Ha 38 anni. Avrà bisogno di un po' di tempo per acquisire la migliore condizione. È reduce da due stagioni in un campionato che, per ritmi e tasso tecnico, è inferiore alla Serie A. Per carità, Zlatan è sempre Zlatan e conviene sempre sussurrare le critiche nei suoi confronti perché gli basta un "ibracadabra" per trasformare in magia e meraviglia anche il pallone più sporco giocato da un compagno di squadra.

Ma il suo ritorno a San Siro null'altro è che una grande operazione mediatica, il tentativo di accendere la passione dei tifosi, la mossa degli assediati di uscire dalle mura a menar fendenti per allentare la morsa e riguadagnare terreno, l'ammissione di fallimento da parte di una dirigenza che adesso ricorre al vecchio "uomo d'arme" perché cambi le sorti della battaglia con la sua esperienza, perché la truppa abbia un condottiero che sia capace di trascinarla. Chi dice il contrario, chi dice che il Milan riabbraccerà Ibrahimovic (solo) per scelta tecnica lo fa sapendo di mentire.

Lo svedese firmerà un contratto di sei mesi e accetterà una sfida: meritarsi il rinnovo per un'altra stagione che scatterà al verificarsi del raggiungimento di alcuni obiettivi personali. Da gennaio a giugno guadagnerà 3/3.5 milioni di euro, ingaggio che salirà a 6 qualora riuscisse a realizzare tutte le condizioni necessarie perché il club mantenga la promessa e accetti il rischio d'impresa per il prossimo anno: ovvero, dare tanti soldi a un calciatore di quasi 40 anni.

Là davanti il ‘pistolero' Piatek ha le polveri bagnate e fa cilecca oppure quando spara a rete gli trema la mano. Per un calciatore così, il Milan ha investito quasi 40 milioni di euro (con i ringraziamenti del Genoa e di Preziosi) e messo sul piatto del polacco uno stipendio da 1.8/2 milioni di euro fino al 2023. Adesso ne sborsa altri 3 da gennaio a giugno (500/600 mila al mese) e sarebbe felice (o no?) di pagarne altri 6 per un anno nella speranza che il ‘diavolo' esca dall'inferno. Come chiedere a Orfeo di scendere nell'Ade per riprendere Euridice e riportarla nel mondo dei vivi. Senza mai voltarsi indietro. A questo Milan non resta altro.