Pazzini racconta l’Inter: “Spesso scazzi in spogliatoio. Il giorno prima si menavano, poi giocavano”

Giampaolo Pazzini approdò all'Inter nel gennaio del 2011, a 26 anni e mezzo, nel pieno della maturità calcistica dopo gli anni belli alla Sampdoria. L'esordio fu da sogno contro il Palermo, con doppietta e rigore procurato entrando dalla panchina (vittoria in rimonta 3-2). A fine stagione Coppa Italia messa in bacheca, unico trofeo della sua carriera. Era quella la declinante Inter post Triplete (che non avrebbe più vinto niente per un decennio, fino allo Scudetto 2021), che Pazzini descrive oggi come "un gruppo complicato", raccontando come gli screzi in spogliatoio fossero all'ordine del giorno, salvo poi compattarsi al momento di entrare in campo con la mentalità dei campioni di cui era infarcita quella squadra.
L'Inter post Triplete trovata da Gianpaolo Pazzini: "Squadra fortissima, personalità spaventosa"
L'attaccante di Pescia, oggi 41enne opinionista televisivo, premette la descrizione della forza del gruppo che trovò al suo arrivo alla Pinetina: "L'Inter in quegli anni era fortissima, un anno prima aveva vinto il Triplete, 20 giorni prima aveva vinto il Mondiale per Club. Quando entri in quello spogliatoio, capisci perché hanno fatto determinate carriere, perché vengono chiamati campioni. Lo stare lì dentro, vivere quello spogliatoio lì, per forza di cose ti porta ad aumentare la tua asticella giornaliera dell'allenamento, della domenica, di tante cose che tu dici no, non è possibile. Poi capisci che hanno vinto tutto perché si allenano così, perché in una partita di allenamento vanno a 200 all'ora, perché un uno contro uno è considerato per loro la vita, mentre magari uno dice ‘no, mi fermo sul contrasto, mi fermo qui, è venerdì, domenica c'è la partita'. Lì no".

"Una squadra fortissima, sia tecnicamente che come personalità, avevano una personalità spaventosa – racconta Pazzini al podcast ‘Centrocampo' – Più gente c'era allo stadio e più loro si caricavano. Se giocavano fuori casa, meglio, se c'erano più insulti, meglio. Quindi quella roba lì poi ti coinvolge, entri in quel circolo lì e cominci a vedere le cose diverse. Poi è vero, devi vincere titoli, devi fare, devi andare, però è stato bellissimo, esperienza clamorosa. Lì il gap è allenarsi forte, cioè tu hai degli esempi tali di fronte che dici ‘cavolo, se lo fa lui che ha vinto la Champions, Scudetti, Coppe Italia, qualsiasi roba'. Eto'o era un campione super nella testa, lo stesso Milito. Stankovic aveva una personalità, Zanetti, ma i difensori… Materazzi, Samuel, Chivu, Cordoba… Maicon era pazzesco".
Lo spogliatoio turbolento di quell'Inter: "Un gruppo complicato, magari il giorno prima della partita si menavano"
Tante prime donne significava anche tante personalità molto forti che non sempre andavano d'amore e d'accordo: "Lì magari poteva anche essere che il gruppo non facesse cene, che ognuno si facesse gli affari suoi, che magari con qualcuno c'era qualche problema, però lì la cosa pazzesca è che tu arrivavi alle 20:30 nel tunnel, e anche se io avevo problemi con te, c'era questo rapporto di ‘Ok, adesso andiamo di là e io lotto per te, tu lotti per me, poi magari dopo non ci salutiamo'. Era una cosa pazzesca, perché loro avevano l'obiettivo, a prescindere da con chi giocavano come compagno di reparto, avevano un chip nella testa che diceva ‘Ok, vincere, vincere, vincere' e quella roba lì ti resta. Perché la vedi, la percepisci, questa grandissima personalità ti entra dentro".

Pazzini rimase all'Inter per un anno e mezzo, prima del passaggio al Milan nell'estate del 2012. Fu il crepuscolo di quella squadra che ha fatto la storia: "Loro secondo me nei primi 6 mesi avevano ancora l'onda lunga del Mondiale per Club, che volevano vincere per chiudere quel cerchio del Triplete. Eravamo sotto di 12 punti col Milan, quindi poi è arrivato Leonardo, allenatore nuovo, è stato bravissimo a riaccendere quella voglia, quelle fiammelle in tutti i giocatori, però lì insomma penso che si fosse esaurito alla fine dell'annata quel ciclo meraviglioso, perché poi l'anno dopo è stato complicato. Leo è andato via, siamo partiti con Gasperini, ci sono stati quattro allenatori, e lì è stata complicata. Anche perché era un gruppo complicato, lasciarne fuori uno era complicato. Scazzi vari in quello spogliatoio lì se ne vedevano spesso. Magari il giorno prima si menavano, il giorno dopo giocavano tutti e due e riuscivano a dire ‘non mi interessa, cioè dobbiamo vincere'. Avevano delle personalità enormi, che in certe circostanze diventa complicato, però le stesse personalità poi ce l'hai in mezzo al campo, con 70mila, con 80mila, con momenti di difficoltà, con momenti che ti stanno facendo l'assedio, cioè loro super tranquilli, super sereni. La personalità che era complicata però te la ritrovavi anche sul rettangolo verde".