Spagna punita per i cori islamofobi: “Chi non salta è musulmano”. E nel 2030 ospiterà i Mondiali
Non basta intervenire e fermare un coro di natura discriminatoria per evitare la sanzione. È questo il nodo del provvedimento che la FIFA ha inflitto alla RFEF dopo quanto accaduto a marzo scorso durante l'amichevole con l'Egitto del 31 marzo scorso (finita 0-0). La federazione spagnola dovrà pagare una multa di 20 mila franchi svizzeri (oltre 21 mila in euro) e tagliare almeno il 15% dei posti disponibili allo stadio in occasione della prossima partita casalinga interessata dalla punizione. La decisione risale al 4 agosto scorso, ma la risoluzione definitiva del caso c'è stata solo in questi giorni perché il primo ricorso è stato rigettato. E la federazione intende rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS).
Il verdetto definitivo arriva dopo il procedimento aperto per l'episodio che s'è verificato durante il test di preparazione ai Mondiali 2026: dagli spalti dell'impianto RCDE vicino a Barcellona alcuni sostenitori cantarono "chi non salta è musulmano". Una vicenda che ha suscitato clamore sia perché la Spagna è ospiterà i Mondiali 2030 in quanto co-organizzatrice con Portogallo e Marocco sia perché Lamine Yamal (stella della nazionale iberica) è di confessione musulmana e lui stesso di espresse pubblicamente condannando quegli episodi
La decisione ruota attorno agli articoli 15 e 17 del Codice Disciplinare FIFA
La FIFA ha respinto la linea difensiva della RFEF perché ha valutato il peso complessivo di quegli slogan: sia le offese sia il contesto in cui sono stati scandite. La decisione ruota intorno a due articoli del Codice Disciplinare della federazione internazionale, il 15 e il 17.
L'articolo 15 disciplina gli episodi di discriminazione e abuso razzista. Al comma 1 stabilisce che "qualsiasi persona che offenda la dignità o l'integrità di un paese, di una persona o di un gruppo di persone attraverso parole o azioni discriminatorie, sprezzanti o denigratorie in base a razza, colore della pelle, origine etnica, nazionale o sociale, genere, disabilità, lingua, religione, opinione politica, ricchezza, nascita o qualsiasi altro status, orientamento sessuale o qualsiasi altra ragione, sarà sanzionata con una squalifica di almeno dieci giornate o per un periodo minimo di quattro mesi, o con qualsiasi altra misura disciplinare appropriata".
Il comma 6 prevede espressamente la responsabilità oggettiva per le federazioni: se uno o più tifosi tengono tale condotta, alla federazione, anche senza colpa, si applica per la prima infrazione una gara con numero limitato di spettatori e una multa di almeno 20 mila Franchi svizzeri. In caso "di recidiva, di reiterazione dei fatti o qualora le circostanze del caso lo richiedano, nei confronti dell'associazione membro o del club interessato potranno essere adottate misure disciplinari quali: attuazione di un piano di prevenzione, irrogazione di una multa, penalizzazione in classifica, disputa di una o più partite a porte chiuse, il divieto di giocare in un determinato stadio, la sconfitta a tavolino, l'esclusione da una competizione o la retrocessione in una divisione inferiore".
L'articolo 17 disciplina invece l'ordine e la sicurezza durante le gare. Al comma 2 punisce i comportamenti inappropriati dei tifosi anche senza discriminazione. Nel caso specifico si tratta si tratta di quelli che comprendono "l'uso di gesti, parole, oggetti o qualsiasi altro mezzo per trasmettere un messaggio non appropriato per un evento sportivo, in particolare di natura politica, ideologica, religiosa o offensiva"; e il "disturbo degli inni nazionali".
LA RFEF si era appellata al provvedimento sostenendo che il caso rientrasse nell'articolo 17. La FIFA ha invece ritenuto che il coro "chi non salta è musulmano" non può essere identificato come un generico messaggio inappropriato ma una condotta discriminatoria per motivi religiosi.