Gian Luca Giardini: “Nel ciclismo italiano c’è un vuoto. Si è dormito 10 anni sulle spalle di Nibali”

Gian Luca Giardini, ex corridore e voce storica del ciclismo in TV, a Fanpage ha sintetizzato l'attuale, diffuso malessere del ciclismo italiano, prendendo spunto dall'ultimo Giro d’Italia, dal quale il nostro movimento non ne è uscito ridimensionato, ma ha confermato la mediocrità generale: "Per essere delusi bisogna prima essersi illusi. Io non lo sono mai stato ancor prima del via". Un bilancio crudo e realistico, il bilancio finale della Corsa Rosa: "E' il risultato di una generazione di corridori che è mancata, dell'esserci addormentati sulle spalle di Nibali mentre un intero mondo cambiava".
Resta il grande rammarico per Giulio Pellizzari, condizionato dalle "tante pressioni" e dalla fretta di vederlo vincere sempre e comunque. Ma tra le note positive, anche qualche giovane di prospettiva: "Qualcuno di interessante si è visto, come Piganzoli o come Crescioli" che hanno portato un po' di sereno in un panorama altrimenti spettrale: "Stiamo pagando ancora i ritardi nella preparazione, nell'alimentazione, nella mentalità e di una Federazione poco incisiva, sul vivaio di base. Con tante società giovanili che stanno morendo". Un’analisi spietata, che guarda al passato del nostro ciclismo per capire cosa serve per ritrovare un futuro più radioso.
Ti senti deluso o te l'aspettavi un esito così modesto del nostro ciclismo all'ultimo Giro?
Beh, guarda, per essere delusi bisogna prima essersi illusi. Io non lo sono mai stato e quindi diciamo che il tutto resta nella media di ciò che pensavo. Cioè, ero cosciente che l'unico ragazzo che poteva aspirare al podio, e io ci credevo, era Giulio Pellizzari. Purtroppo ho avuto un problema di salute e quando accade non ci puoi far nulla. Per il resto, sì, potevamo vincere qualche tappa in più, come un bis per Milan e poi abbiamo avuto Ciccone che ci ha provato e riprovato… alla fine una tappa l'avrebbe meritata.
Il bilancio finale?
Direi a pareggio, considerando il nostro stato di salute del ciclismo. Fosse accaduta la medesima situazioni anni fa sarebbe stata una disfatta di Caporetto… ora invece la possiamo considerare una prestazione tutto sommato decente, non certamente eccezionale.
Qualcosa di buono c'è stato o è stato tutto da buttar via?
No dai, qualche giovane interessante si è visto. Come Piganzoli o come Crescioli e quindi tutto sommato ci siamo meritati la sufficienza nel complesso. Un po' pochino, però ci si accontenta.

A proposito di Pellizzari, non è stato condizionato dalle tante pressioni con cui è arrivato a questo Giro?
Di pressioni ce ne sono state davvero, perché noi abbiamo una gran voglia di avere un nuovo Nibali, perché in Italia il corridore forte è l'uomo solo al comando della corsa di tre settimane, che fa la differenza sulle vette dolomitiche. Noi abbiamo quella cultura, sogniamo quel tipo di di di atleta e quindi Pellizzari avendo quelle caratteristiche, c'è chi ha fatto la bocca buona. Dimenticando ciò che ha detto anche Velasco più di una volta.
Cioè?
Che in Italia sembra un difetto essere giovani, invece che una virtù. Lui è molto giovane ma oramai a 22/23 anni un atleta al giorno d'oggi è già nel pieno della sua attività. Certo, non avrà l'esperienza di un trentenne però poi ci si mette di mezzo un malanno che gli pregiudica tutto. Ha resistito, anche se con la testa non c'era più.
Sulla gestione interna, la Red Bull Bora ha sbagliato qualcosa con Pellizzari e il dualismo con Hindley?
Io da anni critico sempre la Visma e la Red Bull attuale. Le critico sempre e non sono quasi mai d'accordo con le loro condotte tattiche, però poi vincono… quindi mi vien da pensare che che mi sbaglio io. Però all'inizio, nei primi 5-6 giorni di corsa non mi è piaciuto il comportamento di Hindley verso Pellizzari. Certo, sei un ex vincitore del Giro d'Italia, è giusto che tu faccia la tua corsa, però quegli scattini in prossimità dell'arrivo, dopo che magari Giulio aveva tirato per diversi minuti… Insomma, mi ha fatto capire che Hindley non ne voleva sapere di aiutarlo, mentre Giulio, quando è guarito, si è messo subito a sua completa disposizione. Ha pagato però una gestione non perfetta.
Ma doveva essere capitano o no a questo Giro?
