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La soluzione estrema della F1 per salvare il calendario: come la guerra cambia la stagione

Il piano alternativo se saltano le tappe iridate in Bahrein (10-12 aprile) e Arabia Saudita (17-19 aprile) a causa dell’escalation del conflitto nei Paesi del Golfo. Non ci saranno circuiti alternativi, ma si ridurrà il numero dei Gran Premi.
A cura di Maurizio De Santis
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La Guerra in Medio Oriente ha, di fatto, già stravolto la Formula 1 che col Gran Premio di Australia apre la stagione ufficiale. I disagi nei collegamenti, le peripezie dei voli e dei trasferimenti del personale hanno scandito quella che Stefano Domenicali (presidente e amministratore delegato del Formula One Group) ha definito la "settimana più difficile". E no sarà certo l'unica a giudicare dalla piega che ha preso la situazione geopolitica molto delicata. Cosa accadrà al calendario? Ci sarà un differimento delle date? Nel caso fosse necessario le gare saranno dirottate su altri circuiti? Secondo le ultime indiscrezioni che arrivano dagli inglesi di Sky Sports News, la decisione finale sull'eventuale annullamento verrà presa entro il 20 marzo, quando sarà chiaro anche come cambierà il calendario.

Ma un'idea di fondo c'è. Ed è la soluzione estrema per salvare il Circus, se saltano le tappe iridate in Bahrein (10-12 aprile) e Arabia Saudita (17-19 aprile) a causa dell'escalation del conflitto nei Paesi del Golfo per gli attacchi aerei israelo-americani e la reazione dell'Iran. Non ci saranno circuiti alternativi, ma si ridurrà il numero dei Gran Premi.

Nessuna corsa sostitutiva: il calendario si accorcia

In caso di cancellazione, quindi, le gare non saranno sostituite: il calendario passerà da 24 a 22 eventi iridati. Una riduzione non da poco e che creerà una sorta di scompenso temporale di oltre un mese tra il Gran Premio del Giappone (27-29 marzo) e il Gran Premio di Miami (1-3 maggio). Un lungo periodo di pausa forzato ma inevitabile.

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Perché sarebbero state escluse altre piste

Portimão in Portogallo e Imola in Italia erano nomi dei circuiti trapelati nei giorni scorsi quali possibili alternative che agevolassero un cambio (sia pure drastico) in corsa della logistica, ma la riflessione che s'è fatta largo è molto chiara: organizzare eventi così complessi in pochi giorni rischia solo di aumentare il caos in un momento in cui è invece fondamentale concentrarsi sulla sicurezza di team, piloti e spettatori.

Domenicali e le difficoltà logistiche: "Veniamo da una settimana difficile"

Il presidente della F1, Stefano Domenicali, ha raccontato le difficoltà logistiche di queste settimane: "Avevamo personale a Dubai, Bahrain e Doha per i test Pirelli e abbiamo dovuto riprogrammare tutto. Non si tratta solo di 30-40 persone: ci sono 3.000 membri dei team che si muovono nel mondo. È enorme… e non è stata una settimana facile". Ecco perché, almeno per adesso, lascia che a prevalere sia la cautela. "La nostra priorità è sempre legata alla sicurezza di tutti. Non vogliamo rilasciare dichiarazioni oggi. La situazione è in evoluzione. Essere qui in Australia, con tutto il personale arrivato sano e salvo, è già un grande successo".

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