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Gibernau attacca Rossi dopo 20 anni: “Valentino non doveva farlo, ora si rischia di ammazzarsi in pista”

L’ex pilota spagnolo accusa il ‘dottore’ di essere stato un cattivo maestro con la sua guida al limite della competizione feroce. E spiega perché: “Non ne ho mai parlato finora ma credo che questo sia il momento giusto per farlo”.
A cura di Maurizio De Santis
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Sete Gibernau non ha mai dimenticato quel contatto con Valentino Rossi a Jerez, nel 2005. E oggi, a distanza di oltre 20 anni da quell'incidente, rompe il silenzio e definisce l'ex campione iridato italiano un cattivo maestro divenuto pessimo esempio perché non fu mai punito per quella manovra pericolosa e scorretta che gli fece perdere il Gran Premio. Venne buttato fuori pista ma non ci furono conseguenze per l'italiano: "E questo è stato estremamente dannoso per il futuro della MotoGp. È stato in quel momento che ho iniziato ad avere sempre meno stimoli in questo sport. Non ne ho mai parlato finora ma credo che questo sia il momento giusto per farlo" è la frase che durante il podcast Gipsy Tales dà la stura al duro atto d'accusa nei confronti del ‘dottore' e del suo approccio alla gare che "non può essere interpretato coraggioso perché il coraggio non è colpire un altro pilota. Se vuoi farlo, bene… ma cambia sport e vai a fare boxe".

Perché l'ex campione italiano è stato un cattivo maestro secondo lo spagnolo

In buona sostanza, secondo l'ex driver iberico, non può passare per abilità e carisma uno stile che mette a repentaglio la sicurezza e la vita dei piloti. E Rossi ne è diretto responsabile perché proprio quel modo così estremo di guidare, al limite della competizione feroce, ha aperto la strada ad atteggiamenti sempre più pericolosi col rischio che adesso "ci si ammazzi in pista". La deduzione che se ne trae e che a Sete preme sottolineare è una sola: "Se fossi un padre, non vorrei mai che mio figlio montasse in sella a un veicolo e corresse in un campionato del genere".

Cosa è successo tra Sete Gibernau e Valentino Rossi

La rivalità sportiva tra Sete Gibernau e Valentino Rossi s'è inasprita a causa di una serie di episodi controversi accaduti in pista. L'inizio della faida vera e propria è datato 2004, in occasione del Gran Premio del Qatar: da allora il ‘dottore' mise croce nera sull'avversario. Durante le qualifiche, il team del "46" venne accusato di aver violato le regole escogitando un trucco molto astuto: "gommare" la sua posizione sulla griglia di partenza per agevolare un'aderenza migliore. Come? Passando su quella porzione di asfalto con uno scooter.

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La faida scoppiata in Qatar nel 2004: "Da lì è stato qualcosa di personale"

Rossi venne retrocesso in fondo alla fila e se la legò al dito perché sostenne di essere stato vittima di un colpo sporco, di una soffiata da Gibernau ai commissari di gara per infangarlo e sfavorirlo. A testimonianza di ciò, il ‘dottore' non ha mai nascosto di esserci rimasto male. "Con Sete è stato qualcosa di personale. La cosa del Qatar mi ha fatto arrabbiare molto e mi ha aiutato a dare il massimo in quella stagione e in quella successiva. Se non l'avesse fatto, magari avrebbe vinto più gare…".

L'incidene a Jerez nel 2005: "Non aveva bisogno di comportarsi in quel modo"

La scintilla in Qatar accese la miccia, ma l'innesco fu lungo: il contatto a Jerez un anno dopo fece esplodere la bomba. Gibernau e Rossi contesero la vittoria fino all'ultima curva: all'ultima curva il pilota di Tavullia provò un sorpasso all'interno su Gibernau. Azzardò una manovra che ebbe conseguenze devastanti: tamponò la moto dello spagnolo che finì, a terra, sulla ghiaia. Riuscì a rialzarsi ma chiuse secondo dietro l'italiano. "Valentino non aveva bisogno di agire in quel modo – ha spiegato Gibernau nel podcast -. Dopo quella sua azione sono successe molte cose… i piloti l'hanno vista e hanno pensato: questo è il modo giusto per farlo anche perché Rossi non è mai stato punito".

Perché? A onor del vero, non nonostante le proteste, i commissari considerano quell'incidente come la diretta conseguenza di un "normale contatto di gara", fecero salva la buona fede del ‘dottore' e non reputarono punibile il suo atteggiamento. Gibernau non ha mai digerito quell'episodio, anzi lo ritiene una sorta di linea spartiacque rispetto a un nuovo modo di stare in pista sicuramente nocivo. "E poi uno lo fa a un altro, e un altro a un altro ancora… Il motociclismo è già abbastanza pericoloso senza poter dire di poter colpire qualcuno e chiamarlo coraggio".

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