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Adrian Newey spiega come usa l’IA in Formula 1: quando gli chiedono di ChatGPT non si trattiene

Newey chiarisce l’equivoco: in Formula 1 l’intelligenza artificiale non è un chatbot che “progetta” la monoposto, ma un set di strumenti cuciti addosso a problemi specifici. Aston Martin lavora su analisi, misurazioni e simulazioni: e quando spunta ChatGPT la risposta è una fragorosa risata.
A cura di Michele Mazzeo
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Alla vigilia del Mondiale F1 2026, c'è un dettaglio che Adrian Newey vuole togliere di mezzo subito, perché attorno alla parola IA si è creata una scorciatoia mentale: pensare che in una scuderia di Formula 1 si faccia sviluppo chiedendo ad un assistente online cosa fare. Il geniale progettista britannico, che dal 2026 avrà un ruolo ancora più centrale in Aston Martin essendo anche team principal, lo spiega con la sua solita franchezza: machine learning e intelligenza artificiale esistono da anni, ma oggi vengono raccontati come se fossero una novità per tutti.

"Il machine learning esiste da molto tempo, è stato sostituito, se vogliamo, dall'intelligenza artificiale come parola d'ordine: ormai tutti sanno cos'è l'intelligenza artificiale. In realtà, l'intelligenza artificiale che la maggior parte delle persone utilizza quotidianamente è principalmente fondata sulla semplice ricerca su internet e sul riconoscimento di modelli". È qui che si apre il solco: la F1 usa altro, perché lavora su dati proprietari e su problemi che non hanno risposte "pronte" in rete.

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Perché Aston Martin non sta usando ChatGPT per sviluppare la monoposto

La frase che chiude la porta all'equivoco è netta. "Utilizziamo il machine learning, o l'intelligenza artificiale, per compiti molto più specifici e quindi il nostro uso dell'intelligenza artificiale è incredibilmente personalizzato. In genere non utilizziamo nulla che provenga da Internet perché siamo troppo specializzati per farlo, ma ci sono casi in cui utilizziamo il riconoscimento dei modelli per aiutare in compiti relativamente semplici e persino nella strategia di gara attraverso la simulazione e la teoria dei giochi". E quando gli chiedono se usa ChatGPT  il 67enne di Stratford-upon-Avon si lascia andare ad fragorosa una risata: non è quello lo strumento con cui si costruisce un vantaggio tecnico.

In altre parole: l'IA non "inventa" la macchina al posto dei progettisti. Serve a far emergere segnali nei numeri, a velocizzare analisi, a confrontare scenari. L'intuizione resta centrale, soprattutto quando si tratta di interpretare un regolamento nuovo e muoversi nella famosa "zona grigia" senza oltrepassare il limite.

Dove l'IA conta davvero: galleria del vento, misure e potenza di calcolo

Nel racconto legato allo sviluppo della AMR26, l'IA entra in un punto molto concreto: la galleria del vento e la lettura dei flussi. Aston Martin lavora anche con la tecnologia CoreWeave, citata come supporto di calcolo e software per analisi avanzate.

Newey però resta prudente sui dettagli più sensibili: "Ci sono applicazioni più avanzate, di cui però preferirei non parlare al momento". E spiega perché questa corsa non ha mai una fine: "Ciò che oggi è una novità, tra 12 mesi sarà praticamente obsoleto. È quasi come se dovessimo continuare ad aprire la nostra mente a ciò che è disponibile, non su base giornaliera, ma sicuramente su base semestrale, per trarne il massimo vantaggio man mano che le cose evolvono". In F1 l'IA non è un giocattolo: è un acceleratore. Ma solo se sai già dove stai andando.

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