Alguersuari racconta il brutale licenziamento da Red Bull in F1: “Chiamai Marko, mia madre era devastata”

Jaime Alguersuari non ha mai girato attorno al punto. Quando parla della sua esperienza nella galassia Red Bull lo fa senza addolcire nulla, riportando a galla il lato più duro di un sistema che in Formula 1 ha lanciato tanti talenti ma ne ha anche consumati diversi lungo il percorso. A distanza di anni, il passaggio che continua a pesargli di più resta sempre lo stesso: il licenziamento improvviso dalla Toro Rosso, arrivato proprio quando pensava di essersi guadagnato un futuro nel Circus.
Lo spagnolo, che nel 2009 debuttò in F1 a soli 19 anni diventando allora il più giovane esordiente di sempre, veniva da una stagione 2011 in cui aveva raccolto più punti del compagno di squadra Sebastien Buemi e aveva dato la sensazione di essere in crescita. E invece, proprio in quel momento, arrivò lo strappo. Red Bull lo scaricò a fine stagione insieme allo stesso pilota svizzero, confermando ancora una volta la logica spietata del proprio vivaio, per anni gestito da Helmut Marko con metodi durissimi e senza troppi margini di protezione per i piloti più giovani.

Nel racconto di Alguersuari, riportato dalla testata catalana Sport, c'è soprattutto il peso umano di quel momento: "Il 15 dicembre sono andato alla presentazione della squadra a Madrid, e il giorno dopo il team manager, Franz Tost, mi ha chiamato dicendomi che ero fuori. Allora ho chiamato Helmut Marko per vedere se fosse uno scherzo. Lui ha detto di no, e che non poteva farci niente". È il passaggio che spiega meglio il senso di smarrimento provato dall'ex pilota spagnolo, convinto fino a poche ore prima di essere ancora dentro il progetto e di avere un posto assicurato in F1.
Ma il momento più duro del suo racconto arriva subito dopo, ed è una frase che restituisce meglio di qualsiasi analisi la violenza emotiva di quel momento: "A quel punto eravamo pronti a sparare a Helmut Marko. Mia madre era devastata". È un'espressione brutale, estrema, che Alguersuari usa non per minacciare davvero qualcuno, ma per far capire fino a che livello di rabbia, shock e impotenza fosse precipitata la sua famiglia dopo quella decisione. Dentro quella frase c'è tutta la crudezza del licenziamento subito: la sensazione di essere stato scaricato all'improvviso, troppo tardi per trovare un'alternativa, e nel momento in cui si sentiva più forte.

Subito dopo lo stesso Alguersuari chiarisce infatti il nodo centrale della vicenda: "Il problema è che non riuscivo ad accettare la situazione perché mi avevano comunicato troppo tardi che non potevo firmare con un'altra squadra". È questo il dettaglio che trasforma un normale taglio tecnico in una ferita professionale difficilissima da assorbire. Non soltanto l'esclusione dalla Toro Rosso, ma la percezione di essersi visto chiudere davanti anche le altre porte del paddock.
Ed è lì che il suo racconto smette di essere solo sportivo e diventa umano. Dopo quell'uscita improvvisa restò nell'ambiente come collaudatore Pirelli, corse anche in Formula E e poi lasciò presto il motorsport, chiudendo di fatto con le corse ad appena 24 anni. Oggi fa il DJ, ma quella telefonata a Marko resta ancora il punto esatto in cui la sua promettente carriera in Formula 1 si è spezzata.