‘digital ambassador' ufficiale dei Giochi di Milano Cortina (già dal 2024), con il compito di creare contenuti video divertenti e coinvolgenti sulla storia delle Olimpiadi invernali, sugli atleti, sul sacrificio e sulla passione per lo sport, spesso ambientati in contesti naturali e sportivi che si legano bene ai territori lombardi e veneti.
Perché Chico porta la torcia dei Giochi invernali organizzati nel nostro Paese: come ha fatto a meritarselo
Poi c'è stato il salto di qualità deciso dalla Fondazione Milano Cortina 2026 (ovvero l'ente che organizza questa edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici): Chico è stato nominato tedoforo vero e proprio per una tratta del percorso, quella del 16 gennaio a Piacenza. La scelta rientra nella filosofia della staffetta olimpica, che vuole essere popolare, inclusiva e vicina ai territori, premiando non solo atleti ma anche personaggi che ispirano positività, hanno un grande seguito sui social e trasmettono valori universali. Nel caso di Chico, vengono ovviamente messe in risalto l'attenzione agli animali e la pari dignità tra esseri viventi.
Come già ampiamente detto, tutti i tedofori che stanno portando per l'Italia la torcia olimpica accesa simbolicamente a Olimpia in Grecia il 26 novembre scorso, lungo un percorso di circa 12mila chilometri che attraversa tutte le 110 province del nostro Paese e che si concluderà il 6 febbraio quando la fiamma entrerà allo Stadio San Siro di Milano per accendere il braciere durante la Cerimonia di Apertura, hanno pienamente titolo a farlo, avendo seguito l'apposita procedura e ottemperato ai requisiti richiesti.
Il problema, anzi lo scandalo, è che un'organizzazione che si dica tale, soprattutto di un evento così importante e con grande esposizione agli occhi del mondo, avrebbe dovuto prima di tutto fare un elenco (neanche troppo lungo, parliamo di qualche decina) di campionissimi degli sport invernali, gente che ha dato lustro all'Italia con medaglie leggendarie vinte alle Olimpiadi e ai Mondiali.
Gente come Piero Gros e Kristian Ghedina (poi ripescato dopo il suo sfogo), Silvio Fauner e Gabriella Paruzzi. E ancora Giorgio e Bice Vanzetta, Pietro Piller Cottrer, Giorgio Di Centa, Sabina Valbusa, Giuliano Razzoli… Parliamo di uno sforzo minimo che richiedeva un'applicazione bassa, invece ne è uscita questa figuraccia davvero avvilente. Bastava inserire prima tutti i monumenti azzurri e poi si poteva benissimo far portare la torcia olimpica a chiunque altro, pure quadrupedi, senza lasciare spazi a qualsivoglia polemica.