Matthew Richardson escluso dai Mondiali di ciclismo su pista: aperta una indagine per razzismo

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Matthew Richardson nel 2024, quando ancora gareggiava per la nazionale australiana
Dietro alla clamorosa esclusione dalla nazionale inglese ai Mondiali in pista che si stanno disputando in Cina, si cela una storia di atteggiamenti discriminatori da parte di Richardson nei confronti di alcuni nazionali di squadra. Con la Federciclismo britannica che ha aperto una indagine interna.

Doveva essere la stella della nazionale inglese ai Mondiali di ciclismo su pista che si stanno correndo in Cina, a Shanghai, e invece Matthew Richardson sta facendo parlare di sé per tutt'altro: è stato escluso a poche ore dall'inizio della kermesse iridata da parte della Gran Bretagna con la British Cycling, la Federciclismo inglese, che ha aperto una indagine interna per presunti atteggiamenti discriminatori a sfondo razziale di Richardson nei confronti di alcuni compagni. Il tre volte medagliato olimpico, aveva appena richiesto e ottenuto il cambio di nazionalità, lasciando l'Australia per l'Inghilterra, non senza polemiche. Ora questo nuovo problema: "Mi spiace se alcune persone si sono sentite ferite".

"British Cycling può confermare che Matt Richardson è stato rimosso dalla rosa della squadra britannica di ciclismo su pista per i prossimi Campionati Mondiali UCI 2026 a Shanghai, in Cina. Per correttezza nei confronti di chiunque sia coinvolto in un'indagine, non rilasceremo commenti su alcun procedimento in corso". Questo è stato l'asciutto testo del comunicato ufficiale con cui la Federciclismo britannica ha gelato i propri tifosi alla vigilia dei Mondiali su pista che sono iniziati il 14 ottobre in Cina. Una esclusione eccellente, perché proprio Richardson era il corridore più atteso e su cui si poggiavano diverse speranze di medaglie, arrivando dai due oro agli ultimi Europei e forte degli argenti iridati del 2025.

Richardson e l'esclusione ai Mondiali in pista: l'inchiesta interna per razzismo

Invece, un "procedimento" interno lo ha costretto a restare a casa, una decisione sulla quale è calato il massimo riserbo ma attorno cui non sono mancate le indiscrezioni che hanno evidenziato i possibili motivi, mai smentiti dalle parti coinvolte: atteggiamenti razzisti da parte dell'ex Aussie nel gruppo squadra inglese. Episodi verificatisi all'interno della propria nazionale inglese e che hanno portato alla drastica decisione a poche ore dall'inizio della rassegna iridata.

A parlare è stato però lo stesso Richardson, attraverso i suoi vanali social, in cui ha ammesso che qualcosa di serio sia effettivamente accaduto in gruppo: "Comprendo la gravità di quanto è stato riportato" ha scritto, confermando l'indagine interna e la sua massima disponibilità alla collaborazione. "Mi spiace se ho ferito i sentimenti di qualcuno" ha poi concluso, chiedendo il massimo rispetto della propria privacy.

Il controverso cambio di nazionalità: Richardson bandito a vita in Australia

L'esclusione di Matthew Richardson non è un elemento secondario né per il ciclismo britannico né per quello internazionale essendo una delle stelle assolute in pista. Tre medaglie nelle ultime Olimpiadi, altre tre agli ultimi Europei a Konya in Turchia (due ori in Sprint e Keirin, argento a squadre) e poi ancora sul podio ai Mondiali 2025 dove aveva anche conquistato il titolo di Campione britannico. Successi arrivati immediatamente dopo il controverso e polemico passaggio di nazionalità.

Nato in Inghilterra ma cresciuto dall'altra parte del Mondo, Richardson aveva sempre gareggiato per i colori australiani fino all'agosto 2024 quando, subito dopo le Olimpiadi aveva deciso per un cambio che scatenò l'ira dell'AusCycling che arrivò alla decisione di bandirlo a vita da qualsiasi incarico o rappresentanza del ciclismo australiano.

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