Polveriera Roma dopo il ko con l’Inter che allontana la Champions: Gasperini a rischio e rinnovi bloccati

La pesante sconfitta con l'Inter non ha solo complicato la corsa Champions League della Roma. Ha soprattutto rimesso in discussione le poche certezze rimaste. Il 5-2 di San Siro ha confermato una crisi che i numeri raccontano senza attenuanti: undicesimo ko in campionato, quindicesimo stagionale, sesto posto in classifica con 54 punti, dietro rispettivamente di 4 e 3 lunghezze a Como e Juventus, con l'Atalanta ormai a un solo punto.
Venerdì contro il fanalino di coda Pisa dunque non sarà solo una partita da vincere: sarà un passaggio ad alta tensione, perché non c'è più margine d'errore e il calendario (che in questa giornata sorride ai giallorossi con Como-Inter e Atalanta-Juventus) non concede più alibi.

L'aspetto più delicato, però, è un altro: la distanza crescente tra Gasperini e la proprietà. Alla vigilia della sfida di Milano il tecnico aveva difeso il gruppo con parole nette: "Questa è una squadra che ha dei valori, una base molto solida". Poi, dopo il tracollo, è riemersa la sua linea: "Questo è un gruppo che ha il quinto o sesto posto in classifica. Non credo che questa squadra vada ricostruita ma rinforzata, che è una cosa diversa. Pensare di buttare per aria tutto il lavoro fatto, è una follia". È esattamente qui che nasce la frattura. Perché i Friedkin, al contrario, sembrano essere arrivati alla conclusione opposta: per uscire dalla solita terra di mezzo serve una svolta profonda.
Il primo segnale è già arrivato sul fronte rinnovi. Quelli di Mancini e Cristante, che sembravano avviati, sono stati congelati. Restano in stand-by anche le situazioni di Pellegrini, Dybala, Celik ed El Shaarawy, con soli contatti esplorativi per il capitano. Il messaggio è chiaro: nessuno è più intoccabile, nemmeno dentro il nucleo storico che per anni ha rappresentato l'ossatura della squadra.

In questo quadro finisce inevitabilmente sotto osservazione anche lo stesso Gasperini. Non tanto soltanto per i risultati, quanto per l'assenza di un salto di qualità visibile e per una visione di mercato che non coincide con quella del club. La proprietà ragiona su una rivoluzione, l'allenatore chiede invece innesti mirati e difende il lavoro fatto. È uno scontro di impostazione prima ancora che di nomi. E con l'obiettivo Champions che si allontana, la sensazione è che da qui a fine stagione la Roma si giochi non solo l'Europa, ma anche la tenuta dell'intero progetto tecnico.