Guido Meda ha il Covid. Anche il noto giornalista di Sky telecronista della MotoGP ha contratto il coronavirus e sta commentando il GP d'Europa, attualmente in corso a Valencia, da una postazione per il commento improvvisata a casa sua. Ma non è stata una settimana facile per il 54enne milanese che sui social ha raccontato la sua esperienza con la malattia e quella della sua famiglia dato che, come lui, anche la moglie e due dei tre figli hanno contratto il virus in forma sintomatica. Il giornalista, dopo aver vissuto sulla propria pelle la malattia ha anche invitato tutti alla massima attenzione lanciando anche un chiaro messaggio a chi grida all'allarmismo e ai negazionisti: "il virus c'è ed è pesante".

"Ok, HO IL COVID – ha scritto infatti in un post sul proprio profilo Facebook Guido Meda –. È stato un periodo brutto, con quattro famigliari su cinque positivi; mal di testa, dolori dappertutto, tosse, ma soprattutto – ha rivelato il giornalista meneghino – la preoccupazione per mia moglie che ha fatto una settimana piena senza schiodarsi da 38,5 di febbre ed è demolita. Ora sta meglio, ma è demolita.

La postazione di commento improvvisata a casa di Guido Meda per la diretta del GP d’Europa
in foto: La postazione di commento improvvisata a casa di Guido Meda per la diretta del GP d’Europa

È stato importante, all’avanzare dei sintomi , che il medico – ha poi aggiunto il più famoso tra i telecronisti italiani della MotoGP – ci abbia prescritto tempestivamente antibiotici, cortisone ed eparina, che hanno funzionato e ora stiamo meglio. È la terapia che i medici di base adesso conoscono e se possono prescrivono per evitare o attenuare quei peggioramenti che nella scorsa primavera hanno mandato tanta gente, anche sana, malconcia all’ospedale.

Ora, lo ribadisco, io sto bene, proprio bene. Stiamo bene! Il virus – ha proseguito – è arrivato…da chissadove, ma è arrivato. Il virus richiede attenzione. Il virus è oggettivamente pesante. Non si tratta di essere allarmisti o negazionisti. C’è e basta. Si tratta di fare il possibile per evitarlo a se stessi, agli altri, alle famiglie, ai più fragili. Se, come ha investito mia moglie – ha infine concluso Guido Meda –, avesse investito mio padre che ha 91 anni, magari sarebbe stato diverso. E non so come".