E' stata una decisione clamorosa, che ha colpito la Russia accusata di aver fatto utilizzo di sostanze proibite ed alterato le analisi. Una sentenza emessa dal comitato esecutivo del Wada che ha preso una decisione unanime in una riunione odierna a Losanna, in Svizzera. La Russia è stata esclusa per quattro anni da tutte le competizioni sportive  internazionali e ciò significa che la bandiera e l'inno della Russia non saranno ammessi in occasione di eventi come le Olimpiadi di Tokyo 2020, i Mondiali di calcio del 2022 in Qatar e i Giochi Invernali di Pechino 2022. Si tratta delle sanzioni più pesanti nella storia dell'olimpismo, arrivate per recidiva nel falsificare i dati dei controlli antidoping sui suoi atleti.

Che cos'è il Wada

La Wada è l'Agenzia Mondiale antidoping composto da  dodici membri del Comitato esecutivo con sede a Montreal (Canada), una fondazione a partecipazione mista pubblico-privata, creata per volontà del Comitato Olimpico Internazionale, il 10 novembre 1999.

Quali sono le accuse

La decisione del Wada è arrivata dopo la consegna dei documenti necessari e la successiva verifica e analisi, che la Russia aveva fornito per permettere la conclusione del caso di doping. Secondo l'agenzia i dati erano stati contraffatti e la prova di ciò consisterebbe nel fatto che i dati del Laboratorio Antidoping di Mosca forniti all'agenzia non coinciderebbero con la copia di informazioni in possesso del Wada. Si tratterebbe dei dati forniti nel 2015 da Grigory Rodchenkov, a capo del laboratorio di Mosca prima di fuggire negli USA, una volta che aveva ottenuto la protezione per i testimoni ed era diventato collaboratore dell'agenzia antidoping.

Cos'era successo in Russia

Tutto nasce quando Grigory Rodchenkov, nel 2014, prima di fuggire, aveva distrutto 1.400 prove biologiche. Il responsabile del laboratorio moscovita era stato inoltre accusato di aver estorto denaro agli atleti in cambio delle prove antidoping ed era infine accusato dalla giustizia russa di aver somministrato agli atleti sostanze proibite a loro insaputa e di aver distrutto ogni prova di queste azioni.

Il ‘doping di Stato' mai ammesso da Mosca

Mosca non ha mai ammesso il "doping di Stato" pur accettando evidenti discrepanze tra le analisi dei suoi laboratori e quelli effettuati dal Wada. Il Doping russo aveva però visto il coinvolgimento dei servizi segreti (FSB), il ministero dello sport , il laboratorio antidoping moscovita e altri enti nazionali e federazioni sportive internazionali. Aspetti che avevano dato il via ad una investigazione a largo spettro che si era conclusa con un primo giro di sanzioni a tutto sport russo.

Violazione dei diritti internazionali?

Lo scandalo doping in Russia aveva coinvolto più di mille atleti nei diversi sport olimpici invernali ed estivi, soprattutto nell’atletica leggera. Gli atleti erano stati già esclusi dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 e da altre competizioni, come le Olimpiadi invernali di Pyengchang del 2018. L'agenzia antidoping russa (RUSADA) è stata squalificata per tre anni nel 2015. Dal novembre del 2015 l'atletica leggera russa è sospesa e gli atleti  – che hanno dimostrato di non aver mai avuto problemi di doping – possono gareggiare come atleti neutrali. Con le nuove sanzioni emesse oggi dal Wada, gli atleti, di fatto, vengono però castigati una seconda volta per lo stesso motivo e per alcuni ciò evidenzia una violazione del diritto internazionale.