Hamilton difende Vasseur: “Puntate il dito su chi sta più in alto in Ferrari”. Perché non è un attacco a Elkann

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Lewis Hamilton difende Fred Vasseur e invita a “puntare il dito” anche su chi sta più in alto nella Ferrari. Non è però un attacco a John Elkann: le sue parole sulla struttura di Maranello spiegano a cosa si riferiva.

Fred Vasseur è la persona giusta per guidare la Ferrari. Ma se proprio bisogna cercare dei responsabili per quello che non sta funzionando a Maranello, Lewis Hamilton invita a guardare altrove. Anzi, "più in alto". Il sette volte campione del mondo lo ha detto a Sepang, alla vigilia del GP del Bahrain della Formula 1 2026, mentre difendeva il team principal dalle critiche delle ultime settimane, allargando però il discorso alla struttura che governa la scuderia.

Una frase pesante che potrebbe sembrare un attacco diretto ai vertici della Ferrari, John Elkann in testa. Il resto della risposta del sette volte campione del mondo racconta però qualcosa di diverso.

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In realtà non sta indicando Elkann come il responsabile dei problemi della scuderia. Sta spiegando che il team principal non dispone da solo di tutte le leve necessarie per cambiarla e che responsabilità e potere decisionale sono distribuiti su più livelli della struttura Ferrari. Tanto che lo stesso pilota britannico dice di conoscere ormai i punti deboli della squadra e di stare lavorando proprio con "le persone che hanno il potere" per correggerli.

La sua difesa di Vasseur a Sepang parte da qui. "Fred è l'uomo che deve guidarci, sta facendo un lavoro fantastico", ha difatti detto prima di allargare il discorso a ciò che accade sopra il team principal: "Non è una situazione che dipende da un solo uomo. Ci sono tantissime persone coinvolte e, se volete puntare il dito, fatelo da un'altra parte. Ci sono persone più in alto che ne fanno parte".

Non è un dettaglio lessicale. Hamilton non pronuncia il nome di Elkann, né quello dell'amministratore delegato Benedetto Vigna, e soprattutto nel resto della risposta non descrive i vertici come una controparte con cui è in conflitto. Al contrario, racconta di avere oggi un rapporto migliore con i suoi superiori e di confrontarsi proprio con chi può intervenire sui problemi che ha individuato. Il bersaglio delle sue parole sembra quindi essere l'idea che basti individuare in Vasseur l'unico responsabile delle difficoltà della Ferrari.

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Chi c'è "più in alto" di Vasseur nella Ferrari

Vasseur è team principal e general manager della Scuderia Ferrari, quindi l'uomo che dirige la squadra di Formula 1. Non è però il vertice della società Ferrari. Sopra di lui nella catena aziendale ci sono l'amministratore delegato Benedetto Vigna e il presidente esecutivo John Elkann (nonché numero uno di Exor, principale azionista della casa del Cavallino Rampante).

Questo non significa che Hamilton stesse attribuendo a loro una responsabilità specifica. Il britannico parla piuttosto di una struttura nella quale decisioni e responsabilità non possono essere ricondotte esclusivamente al team principal.

Lo si capisce ancora meglio quando gli viene chiesto di confrontare Ferrari con la Mercedes nella quale ha trascorso dodici stagioni. Il 41enne di Stevenage sottolinea una differenza precisa: "Toto è in una posizione diversa rispetto a Fred. Le strutture sono molto diverse".

Toto Wolff è infatti contemporaneamente team principal, CEO e comproprietario della squadra Mercedes di Formula 1. Vasseur dirige invece la scuderia all'interno di una società molto più ampia, con altri livelli decisionali sopra di lui. È probabilmente questa la differenza alla quale Hamilton sta facendo riferimento quando invita a non concentrare tutte le responsabilità su Fred.

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Hamilton conosce i punti deboli della Ferrari e sta cercando di cambiarli

La parte più interessante arriva quando Hamilton smette di parlare soltanto di Vasseur e racconta cosa sta facendo personalmente a Maranello. Sostiene infatti di conoscere ormai la struttura della Ferrari e di sapere dove siano i suoi punti deboli. Non ha intenzione di renderli pubblici, ma ha confermato di stare discutendo con chi possiede il potere necessario per intervenire.

"Quello che succede all'interno della squadra, come è strutturata e dove sono i punti deboli, io lo so perché sono dentro il team", ha spiegato. E ha aggiunto che continuerà a lavorare con le persone che hanno il potere di fare i cambiamenti.

Non parte da zero. Ha difatti raccontato che Vasseur ha già realizzato molti dei cambiamenti che gli aveva chiesto, mentre altri devono ancora essere fatti. Non ha specificato quali siano né quali settori della Ferrari riguardino.

È però un dettaglio importante per capire il senso delle sue parole. Hamilton non sta semplicemente spostando la responsabilità da Vasseur verso qualcun altro. Sta dicendo che il problema non può essere ridotto a un uomo perché alcune delle modifiche che ritiene necessarie coinvolgono una struttura più ampia della sola gestione sportiva del team principal.

Ed è proprio su questo punto che torna il confronto con Mercedes. Alla domanda su cosa cambierebbe della Ferrari rispetto alla squadra con cui ha vinto sei dei suoi sette Mondiali, Hamilton ha ammesso: "Ci sono cambiamenti che farei, ma non dirò quali".

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Perché Hamilton continua a difendere Vasseur

Il sostegno a Vasseur arriva in un momento nel quale la sua posizione è tornata al centro delle indiscrezioni, alimentate anche dall'autocandidatura ad orologeria di Christian Horner. Ferrari ha reagito nei giorni scorsi ribadendo pubblicamente la propria fiducia nel team principal e Hamilton, così come il suo compagno di squadra Charles Leclerc, ha fatto altrettanto prima a Baku e poi anche a Sepang.

Per l'inglese, però, la questione non si esaurisce nella fiducia personale. Ferrari è seconda nel Mondiale Costruttori, ma arriva da una serie di gare senza podio e il britannico sostiene che la monoposto stia pagando anche un deficit di potenza che quantifica mediamente in circa quattro decimi al giro, con picchi fino a sei. Vasseur, secondo Hamilton, resta quindi l'uomo giusto per guidare la Ferrari. Ma non è l'uomo che a Maranello può decidere tutto. Ed è per questo che, quando gli chiedono di chi sia la responsabilità, Lewis invita a guardare anche "più in alto".

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