Sai, la squadra è straniera e quindi ragionano a modo loro. Noi ovviamente un corridore italiano lo vorremmo al Giro d'Italia sempre capitano, ma non poteva farlo. Lo stesso discorso per Piganzoli, per il quale la Visma ad un certo punto mi ha anche sorpreso: gli hanno dato persino più spazio di quel che pensavo e hanno provato anche ad aiutarlo per la maglia bianca. Sono stati molto bravi e anche lui lo è stato anche se negli ultimi due-tre giorni era un po' stanco, si vedeva. che non era quello di metà giro.
Piganzoli, Pellizzari, Crescioli, lo stesso Scaroni, forse Tiberi: stanno finalmente arrivando. Ma come mai così in ritardo?
Perché a noi è mancata una generazione di corridori, abbiamo un buco. Dopo Nibali, Aru, Caruso, abbiamo avuto un buco. Certo, ci vuole anche un po' di fortuna, perché un fenomeno come Pogacar deve dar merito a sua mamma per andare così forte, non certo alla tradizione ciclistica slovena. Come nel tennis, con Sinner, merito di sua mamma. Anche se la FederTennis ha fatto ciò che nel ciclismo non ho più visto.

Cioè?
La Federazione Tennis ha lavorato duro negli ultimi 10-15 anni, in modo tale che oggi non è assolutamente un caso se abbiamo 5-6 ragazzi nei primi 50. E questo è un lavoro della Federazione, mentre E nel ciclismo manca da anni. Per 10 anni abbiamo avuto un vuoto. Non tanto del campionissimo assoluto, che quello ripeto è genetica, ma di buoni corridori. Abbiamo avuto pochi buoni corridori a livello internazionale.
Qual è il motivo principale?
Questo è frutto di una programmazione sbagliata. Ti spiego: è vero che abbiamo avuto i Colbrelli e i Bettiol con uno che ha vinto la Roubaix e l'altro un Fiandre, però abbiamo sempre fatto gran panchina in tutte le corse in linea, prima e dopo. Eravamo i più bravi al mondo per decenni ad allevare i giovani. Mi ricordo quando gli australiani facevano base in Italia e venivano qui a imparare e i nostri tecnici erano i più bravi del mondo. Vincendo sempre, finché non si è stravolto il modo di concepire la preparazione e noi siamo rimasti fermi, abbiamo faticato ad accettare di cambiare, facendo finta che non ci fosse necessità.
In che senso fingendo? Non era evidente il declino dell'intero movimento?
Abbiamo vissuto all'ombra di Nibali per una decina d'anni e Vincenzo ha tenuto, secondo me, da solo il peso del ciclismo maschile: qualcuno gli ha dato un po' il cambio, ogni tanto, ma ci siamo illusi. Quando poi ci siamo messi a cambiare eravamo in ritardo.
Cambiare in che cosa?
In tutto. Tipo di preparazione, alimentazione, mentalità di approccio alle gare. Noi abbiamo sempre lavorato nella medesima maniera come negli anni 90-2000 ma dal 2010 già era cambiato tutto e non ce ne siamo accorti. Tutti gli altri hanno cominciato a lavorare in una certa maniera, molto simile ai professionisti anche sui giovani, senza tirargli il collo, facendo fare un allenamento diverso, programmando la stagione in maniera completamente differente, così come l'organizzazione delle squadre. Perché la verità è che oggi i giovani quando diventano under 23 devono già essere pronti a fare certi carichi di lavoro di quantità e soprattutto di qualità.
Ma in pratica in cosa abbiamo continuato a sbagliare?
Ad esempio negli allenamenti: restavamo in giro 5-6 ore… ma anche se sei stato in giro un giorno intero, alla fine è come fossi stato in gita, non è che ti sei allenato. Perché poi quando sei in corsa e i ritmi sono più alti e la gara dura solo 4 ore tu non hai quei parametri nelle gambe e devi mollare. E noi ci abbiamo impiegato degli anni a capire come prepararci perché se vai troppo forte dopo crolli e se vai troppo piano non riesci a recuperare gli altri. Per non parlare dei progressi tardivi nell'alimentazione o nella strumentazione. Tutti a dire: "bastano le gambe", una fesseria: oggi l'atleta deve essere monitorato, esaminato, controllato sempre. In allenamento e nella performance.
Viene in mente il calcio, dove tutti oramai indossano chip sotto le magliette.
Perfetto: hanno tutti i loro pettorali coi chip, con cui in tempo reale tu danno pulsazioni, scatti, accelerazioni, i contrasti, i tocchi di palla. Cosa significa questo? Che quando arrivano alla fine si hanno dei dati precisi, non si va ad occhio. Il ciclismo italiano invece ha sempre confidato sulla sua grande esperienza, ma la scienza batte l'esperienza, sia chiaro. Poi se tu applichi la scienza a dei preparatori esperti, ho detto tutto.
