Christian Horner come una ruspa su Vasseur: “La Ferrari è un sogno. L’unica per cui farei un’eccezione”
Christian Horner entra come una ruspa nel momento più delicato di Fred Vasseur. L'ex team principal della Red Bull vuole tornare in Formula 1, ma da mesi ha fissato una condizione precisa: non intende più essere soltanto un manager stipendiato, vuole anche una partecipazione nella proprietà della squadra. Nell'intervista concessa al Times mentre la F1 2026 è di scena a Baku per il GP dell'Azerbaijan ribadisce quella richiesta, poi introduce una sola eccezione. E pochi istanti dopo pronuncia il nome che rende il riferimento piuttosto trasparente: Ferrari.
"Ho già fatto il dipendente. Ho passato 21 anni seduto al muretto. Non ho bisogno di tornare a fare quello", spiega infatti Horner parlando del proprio futuro. Quindi aggiunge: "A questo punto della mia vita c'è solo una squadra per la quale accetterei di non partecipare alla proprietà".
Horner vuole quote per tornare in F1, ma per la Ferrari cambierebbe idea
La domanda successiva riguarda proprio Maranello. E il 52enne britannico non si tira indietro: "Ferrari è il marchio più grande della Formula 1. È il sogno. E probabilmente è il gigante addormentato della Formula 1".
È la sequenza delle due risposte a dare un peso diverso alle sue parole. Il manager inglese negli ultimi mesi è stato associato a diverse squadre, ma ponendo sempre una condizione precisa: entrare anche come azionista. Alpine, per esempio, lo scorso gennaio ha confermato il suo coinvolgimento in un gruppo interessato al 24% della scuderia detenuto da Otro Capital. L'ex numero uno della Red Bull ha quindi cercato un rientro molto diverso dal semplice ruolo di team principal.
Con la Ferrari, però, quella condizione cadrebbe. Horner non pronuncia esplicitamente la frase "farei un'eccezione per Ferrari", ma, da grande comunicatore qual è, costruisce il concetto in due passaggi consecutivi: dice che esiste una sola squadra per cui rinuncerebbe alle quote e subito dopo definisce la scuderia di Maranello "il sogno".
Il messaggio trova anche un destinatario che conosce bene il suo lavoro. John Elkann è difatti da tempo un estimatore di Horner e in passato aveva già provato in diverse occasioni a portarlo in Ferrari. All'epoca il britannico rispose ribadendo la propria fedeltà alla Red Bull. Oggi però lo scenario è completamente diverso.
Horner sa che il suo arrivo farebbe saltare gli equilibri di un team
E anche il momento scelto per questa autocandidatura pubblica non sembra essere casuale. L'attuale team principal Frederic Vasseur ha un contratto pluriennale, rinnovato ufficialmente dalla Ferrari nel luglio 2025, e al momento non risultano decisioni prese sulla sua sostituzione, ma le difficoltà dell'ultima fase della stagione, soprattutto dopo la debacle di Monza, hanno inevitabilmente riaperto le discussioni sulla gestione della squadra.
E Christian Horner conosce bene le conseguenze delle sue parole e delle sue azioni. Sa che il suo ingresso in qualsiasi team comporterebbe conseguenze immediate: "Il mio arrivo significherebbe che persone importanti dovrebbero andarsene" ha infatti ammesso. Aggiungendo poi che arriva un momento in cui la competitività di una squadra può diventare più importante "di altre questioni di ego".
C'è infine Toto Wolff, il rivale con cui il britannico ha combattuto per anni dentro e fuori dalla pista. Il britannico sostiene che il numero uno della Mercedes stia avendo vita facile durante la sua assenza e assicura che, tornando, sarebbe lui a dargli più fastidio di chiunque altro. Alla fine dell'intervista lo dice ancora più chiaramente: sente che c'è "un altro ballo" da fare e vuole tornare a scompigliare i capelli a Toto.
Esclusa per ragioni evidenti la Red Bull, la Ferrari è anche la destinazione che più naturalmente potrebbe restituirgli quel ruolo di grande antagonista di Wolff: per storia, peso politico e dimensione della squadra. Horner può permettersi di aspettare e non garantisce nemmeno di tornare già nel 2027. Ha però chiarito quale sarebbe l'unica porta capace di convincerlo a rinunciare alla condizione posta a tutte le altre. Quella porta è a Maranello.