Stefano Manzi: “Sono l’antimoto, ho toccato il fondo senza soldi e sponsor. Ma oggi sogno la MotoGP”

Stefano Manzi è un pilota che ha conosciuto il punto più basso della carriera quando il futuro sembrava già scritto. Senza risultati, senza certezze e con la sensazione che il sogno potesse finire da un momento all’altro. In questa intervista a Fanpage.it racconta la rinascita: il passaggio alle derivate di serie, l’incontro con Yamaha, la Supersport diventata una seconda possibilità e il Mondiale vinto come atto di riscatto personale, prima ancora che sportivo.
Manzi parla dei momenti in cui fare il pilota non era più un mestiere, delle difficoltà economiche, della spirale negativa da cui è quasi impossibile uscire e della scelta consapevole di non tornare in Moto2 senza un progetto vero. Oggi è all’inizio di una nuova sfida in Superbike, con lo stesso obiettivo di sempre: dimostrare di meritare un posto ai massimi livelli, senza dimenticare da dove è ripartito: «Ho toccato il fondo, poi mi sono ricostruito. Vincere era l’unico modo per ripartire davvero».
Stefano, come hai passato l’inverno da campione del mondo?
È bello sentirsi chiamare campione, anche se ormai è già passato. Un mesetto dopo l’ultima gara era tutto finito, anche perché ho fatto subito i test con la Superbike e non hai neanche il tempo di godertela fino in fondo. Ho festeggiato un po’ con gli amici, mi sono goduto il momento, ma la testa era già proiettata su questa stagione che per me è importantissima.

Quando hai tagliato il traguardo che ti ha consegnato il Mondiale, qual è stato il primo pensiero?
Ho pensato subito alle persone che mi sono state vicine negli ultimi anni, in un periodo molto difficile della mia vita. Alla mia morosa, alla mia famiglia, a mio fratello. Erano tutti lì ad aspettarmi. Sapevo che avrei potuto vincere il Mondiale anche solo con i punti, ma io volevo vincere la gara. Negli ultimi giri, quando ho preso margine, ho iniziato a realizzare davvero. È stato qualcosa di grandioso. Quando sono arrivato nel giro d’onore, fino al punto in cui mi aspettavano per il cambio tuta, ho pianto. Dal traguardo in poi avevo le lacrime agli occhi: lì ho capito che ce l’avevo fatta.
Negli anni precedenti eri andato molto vicino al titolo. Quanto è stata importante la Supersport per la tua maturazione?
È un insieme di tante cose. La categoria mi è piaciuta subito. Arrivavo da un momento difficilissimo in Moto2, poi ho trovato una super squadra come Ten Kate, il supporto di Yamaha e pian piano ho ritrovato fiducia. I risultati sono arrivati di conseguenza.

Hai avuto proposte per tornare in Moto2?
Sì, a fine 2023 e 2024 c’erano delle proposte, ma non da team competitivi. Sarebbe stato lottare per un quindicesimo posto, senza reali prospettive. Con Yamaha invece c’era un progetto chiaro: prima vincere in Supersport, poi il passaggio in Superbike. Da bambino sognavo la MotoGP, poi quella porta si era chiusa. Oggi, facendo bene in Superbike, magari una possibilità di test non è più così impossibile come qualche anno fa.
Nei momenti bui, quanto è difficile restare a galla?
Tantissimo. Quando le cose vanno male entri in una spirale negativa: non hai risultati, non arrivano sponsor, non hai budget, non hai soldi, ma continui a sognare. Uscirne è durissima. Oggi parlo da una posizione felice, con un contratto ufficiale Yamaha, ma so cosa significa stare dall’altra parte. Spero di non tornarci mai più.
Dopo l’episodio con Romano Fenati ti ha cambiato qualcosa?
No, sinceramente no. Non ci sentivamo prima e non ci siamo sentiti dopo. È stata una scorrettezza grave, ma a livello personale non mi ha cambiato.
Che ambizioni hai per il debutto in Superbike?
È difficile fare previsioni. Abbiamo girato poco sull’asciutto, ma le sensazioni sono buone. So che è un altro mondo: Supersport e Superbike sono due pianeti completamente diversi. La Superbike è bellissima da guidare, ti dà un gusto incredibile. Ma quando devi guardare il cronometro capisci quanto sia complicata.

Usi la moto anche fuori dal circuito?
Sì, ho preso la patente a settembre. Uso la moto come mezzo di trasporto: palestra, spesa… niente follie. In strada sono l’antimoto.
Hobby?
Tutto ciò che ha ruote o un motore. Moto d’acqua, mountain bike, sport in generale. La mia vita gira tutta attorno allo sport.
Il sogno rimane la MotoGP?
Se me l'avessi chiesto due anni fa, ti avrei riso in faccia. Nel senso che ero in una situazione talmente precaria, di difficoltà sportiva e non solo che era impossibile. Anche se, lo sappiamo, il mondo del motorsport è imprevedibile. Oggi, come ti dicevo, mi sono ricostruito grazie ai risultati, ma soprattutto alla fiducia delle persone che mi sono rimaste attorno: fidanzata, famigliari, amici. Senza di loro non sarei arrivato a giocarmi il titolo nel 2024 e a vincere nel 2025. Adesso nasce un'altra avventura con la consapevolezza che non ho ancora fatto nulla. Sono contentissimo di aver accettato il progetto di Yamaha, però, rispondendo alla tua domanda, sì. Il sogno rimane la MotoGP, è il sogno di tutti quelli che fanno i piloti nella velocità. Però, sono già felice di essere riuscito, dopo anni difficili, di essere arrivato a fare il pilota per mestiere, con uno stipendio, con un contratto serio. Questo è giù un bel sogno che si è avverato.