In cassa integrazione al 60% netto dello stipendio per evitare che il club licenzi i dipendenti. È il bel gesto compiuto da parte dei calciatori dell'Union Berlino, club tedesco della Bundesliga. In Germania molte società si sono fatte promotrici di iniziative del genere per fare fronte alla crisi economica scaturita dagli effetti devastanti del Coronavirus.

La proliferazione del morbo che ha infettato il cuore dell'Europa ha avuto ripercussioni pesantissime anche sulle finanze dell'azienda calcio ecco perché – a cominciare da società più forti come lo stesso Bayern Monaco – la politica di contenimento e riduzione dei costi s'è rivelata l'unica strada perseguibile per evitare collasso e licenziamenti

La diffusione del coronavirus e le misure per contrastarlo – si legge nella nota ufficiale dell'Union Berlino -, che includono la sospensione del campionato tedesco, significano una situazione straordinaria e difficile per l'Union Berlino. Il club affronta unito in tutte le sue componenti la sfida. I calciatori hanno accettato di rinunciare al proprio stipendio. Dirigenti e dipendenti del club hanno concordato accordi di lavoro a breve termine, che si traducono anche in stipendi più bassi.

Tutte le attività restano al momento sospese, dalla prima squadra fino al settore giovanile. Gli stessi uffici restano serrati a dipendenti e pubblico come prescritto anche dalle norme di contrasto messe in atto dal governo tedesco. Sarà così fino al prossimo 31 marzo mentre i calciatori potranno seguire i piani di allenamento personalizzato indicati dallo staff tecnico. Quando e se riprenderà la Bundesliga resta però un'incognita.

Ci è stato subito chiaro quali sarebbero state le difficoltà da affrontare – sono state le parole del capitano, Christopher Trimmel -. Vogliamo superare questo momento difficile con tutti i sostenitori dell'Union Berlino.