E sull'alimentazione?
Altro tasto dolente: noi italiani siamo sempre stati un po' più goliardici a tavola, nel senso che per noi rinunciare alla nostra cucina è un sacrificio. Per un danese mangiare del riso in bianco sia quasi un sollievo, noi a capirlo, anche qui ci abbiamo messo più del dovuto e adesso stiamo faticosamente risalendo la china, provando a coltivare i giovani, anche se ce li scippano i devo team stranieri.
A proposito, non mi pare tu sia d'accordo su questa scelta oramai sempre più radicata.
Non mi piace come idea di base perché la Federazione Internazionale ha obbligato tutti i Team WorldTour in pratica a fare queste squadre giovanili. All'inizio erano 8-10, poi adesso tutti si stanno adeguando e come vengono formati? Prendendo il meglio qua e là e così alla fine tu hai spolpato il nostro vivaio.
Ti riferisci ai vari Finn, ai Magagnotti già adesso in Team stranieri?
Loro, Capello e molti altri, sì. Se li prendono tutti e noi stiamo in panchina. Chiaramente per questi ragazzi la loro crescita va benissimo, perché li allenano bene, gli insegnano, fanno grandi cose, però poi la qualità viene fuori dalla quantità. E se tu hai una piramide con la base stretta, la punta arriva in fretta.

Ma se ciò fa già del bene ai giovani, quale sarebbe la soluzione virtuosa da aggiungere?
Avere questi team che coltivano una squadra satellite in ogni Nazione. Se Ineos o UAE avessero avuto una collaborazione in Italia, una in Francia, due in Spagna, una in Inghilterra si potrebbe far crescere i giovani nel loro mondo, nella loro struttura, poterli coltivare e un domani costruire anche, non dico una WorldTour ma anche solo una Professional importante. In questo modo nel tempo riesci a costituire, restando in Italia, 15-18 team che collaborano con le WorldTour, coi loro preparatori, coi loro schemi e ti permettono di migliorare.
Insomma, per la legge dei grandi numeri, qualcuno dovrà prima o poi esplodere, giusto?
Basilare: se tu hai 15-18 team in Italia, e se tu hai 10 corridori per squadra, alla fine ti ritrovi con 150/180 tra i migliori giovani italiani che corrono sempre insieme. E qualcuno di buono di forte non può che arrivare. Ma in Italia sta accadendo ancora oggi proprio l'opposto.
La crisi del settore è alla base perché le società non riescono più a sostenersi?
Esattamente, le piccole società chiudono, perché quando hai dei corridori mediocri non vedi mai il traguardo e si perde l'entusiasmo dove vince il volontariato. Semplice: se non fai un po' di risultati, perdi la voglia. Negli ultimi anni hanno chiuso in Italia tre-quattro squadre storiche, faccio il nome della Zalf [Zalf Euromobil Fior, simbolo assoluto per ben 43 anni e che ha chiuso nel 2024, ndr] o del Team Giorgi [Tema Fratelli Giorgi, fondato nel '96 e che dopo aver conquistato ben 95 titoli tra provinciali, italiani, europei e mondiali ha chiuso nel 2025, ndr], impoverendo tutto il movimento non solo per ciò che riguarda i corridori ma l'intera filiera.
A che cos'altro ti riferisci?
C'è un altro aspetto cui pochi pensano: al di là del campione o del bravo corridore, quelli che hanno corso nelle categorie giovanili sono anche i futuri tifosi, spettatori, dirigenti, accompagnatori, sponsor di altre squadre giovanili. Chi non ha le qualità fisiche, poi smette di correre e va all'università a fare scienze motorie e diventa un allenatore. Qualcun altro torna a lavorare nella ditta di papà e poi si ritrova a sponsorizzare una squadra di giovanissimi ed esordienti… un meccanismo che deve avere come base però la passione e la passione va coltivata.
Ma non sarebbe compito della Federazione e non di iniziative private?
Sì, invece vedo tutte le Federazioni molto più impegnate ad andare a vincere medaglie per farsi ricevere dal presidente della Repubblica. E invece il compito delle federazioni di base sarebbe di avere più praticanti possibili. Poi è un una logica con conseguenza quella di avere degli atleti di élite.
Questa nuova generazione, tu che la conosci bene, ha qualcuno che potrà arrivare tra gli atleti di élite?
