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L’aggeggio che Pogacar nascondeva sotto al braccio nella Strade Bianche non è quello che si pensava

Il chip che si è intravisto attraverso la maglietta, appena sotto l’ascella, non alcun congegno misterioso ma un whoop: un dispositivo che monitora una serie di parametri del ciclista sloveno. A Le strade bianche ha sprigionato una potenza mostruosa.
A cura di Maurizio De Santis
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Quanto Tadej Pogacar ha alzato il braccio, per esultare e ricevere l'ovazione della folla in Piazza del Campo a Siena dopo il trionfo a Le Strade Bianche, si è notato qualcosa di strano. Un leggero rigonfiamento appena sotto l'ascella ha alimentato curiosità e speculazioni su cosa fosse e a cosa servisse quella sorta di apparecchio dalle dimensioni di un chip e, soprattutto, se fosse legale o si trattasse di una tecnologia rivoluzionaria. La realtà, però, era molto più semplice di quel che si pensava. Quell'oggetto misterioso altro non era che il braccialetto whoop che lo sloveno ha deciso di indossare al braccio e non al polso per una questione di comodità.

Si tratta di un dispositivo molto comune tra gli sportivi, in particolare nel ciclismo moderno: serve a monitorare lo stato fisico e il recupero degli atleti. A differenza di molto smart-watch è privo di schermo: funge da computer che raccoglia, immagazzina ed elaborare parametri biologici tramite app. Per anni è stato disponibile solo come cinturino da polso, ma l'azienda ha successivamente introdotto una versione da bicipite che agevola una precisione delle letture, assicura comfort durante la gara.

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Il dato della potenza sprigionata sui pedali è impressionante

La potenza della pedalata sprigionata da Tadej Pogacar è qualcosa di impressionante e non umano. La vittoria della Classica ha spostato un po' più in là il confine tra la scienza esatta dei pedali e la fantascienza della prestazione sfornata dal campione del mondo. Mentre il gruppo dei migliori inseguitori lottava per un piazzamento "onorevole" alle sue spalle, lo sloveno viaggiava a una velocità e un ritmo tale da far strabuzzare gli occhi per i dati raccolti in tempo reale dai tracker. Quel che ha reso mostruosa la stella della UAE Emirates non è stato solo il picco dei watt che scandiscono la potenza e la spinta delle gambe ma la capacità di restare sotto sforzo costante conservando un livello di rendimento altissimo. Per una distanza di 80 km (l'ultimo tratto, prima dell'arrivo in Piazza del Campo a Siena), Pogacar ha sprigionato una media di 380 watt. E lo ha fatto per 2 ore, dopo aver già messo a dura prova il suo fisico sugli sterrati e gli strappi dati per stressare (e sbriciolare) il gruppo di concorrenti.

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L'evoluzione mostruosa dello sloveno nel confronto con le scorse edizioni

In sintesi, è sembrato di trovarsi dinanzi a una macchina, a un essere di un altro pianeta dotato di energie vitali extra-terrestri. Lo testimonia anche un altro parametro: il rapporto peso-potenza che dà compiutezza alla statistica dei watt che spiega molto ma non tutto perché conta molto quanto pesa il ciclista: Pogačar pesa circa 65-66 kg. Cosa vuol dire? Che 380 watt su 66 kg significano circa 5,7 – 5,8 W/kg. E tenere quasi 6 watt per chilo per due ore, correndo in solitaria, è un livello che pochissimi atleti nella storia hanno mai sfiorato. E se si pensa ai progressi fatti negli ultimi due anni si ha l'esatta dimensione dell'evoluzione mostruosa e del salto di qualità fatti: +40 watt in più rispetto alle edizioni precedenti della corsa, con l'asticella delle prestazioni spostata più in alto del 10-12%. Numeri che certificano il dominio assoluto dello sloveno che ha palesato (ancora una volta) una superiorità fisica imbarazzante.

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