Jonas Vingegaard si confessa: “Ho rischiato l’esaurimento, il ciclismo ti prosciuga”

Jonas Vingegaard si appresta ad una nuova stagione da capitano della Visma | Lease a Bike, la squadra che insieme alla Soudal di Evenepoel proverà a contendere il trono alla regina dei World Team, la UAE di Pogacar. Ma lo farà senza uno dei suoi uomini più importanti, Simon Yates che a pochi mesi dalla vittoria al Giro d'Italia, ha deciso senza alcun preavviso di ritirarsi con effetto immediato. Al di là delle illazioni e dei rumor sulle motivazioni che lo hanno spinto in una decisione così radicale, Vingegaard si sofferma su un altro aspetto, che ha vissuto direttamente sulla propria pelle: "Posso comprenderlo, è decisamente dura quando ti accorgi di non avere più alcuna motivazione".
La notizia del ritiro di Yates ha scombussolato il mondo del ciclismo che vede l'addio di uno dei suoi principali interpreti degli ultimi anni, tra gare vinte da capitano e altre a fido scudiero di Vingegaard per un super team in grado di regalare infinite gioie a i propri tifosi. Eppure, a soli 33 anni e a una manciata di mesi dall'aver vestito il rosa a Roma, Yates ha detto basta, senza entrare nei particolari scatenando illazioni e dietrologie. A riportare il livello del discorso sui binari corretti, ci ha pensato lo stesso Vigegaard che in una lunga intervista a Feltet ha utilizzato come metro di paragone se stesso.

Vingegaard e il rischio esaurimento: "Non tutti riescono a dire ciò che provano, nemmeno io"
"Ho grande rispetto per il fatto che abbia deciso di fermarsi quando ha capito di essere arrivato al limite" ha spiegato Vingegaard trovando una chiave di lettura differente dalle tante: "Non è stata una scelta uscita dal nulla ma figlia di un momento difficile, in cui ha capito di non avere più nulla da dare. Questo è uno sport che ti consuma, logorante per tutti, anche per me. Anch'io sono stato vicino all'esaurimento e se non mi fossi confrontato con la mia squadra, non ne sarei uscito".
Alti e bassi che segnano il corso di una stagione e a volte di una carriera, con cui fare i conti: "Non sempre si riesce a esprimere ciò che si prova e molti corridori faticano ad esternare i propri sentimenti. Io stesso non sono stato sempre in grado di esprimere quello che pensavo ed è probabilmente il motivo per cui ho fatto fatica in alcuni momenti in passato. Ma ora si deve guardare avanti: è un vero peccato perderlo adesso. Avrebbe avuto un ruolo importante al Tour de France, ma rispetto la sua decisione"