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Raul Fernandez: “Dissi ai miei genitori che volevo smettere con le moto. Voglio solo essere felice”

Raúl Fernández riparte forte con Aprilia Racing: tra crescita, errori e consapevolezza, punta a una stagione con un solo vero obiettivo, essere felice.
A cura di Fabio Fagnani
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C’è un momento, nella carriera di un pilota, in cui la velocità smette di essere solo una questione di gas e diventa qualcosa di più profondo. È il momento in cui inizi a capire chi sei davvero. Per Raúl Fernández, quel momento sembra essere arrivato. Dopo anni complicati, tra aspettative altissime, cadute e una MotoGP che non perdona, lo spagnolo dell’Aprilia ha iniziato la stagione con un segnale forte. Non solo nei risultati, ma nelle parole. Perché oggi Fernández non parla più solo da pilota: parla da uomo che ha imparato a gestire errori, pressione e crescita.

Nell’intervista, tra riflessioni sulla competitività della Aprilia e ricordi di momenti bui in cui aveva pensato di smettere, emerge un profilo diverso da quello degli inizi. Più consapevole, più lucido. E forse anche più pericoloso. Perché quando un pilota smette di inseguire soltanto il risultato e inizia a cercare equilibrio, spesso è lì che comincia davvero la sua storia.

Arrivate in Brasile dopo un grande weekend in Thailandia, positivo per tutta Aprilia e anche per te. Come si affronta il secondo Gran Premio della stagione dopo un inizio così? Con entusiasmo o con più tranquillità?
Finalmente abbiamo iniziato la stagione come dovevamo. Forse il risultato è stato anche oltre le aspettative. In Thailandia avevamo già fatto i test, quindi tutti avevano molte informazioni per essere competitivi. Noi abbiamo fatto un bel weekend. Ci tengo però a dire una cosa: Aprilia ha fatto un lavoro incredibile, ma non bisogna dimenticare il lavoro del pilota. La moto non si guida da sola, non è automatica. È migliorata tanto, è più facile, sicuramente competitiva. Ma non mi piace fare paragoni con Ducati: ci sono piste dove vai meglio e altre peggio. Honda ha fatto un buon lavoro, Ducati resta il riferimento. È difficile fare classifiche. Posso dire che la moto è migliorata, ma anche i piloti Aprilia sono forti. Bezzecchi, Jorge Martin, Ogura e io. Stiamo lavorando bene.

Ti senti migliorato in questi anni di MotoGP? E in cosa, soprattutto?
Una cosa che mi ha aiutato tanto è un insegnamento di Davide (Brivio, ndr): un errore si può fare, ma non si deve ripetere. La chiave di quest’anno è stata fare una buona pre-season. Da lì abbiamo costruito una base migliore. L’anno scorso, tra infortuni e difficoltà, non avevamo un assetto solido all’inizio e questo ci ha limitato molto. In questi anni abbiamo imparato a evitare certi errori e a partire più pronti. E poi il finale della scorsa stagione è stato importante: sono stato competitivo, ho lottato per i podi e ho anche vinto una gara. Questo ti dà tranquillità, perché sai di poterlo fare. Non hai più quell’ansia di dimostrare.

Prima, off the record, facevi un confronto tra Rossi e Marquez: chi è stato davvero il tuo punto di riferimento?
Da piccolo guardavo Valentino Rossi, era il mio idolo. Poi, crescendo, è arrivato anche Marc Marquez e ho iniziato ad apprezzare molto anche lui. Per Valentino c’è sempre stata un’ammirazione enorme, ma è ovvio che stimo anche ciò che è riuscito a fare e sta facendo Marquez. Sono due riferimenti importanti.

Ti faccio una domanda più personale: c’è stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto?
Sì, è capitato. Nel 2014, quando correvo nel Junior GP. Alla prima gara sono caduto e ho dovuto operarmi a una costola. Ricordo che, dopo l’operazione, dissi ai miei genitori che volevo smettere. È stato difficile e complicato, ma il giorno dopo però ho cambiato idea. Ho capito che mi piaceva troppo. La passione non si può controllare.

Raul Fernandez durante un briefing con il suo team ai box.
Raul Fernandez durante un briefing con il suo team ai box.

C’è differenza tra il Raúl uomo e il Raúl pilota?
Fuori dalla pista mi piace stare con gli amici, con il team, ridere e scherzare. Mi piace essere una persona leggera. Quando metto il casco invece cambia tutto: lì voglio essere concentrato, professionale. Non mi piace scherzare in quel momento. È forse questa la differenza principale.

La felicità, per uno sportivo, dipende dai risultati?
Non è legata solo ai risultati, ma sicuramente aiuta. Se dai il 100%, devi essere comunque contento. Pensa a Michael Jordan: non ha vinto tutte le partite, ma è uno dei più grandi di sempre. Non puoi basare la tua felicità solo sulle vittorie. Devi dare tutto. Poi, certo, vincere rende tutto più facile.

Fuori dalle moto hai passioni particolari?
Tutto quello che faccio è legato allo sport. Mi piacciono padel, tennis, calcio, Formula 1, motocross, superbike. Nel tempo libero faccio bici, gioco a padel, guido. Non sono una persona che si allontana molto da questo mondo.

Se potessi parlare al Raúl bambino, che consiglio gli daresti?
Di non prendere scorciatoie e di fare tutti gli errori che ho fatto. Cambiare strada significherebbe non imparare da quegli stessi errori che sono stati fondamentali per arrivare fino a qui.  Forse gli direi di godersi di più il momento. Io lo faccio, ma si può sempre fare di più.

Ultima domanda: qual è l’obiettivo per questa stagione?
Essere felice.

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