Ivan Capelli: “Hamilton in Ferrari è solo. In F1 c’è tensione, il 2026 sarà la tempesta perfetta”

Ivan Capelli, ex pilota e da tempo apprezzatissimo talent della TV, ha rilasciato a Fanpage.it una lunga intervista nella quale ha parlato tanto dei due piloti della Ferrari, Charles Leclerc e Lewis Hamilton, e delle relative difficoltà dell'inglese nella prima stagione in rosso. Capelli si è soffermato anche sul campione del mondo Lando Norris ed ha parlato della stagione 2026, che sarà rivoluzionaria e che realisticamente porterà fortissimi scossoni, per le scuderie e per i piloti, perché per qualcuno potrà essere molto più dura.
Partiamo parlando di Lewis Hamilton. In una delle trasmissioni TV di Sky lo hai definito ‘un uomo solo’, come mai?
Ho percepito questa sensazione e l’ho raccontata definendola così. Perché anche nella vita da garage, da box, da squadra, mi è sembrato che al di là di alcune situazioni volute o obbligate dalle riprese televisive, nelle quali si vede lui che arriva e dà il cinque ai meccanici o per esempio quella dell’ultima gara nella quale dopo l’incidente delle libere ha raccolto i pezzi della macchina, mi ha dato l’idea di essere solo. Le sue richieste sono sembrate più come un modo di voler essere maggiormente integrato dalla squadra, più coinvolto.
Ma non è l’unica sensazione che ti ha dato vedendolo con attenzione quest’anno?
A vederlo sempre lì, con Angela Cullen, dopo le qualifiche, spesso lo si è visto muoversi con il casco in testa, quasi come non volesse farsi fotografare. Come se non arrivasse più a divertirsi, che è la base di chi fa sport. Perché quella roba lì ti diverte da quando inizi a gareggiare nei kart. Quest’anno è sembrato non si sia mai divertito, non si è mai vista gioia. I suoi exploit sono rimasti isolati, sono stati il lampo di una giornata.

Alla fine il campionato 2025 lo ha vinto Lando Norris. C’è chi anche con una certa brutalità lo ha definito il peggior campione del mondo dell’epoca recente, tu dove lo collochi?
Lando mi ricorda molto Jenson Button. Entrambi hanno vinto tutti un Mondiale. Button lo vinse grazie all'escamotage tecnico che la Brown GP ebbe e che sia lui che Rubens Barrichello sfruttarono nella prima parte di stagione, mentre nella seconda i punti che ottennero furono ridicoli, ma bastarono per vincere il titolo. Lando ha guidato la McLaren, che era nettamente più forte di tutti gli altri, come dimostra il campionato costruttori vinto con largo anticipo, ha avuto dei momenti di appannamento come Piastri, ed ha avuto un bel vantaggio. Norris è quel tipo di pilota che se sta davanti, parte, fa il suo ritmo, vince a mani basse, perché di errori non ne fa. Ma se vuole giocare con le regole di Max ci rimette il becco, come si è visto a Las Vegas.
Il titolo vinto darà alla Formula 1 un nuovo Norris secondo te?
Sarà da capire se questo titolo vinto gli farà fare un ulteriore salto di qualità. Se si renderà conto di aver fatto un’impresa magari verrà fuori un'altra scintilla, considerato anche che avrà la consapevolezza di avere il numero 1 sulla sua vettura, Sarà Lando il numero 1 il campione del mondo, non Lando il numero 4.

Spesso hai parlato delle difficoltà che vivono i piloti di oggi per la vita frenetica, extra pista, esattamente a cosa ti riferisci?
Noi parliamo di ragazzi che vivono uno stress continuo, vivono a un ritmo pazzesco, sia nella vita in pista che fuori. E sinceramente non li invidio. Perché sono sballottati dalla mattina alla sera in tutto quello che devono fare, in più devono anche guidare. Il grosso problema che hanno è che devono essere sempre al cento per cento tutte le volte che sono in macchina. Delle volte arrivano con fatica alla conclusione di un weekend di gara, lo si vede. Naturalmente parlo a livello mentale, perché a livello fisico sono preparatissimi.
Passando a Kimi Antonelli. L'apprendistato del 2025 sarà fondamentale per il giovane pilota italiano?
Ventiquattro gare sono un’infinità, anche perché devi dar retta a un mondo parallelo costruito dagli addetti stampa, dagli sponsor dalle interviste, da tutto quello che fai che ti porta via un sacco di energie. Questo è quello che ha dovuto imparare a sue spese Kimi Antonelli, che in ogni gara ha vissuto sempre una prima volta, al di là del fatto che avesse corso o meno su quella pista. Una prima volta a Monte Carlo, una prima volta in prima fila, una prima volta nel battere il compagno di squadra, una prima volta a fare male, perché no e a doversi ‘ricostruire’ quando si è trovato escluso in Q1. Sono tutte cose che ogni pilota deve vivere, sono tutte prime volte che devi mettere nel cassetto e nei file di memoria, per capire come affrontarle quando ricapiteranno la volta successiva. Anche per Kimi sarà un anno diverso, al di là di quello che troverà lui come tutti gli altri per guidare. Perché il regolamento nuovo è la tempesta perfetta.

