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Perché si dice che Brahim Diaz abbia sbagliato di proposito il rigore in finale di Coppa d’Africa

Le interpretazioni soggettive sull’episodio da parte di complottisti e scettici hanno alimentato le polemiche sul rocambolesco epilogo della sfida tra Marocco e Senegal (poi divenuto campione).
A cura di Maurizio De Santis
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Il calcio di rigore fallito da Brahim Diaz in finale di Coppa d'Africa contro il Senegal ha generato una serie d'interpretazioni sull'errore clamoroso commesso dal calciatore. Perché se ne parla tanto? Per il caos provocato dalla decisione dell'arbitro di assegnare al 98° un penalty al Marocco e con il punteggio sullo 0-0. Benzina sul fuoco dopo il gol annullato a Sarr per un contatto precedente tra Seck e Hakimi. Ecco perché il contesto fa tutta la differenza (anche) per le interpretazioni soggettive sull'episodio da parte di complottisti e scettici. I Leoni della Teranga hanno abbandonato il campo per protesta e sono rientrati solo dopo una ventina di minuti. Quando l'ex milanista ha battuto dagli undici metri quel che s'è visto ha lasciato credere che avesse sbagliato apposta: ha scelto il "cucchiaio" alla Panenka per beffare il portiere avversario, gli è riuscito malissimo e, di fatto, con quel tiro debole e centrale ha consegnato la palla tra le braccia di Mendy che non ha dovuto sforzarsi più di tanto. Ma si tratta di mera congettura.

Le curiose teorie sul rigore "sbagliato apposta" da Brahim Diaz

Cosa è successo davvero? Brahim Diaz è stato sopraffatto dalla pressione psicologica oppure ha calciato male di proposito? Sono alcune delle domande che hanno alimentato le teorie più fantasiose su quel frangente del match e, più ancora, sul retroscena a corredo tanto da fornire versioni di vario tipo sull'accaduto.

La prima (e più gettonata) è che l'errore di Diaz sia stato intenzionale per salvare l'immagine della Coppa d'Africa ed evitare lo scandalo di vincere la finale per un calcio di rigore molto discutibile. A corredo di questa interpretazione le deduzioni sono semplici: non c'è stata particolare disperazione da parte di Brahim Diaz, la scelta stessa di tirare in quel mondo sembra inaccettabile per un professionista del suo rango lo stesso Senegal ha dato la sensazione di non essere sorpreso né di esultare con gioia né si è congratulato con il portiere. A smentire questa ipotesi ci sono un paio di ragionamenti avversi: la foga di Diaz per ottenere il rigore; il fatto che non abbia battuto ciglio dopo il tiro fallito è perché avrebbe voluto umiliare il Senegal con una conclusione a effetto e invece c'è rimasto malissimo, come se gli fosse crollato il mondo addosso.

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Altra interpretazione che pure ha animato la discussione sui social: Diaz ha sbagliato apposta per ragioni di sicurezza e ordine pubblico. Avesse fatto gol, considerato il clima surriscaldato sugli spalti, sarebbe potuto accadere chissà cosa. Ecco perché avrebbe "deciso" di sbagliare il rigore, tirato solo dopo un accordo tra nazionali. Una teoria che non sta in piedi sia perché dalle immagini si nota come i calciatori del Marocco e dello stesso Senegal erano partiti di slancio per raccogliere una eventuale respinta (e tra quelli del Marocco c'è anche chi si dispera) sia perché non ci sono evidenze, prove certe, che possono confermare questa osservazione. Solo speculazioni e null'altro.

Nel caleidoscopio di retropensieri c'è chi sostiene si sia trattato di un atto di estrema lealtà: consapevole che il fallo da rigore non c'era, Diaz non ha voluto sporcare la vittoria della Coppa d'Africa e ha sbagliato per fair play e pura lealtà sportiva. E allora che senso ha tirare col cucchiaio, non sarebbe stato meglio sbagliare direttamente traiettoria? È la domanda che smentisce tutto perché fa leva su un controsenso palese: se sei animato da spirito di fairplay non cerchi di emulare Panenka ma scegli un altro modo per tirare.

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Finita qui? No. Tra i commenti non sono pochi a ritenere che Diaz abbia fallito il penalty per presunzione: ha commesso un errore per l'arroganza e la sfrontatezza di eseguire il tiro dal dischetto in quel modo in un momento così delicato. E qualcuno ha anche azzardato la possibilità si sia trattato di una forma di fixing del risultato, concordato (forse con lo stesso Senegal) per motivi disparati. Ma anche in questi casi non ci sono prove concrete e sarebbe addirittura assurdo pensare a una federazione africana (la CAF) che si espone, molto banalmente, al rischio di uno scandalo internazionale.

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