Botn dedica la medaglia di Milano-Cortina a Bakken: fu lui a trovarlo morto nell’albergo in Trentino

Sotto la bandiera norvegese, ad Anterselva, non piange solo il nuovo campione olimpico: piange una squadra intera, che si porta dietro un groppo in gola da prima di Natale. L'urlo, con pugni chiusi e braccia al cielo, di Johan-Olav Botn sul traguardo della 20 km individuale di Biathlon alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina non è soltanto la scarica di chi si è preso un oro che sembrava lontano. È un gesto che ha un destinatario preciso: il compianto Sivert Guttorm Bakken.
Il 26enne scandinavo chiude la gara in 51'31″5 con lo zero alla casella errori al tiro, l'unica vera moneta pesante nell'individuale: qui ogni errore costa un minuto e la precisione vale più della velocità sugli sci. Dietro di lui arrivano il francese Eric Perrot e il connazionale Sturla Holm Laegreid, entrambi frenati da un errore. Per l'Italia, sesto Tommaso Giacomel, con rimpianti legati alle penalità.

Il ritrovamento in albergo a Passo Lavazè e la dedica a Bakken
La scena più dura, però, è fuori dal poligono e risale a più di un mese prima. Il 23 dicembre, durante un ritiro pre-olimpico in Trentino, Bakken viene trovato morto in una camera d'albergo a Passo Lavazè, valico nel comune di Varena, in provincia di Trento. A scoprire il corpo senza vita con indosso una maschera per l'allenamento "in ipossia" è proprio Botn.
Lui stesso raccontò di aver provato subito ad aiutarlo e di aver chiamato i soccorsi. E spiegò quanto quell'episodio lo traumatizzò, al punto da mettere in discussione le gare successive e perfino la partecipazione ai Giochi. Poi, ad Anterselva, la storia si chiude nel modo più olimpico e più brutale: vincere non cancella, ma costringe a guardare in faccia.

Le sue parole dopo il traguardo sono la sintesi di quella giornata: "Volevo che tutti i tiri dal poligono fossero fatti bene e quando al quarto passaggio non ho sbagliato neanche un colpo il mio pensiero è andato al mio amico Sivert. Ho sentito che stavo gareggiando con lui. È un grande sogno". E all'emittente tedesca Zdf ha aggiunto: "Durante l'ultimo giro non ho quasi pensato a me. I pensieri e le emozioni per Sivert sono arrivati subito dopo l'ultima serie di tiro".
A piangere con lui c'è anche l'altro suo connazionale che sale sul podio olimpico: Laegreid si prende il bronzo, ma il peso di quei giorni resta lo stesso. L'oro, almeno, è un punto fermo: una medaglia olimpica dedicata a chi quel traguardo lo sognava insieme a lui.