Una premessa: siamo passati dal momento in cui con i vari Rebellin, Di Luca, Savoldelli, Pantani, Bartoli, vincevamo tutto. Poi è arrivato Nibali, abbiamo dormito ed è cambiato il mondo. La realtà è che con la competitività di oggi non possiamo più sperare di avere cinque italiani nei primi 10 alla Liegi, non accadrà mai più e dobbiamo farcene una ragione. Come non ci sarà più nessuno di cinque nazionalità uguali nei primi 10 in una Classica monumento, perché sono arrivati colombiani, messicani, asiatici, nordamericani, gli inglesi sono diventati forti, i paesi scandinavi. Però abbiamo ancorai vari Milan, i Ganna che possono fare da traino a un po' di giovani bravi. E Pelizzari è un fulgido esempio. Ma ti faccio anche il nome di Magagnotti, che a 19 quest'anno ha già vinto tre corse tra professionisti. Il rischio è che poi vadano a farei gregari come un altro ottimo nostro giovane, Piganzoli.
E qui si tocca un altro tema: quanto pesa la mancanza di sponsor italiani e di una WorldTour tutta nostra?
Oggi la vedo impossibile perché il problema deriva dal sistema economico: sono aumentati enormemente i budget delle squadre dagli inizi del 2000 ad oggi. E noi col tipo di tessuto economico attuale non possiamo permetterci squadre che necessitano di sponsorizzazioni anche da 20/30 o più milioni l'anno. Perché poi ci vuole un minimo di 3 anni per poter partire e per ammortizzare i costi. Quindi in Italia, chi glielo fa fare?
Dovrebbero intervenire, come altrove, enti statali?
Non solo. Banche e aziende statali possono investire, ma il CEO sta in carica quanto? 3-4 anni e se chi subentra non è più appassionato di ciclismo? Non deciderà mai di investire 100 milioni in 3 anni in pubblicità nel ciclismo e così piuttosto sponsorizzano le manifestazioni, come la Mapei che è da sempre sponsor della Federazione Ciclistica Internazionale che sponsorizza i mondiali è un chiaro esempio. Ma lo stesso accade anche negli altri sport: Eni Live sponsorizza il campionato di calcio, non sponsorizza una squadra, perché è più sicuro. Ci sono gli infortuni, molti fattori ambientali, sfortune, vita privata, c'è il rischio doping… Meglio sponsorizzare un evento, un Tour de France.

A proposito, tornando al ciclismo e ai suoi campioni: al prossimo Tour ci sarà anche il giovanissimo Seixas, a soli 19 anni. Come lo vedi?
Io avrei preferito avessero aspettato un anno o due, gli avrei fatto fare una serie di Paesi Baschi, i Giri di Romandia, forse un Giro Italia o una Vuelta. Però capisco le pressioni, sono tante e lo buttano nella mischia.
Ma se fosse stato un campioncino italiano, da noi sarebbe successa la stessa cosa?
Secondo me sì perché hai in mano un giovane davvero troppo forte. Se non si brucerà o se non avrà problemi particolari, questo sarà un serio avversario per Vingegaard e Pogacar se non quest'anno, l'anno prossimo, fra due anni sicuro. L'ho visto vincere il Lunigiana battendo Finn che poi è diventato campione del mondo, poi all'Europeo è arrivato terzo coi professionisti. E' un fenomeno sicuro. Presto? Con tutti i controlli e con tutte le metodologie che ci sono adesso, credo che saranno anche pronti a fermarlo, se sarà il caso, prima che si bruci. Però credo che farà bene, sono anche convinto di questo, convinto che tenga tra settimane.
Avversario o futuro compagno di Vingegaard o Pogacar?
Speriamo che mantenga i piedi per terra, perché adesso questo guadagnerà una barca di quattrini e gestire milioni di euro a 20 anni non è semplice. Sarebbe bellissimo rivederlo alla Decathlon e non in una UAE o in una Bora. Perché andare in una squadra straniera? Hai uno sponsor francese che lavora nel mondo dello sport ed è direttamente coinvolto. Lo possono coprire d'oro, fare la squadra che lui desidera, ed è un'occasione d'oro per il ciclismo francese. Quindi io tifo perché rimanga lì dov'è magari vincerà anche due-tre Tour.
Seixas lo vedremo prossimamente, ma Finn? Stessa età, stesse qualità, percorsi differenti. Condividi?
Sì. E' un ragazzo molto determinato che ha delle grandi qualità anche lui e la sua freddezza l'ha dimostrata in modo diverso: rimanendo un paio d'anni negli Under 23. Ha capito che aveva bisogno di crescere e questa non è una cosa da poco: ha dimostrato una bella maturità. È un ottimo prospetto ed è figlio di ciò che dicevamo, del lavoro fatto negli ultimi 5-6 anni quando si è cambiato un po' registro. E anche per lui ci sarà un test importante: il Giro Next Gen dove mi pare di avere intuito che andrà a tutta visto che ha pienamente recuperato dall'incidente al polso.