La morte in faccia, Romain Grosjean ha riassunto in queste poche parole il grandissimo spavento che ha subito sul tracciato del Bahrain quando la sua Haas, pochi istanti dopo il via, è andata a sbattere violentemente sulle barriere. Auto distrutta, spezzata in due e avvolta dalle fiamme, ma con il pilota che miracolosamente è riuscito ad allontanarsi con le proprie gambe, subendo ustioni alle mani e alle caviglie e forti contusioni al costato.

Un vero e proprio miracolato, salvato dall'Halo, il sistema che previene gli urti al collo e alla testa e da un pizzico di buona sorte che lo ha aiutato nei momenti più difficili, mentre tutti pensavano al peggio.  La reattività del pilota è stata fondamentale, riuscendo ad allontanarsi in pochi istanti dall'abitacolo avvolto dalle fiamme.

Adesso Grosjean rimarrà in ospedale almeno fino a mercoledì e salterà sicuramente il Gran Premio di Sakhir di questo fine settimana, ma spera di tornare per il finale di stagione ad Abu Dhabi. Parlando nella sua prima lunga intervista dall'incidente, Grosjean ha rivissuto il tutto dal letto di ospedale con le "le mani di Topolino", come le ha scherzosamente definite  a causa delle sue bende per le ustioni: "Non so se la parola miracolo esista o se possa essere usata, ma in ogni caso direi che non era il mio momento"

Grosjean è stato avvolto dalle fiamme per 28 secondi, un lasso di tempo interminabile in mezzo al fuoco che al pilota belga è sembrato molto più lungo: "Ho visto la mia visiera diventare tutta arancione, ho visto le fiamme sul lato sinistro dell'auto e ho pensato a molte cose, incluso Niki Lauda" ricorda il pilota della Haas. "Ho anche pensato che non fosse possibile finire così, non in quel momento"

Non potevo finire la mia storia in Formula 1 in quel modo. E poi, per i miei figli, mi sono detto che dovevo uscire. Ho messo le mani nel fuoco, le sentivo chiaramente bruciare sul telaio ma sono sceso. Poi ho sentito qualcuno che mi stava tirando la tuta, quindi sapevo di essere fuori.

L'amore per i propri affetti, la famiglia, i figli Simon di 5 anni e Sacha di 7 lo hanno aiutato nel momento dl pericolo: "Ho temuto più per loro che per me. Il più grande cerca di metabolizzare cosa sia accaduto, prova a capire ma il piccolo crede di aver avuto dei poteri magici e che grazie allo scudo dell'amore di aver salvato papà. Ed è così".

Adesso, la riabilitazione, il recupero fisico e psicologico da uno spaventoso incidente che però non fermerà Grosjean: "E' un avvenimento che ti cambia il modo di vedere le cose, è stato un evento che segnerà per sempre la mia vita. Sei felice di essere vivo, di vedere quante persone mi vogliono bene e mi sono state vicine. Ma c'è anche la volontà di ritornare a fare il proprio mestiere. Se possibile ad Abu Dhabi, per dare un finale diverso a questa stagione di Formula 1″