Nel 2026 cambierà tutto, rivoluzione totale. Nessuno sa cosa accadrà. Tu cosa pensi succederà in Formula 1?
Quando siamo stati nel paddock abbiamo percepito che c’è tanta ‘tensione’. Le squadre non hanno una vera consapevolezza di dove sono. Perché nelle simulazioni che ognuno ha fatto ha riscontri diversissimi. Sono molto lontani l’uno dall’altro, c’è chi ha ammesso di aver fatto simulazioni con tempi altissimi di tre o quattro secondi rispetto ad altri. Questo mette ulteriormente confusione in questo momento. È ovvio che ogni squadra, ogni pilota, ogni ingegnere, ogni team principal spera di aver trovato l’idea migliore, il pacchetto migliore. Ma nessuno lo sa, nessuno ha certezze. Questo vale anche per gli stessi piloti che hanno provato le macchine al simulatore e hanno valutato le novità. Molti si sono visti in difficoltà e hanno dei dubbi, non sanno se potranno riuscire a sfruttare tutto quello che hanno. In ogni caso per tutti è un’opportunità, ma potrebbe rappresentare anche il baratro.
Tu ti sei mai trovato da pilota a vivere un cambio regolamentare così importante?
Questo è un cambio regolamentare così radicale che alcuni piloti potrebbero non adattarsi nella gestione, nel sentire la macchina, nel gestire un’interazione con il box molto più frequente. Per quanto mi riguarda, ricordo che nel 1993 ci fu un cambio regolamentare importante con le gomme divennero sensibilmente più piccole. Ebbene, durante le prime gare con la Jordan ma anche nelle prime prove facevo fatica a capire dov’era il limite, perché sentivo la macchina in modo differente. Tutti i ragazzi hanno il simulatore e possono arrivarci per gradi, ma sta di fatto che non è scontato che tutti e venti possono trovarsi bene con il nuovo regolamento. Ci sarà qualcuno che avrà delle difficoltà, e chi avrà più primavere sulle spalle potrebbe arrivare a non capire questo ennesimo cambio regolamentare.

Dalle tue parole quindi si evince che il 2026 sarà più complicato per chi naviga da decenni nei mari della Formula 1.
Questa sarà una grandissima sfida per tutti loro. Perché adattare il proprio istinto, che è nato tanti anni fa e si è consolidato, non sarà semplice. Certe cose le fai, perché le fai, ma se le devi costruire, perché devi pensare e non sono più istintive allora devi adattarti. Quindi per un giovane che è ancora un foglio bianco è più facile, loro hanno più ‘spazio’ per mettere cose nuove, mentre chi invece ha 20 anni di Formula 1 ha meno spazio per aggiungere.
Tra i piloti più esperti c'è ovviamente anche Hamilton, ma è anche vero riguardo Lewis che in questi anni con il regolamento tecnico che è andato via si è trovato molto male, dunque potrebbe beneficiare di questo cambiamento?
Con il regolamento tecnico, questo con l’effetto suolo, i numeri di Lewis tra Mercedes e Ferrari sono pessimi. Ha vinto due gare e una Sprint, che per chi ha un palmares come il suo costruito in precedenza con un dominio totale è pochissimo. Dunque viene lecito chiedersi: "Ma lui questo regolamento lo ha digerito o non gli è piaciuto proprio?". Perché anche in Mercedes non ha raccolto. I punti interrogativi sono tanti. In generale nella Formula 1 che abbiamo vissuto in particolare nell’ultimo anno, con le squadre così compattate anche due decimi fanno la differenza. E i due decimi di oggi equivalgono al secondo di differenza dell'epoca in cui io ero un pilota. Talvolta non ce ne rendiamo conto, ma parliamo di due decimi, quando in alcune occasioni la differenza è rappresentata dai 50 millesimi o anche meno tra due piloti che guidano la stessa macchina.
Secondo te Leclerc cosa farà nel 2027, resterà in Ferrari o si farà attrarre dalle lusinghe di qualche altra scuderia?
Leclerc si troverà in un momento particolare. Se la Ferrari andrà bene sin da subito nel 2026, ok. O quantomeno diciamo dovrà avere la certezza di avere delle aspettative per gli anni successivi. Oppure potrà pensare a qualcosa altro. Io al suo posto direi non voglio avere la macchina che domina il campionato, o meglio mi piacerebbe come è stato per la Red Bull o la Mercedes in passato, ma mi accontento tra virgolette di una macchina che mi permette di battagliare fino all’ultima gara, poi ci metto del mio. Quando ti trovi con una vettura di livello hai maggiore fiducia, può fare un certo tipo di sorpasso all’esterno, puoi gestire delle manovre. Fai delle cose speciali sapendo che la macchina ti segue.

