Edgar Davids è stato una molla elettrica del calcio degli anni ’90 e ha vissuto di velocità da duecentometrista, fisicità da pugile, caparbietà da artista marziale, anche se la sua vera essenza è venuta fuori soprattutto negli scontri epocali che ha “intrattenuto” con altri calciatori che al suo stesso modo intendevano il calcio.

Uno di questi nei suoi anni in Italia, Matías Almeyda, ha descritto chiaramente il rapporto di scontro frontale fra anime affini che Davids ha creato con tanti avversari.

“Era l’avversario che mi piaceva di più. Lui mi dava una botta e io mi alzavo senza dire nulla. Io gli davo una botta e lui si alzava senza dire nulla. Lui a sinistra, io a destra: ci scontravamo sempre. Una guerra. Una volta in un'intervista esposi il mio modo di pensare. Prima della gara successiva Davids mi è venuto incontro. Ho pensato che era arrivato il momento di fare a pugni, invece lui mi ha stretto la mano e mi ha detto: ‘Bravo, la penso esattamente come te'. Avremmo potuto diventare amici”.

Quando era giovanissimo all’Ajax, noi italiani lo abbiamo iniziato a conoscere nelle sfide di Champions League contro il Milan di Capello. I rossoneri erano il meglio che c’era in circolazione, una squadra vincente, già consapevole di segnare un’era storica del calcio con calciatori pienamente consci della loro forza. L’Ajax di Louis van Gaal era la rivoluzione, era quello che il Milan era stato dieci anni prima, zeppo di giovani e giovanissimi desiderosi di primeggiare. Lo scontro ideologico fra queste due squadre si ebbe anche in campo, nella sfida fra Marcel Desailly ed Edgard Davids. Il primo era una roccia, un strato di fondamenta solidissimo su cui Capello aveva voluto ristrutturare la sua squadra. L’altro era una scheggia inconcepibile per un calcio ancora poco dinamico. La finale di Vienna della Champions League nel 1995 segna il passaggio del potere da una squadra all’altra.

Il problema-pregio dell’Ajax è che una volta arrivati in cima vogliono ricostruire, facendosi pagare tantissimo i calciatori che sono riusciti nell’impresa. Edgar Davids viene comprato proprio dal Milan e gioca due anni tossici. La squadra è in ricostruzione, alcuni campioni che hanno creato la squadra con Sacchi stanno lasciando e c’è grande disorientamento. Il 1996-97 del Milan è pessimo, Edgard Davids gioca male ma trova comunque due uomini con cui fare scintille in campo, Paul Ince dell’Inter e Antonio Conte della Juventus. Con il primo vengono fuori scontri da vietato ai minori, con il secondo c’è meno furia ma i colpi non mancano.

Nel dicembre 1997 Moggi fa il grande colpo. Prende Davids dal Milan dove lo bollano come marcio e aggiusta il centrocampo per più di cinque anni. Davids immette un’energia folle nel centrocampo juventino e con i bianconeri vince tutto, tranne la Champions League. Le sfide da segnalare di questi anni bianconeri sono due, una in ambito casalingo e l’altra in Europa. Contro Christian Karembeu in quegli anni al Real Madrid le lotte sono state a dir poco vivaci, e una nel 1998 è valsa anche per la finale di Champions League, mentre in serie A la sfida per cui ancora oggi Davids è ricordato dai più è quella contro Rino Gattuso.
In campo i due facevano letteralmente scintille e non sono mai venuti alle mani solo perché dietro quel cozzare continuo emergeva anche un rispetto totale nei confronti dell’altro.

Le sfide con Gattuso fanno terminare i grandi scontri in cui Edgar Davids ha definito il suo essere calciatore e personaggio, anche se ha continuato a giocare per molti anni ancora. Edgar Davids non è un calciatore capace solo di essere utile nel giocare contro l’altro, cercando di annullarlo, è stato un calciatore fantastico nella sua presenza costante in ogni momento della gara. Ma le sfide in cui è stato coinvolto lo fanno assomigliare un po’ ai grandi pugili, che vengono ricordati per il loro stile e le loro vittorie, ma soprattutto per come affrontando avversari sempre diversi sono riusciti a cambiare e migliorare.