Dovendo definire in poche parole Charles Leclerc come lo definiresti?
Charles è uno di quei piloti che vuoi per l’istinto di guida, vuoi per aver azzeccato l’assetto, grazie anche al rapporto con il suo ingegnere (Bryan Bozzi ndr.) riesce sempre a trovare quella soluzione minima che cambia totalmente la storia. Leclerc quindi fa il suo, fa la differenza in Ferrari e te lo trovi davanti anche per mezzo secondo. E lì pensi, ma come è possibile? Perché? Come fa a riuscirci? Non c’è risposta.
Tornando a Hamilton è lecito anche chiedersi quanto sia stato duro l’adattamento dalla Mercedes che ha vissuto per dodici anni al mondo Ferrari, che è totalmente differente.
Lewis era comunque abituato al pragmatismo inglese, aveva l’abitudine a una squadra, la Mercedes che ha sempre lavorato per lui. Pensa che è riuscito a far cambiare colore alla Mercedes. Questo ti fa capire quanto era pesante lì dentro. Lui è andato lì, e gli ha detto: ‘io vorrei la macchina nera’, ricorderai che la chiese a causa di noti fatti accaduti negli Stati Uniti (l'uccisione di George Floyd ndr.) e la Mercedes gliel’ha fatta. Questo ti fa capire quanto valesse all’interno del mondo Mercedes, ti dà il metro di quanto avesse un peso cosi importante. In un meccanismo diverso, quello della Ferrari, diverso dalle logiche dell’organizzazione inglese, potrebbero esserci state delle difficoltà. Lui magari ha chiesto modifiche mai effettuate, ha chiesto cose senza aver avuto riscontri, e queste cose poi ti destabilizzano. Cose del genere te le trascini una gara dopo l’altra e tutto questo ti consuma.

Alla fine, tutto è bene che quel finisce bene. Ma la McLaren ha rischiato di gettare al vento una fantastica doppietta ‘a causa' delle Papaya Rules, tu le avresti abolite a un certo punto?
Ha prevalso perché avevano tanti punti di vantaggio, quindi sono riusciti a gestirla bene, anche dopo la squalifica di Las Vegas che ha messo legna sul fuoco. Detto questo, il politacally correct ha creato il presupposto di vincere molto presto il costruttori e di lasciarli liberi di correre, però alla fine si sono quasi incartati da soli. In fin dei conti i punti che avevano di vantaggio hanno fatto la differenza. Perché se avesse vinto Max parleremmo di un altro film, staremmo parlando del sequel del film di Brad Pitt, sarebbe stata la più grande rimonta in un mondiale moderno, che sarebbe stato vinto dall’uomo contro la macchina.
C’è anche da dire che la McLaren in passato ha avuto piloti come Senna e Prost, ma pensò pure a Hamilton e Alonso, che avevano un temperamento diverso rispetto a Oscar e Lando che non dicono nulla fuori dalle righe. Aggiungo, a onor del vero, che c’è anche da considerare l’evoluzione del temperamento di questi ragazzi. Prima chi aveva ‘il petto più villoso’ faceva la differenza, ora c’è chi ha più follower. Viene strano accostare Norris e Piastri agli eroi del rischio degli anni ’70 e ’80. Oggi tutti loro vivono una realtà totalmente diversa, con caratteristiche differenti, dove molto più blandamente si fa un po' di rumore.