Parla il poliziotto infiltrato tra gli ultras di calcio: come ha fatto a ingannarli, un piano di mesi

Negli anni '80 la violenza negli stadi inglesi era fuori controllo, raggiungendo il suo picco con la strage dell'Heysel a Bruxelles in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Era il 1985, quei 39 morti segnarono un prima e un dopo nella lotta agli hooligans. Il governo presieduto da Margaret Thatcher varò un pacchetto di misure durissime che avrebbero cambiato per sempre il modo di intendere la frequentazione degli stadi britannici: da allora, a tutt'oggi, non si è tornati più indietro. Da tempo all'interno degli impianti inglesi non succede nulla di men che civile, visto che vige la tolleranza zero con arresti immediati.
Come il poliziotto James Bannon si infiltrò nelle frange violente della tifoseria del Millwall
Una parte importante nel debellare il fenomeno della violenza ultras la ebbero le attività degli agenti sotto copertura. James Bannon entrò nelle forze dell'ordine quando aveva solo 18 anni e in appena un anno e mezzo già lavorava per la squadra anticrimine. Il poliziotto, oggi 52enne, ha raccontato in un documentario come riuscì a infiltrarsi nella tifoseria più estrema del Millwall, i cui ultras all'epoca avevano fama di essere tra i più violenti.

"Penso di essere stato probabilmente l'agente più giovane ad aver fatto una cosa del genere, sicuramente a quel tempo – ha detto Bannon – Devi essere davvero bravo a mentire e a convincere la gente che sei qualcosa che non sei. Devi anche avere un ego smisurato, per metterti in un ambiente in cui pensi di poter sopravvivere. Bisogna anche essere abbastanza sicuri di sé e intelligenti, in modo da riuscire a pensare rapidamente per riuscire a entrare o uscire dalle situazioni".
L'operazione sotto copertura tra gli hooligans del Millwall gli fu affidata tra il 1987 e il 1989: "A quel tempo, l'obiettivo della polizia era quello di provare a sbarazzarsi di quella cultura teppistica e di entrare in sintonia con le persone che organizzavano e creavano i problemi, le tensioni e le lotte che ne sarebbero derivate. Ci sono alcuni club che attraggono una componente hooligan. Quindi Millwall, Leeds, West Ham, Chelsea erano club che avevano una maggiore attrattiva per gli hooligans e il Millwall era uno dei club più importanti. Ed era una reputazione che si meritavano. Erano una forza con cui fare i conti".
Il problema principale per l'agente sotto copertura: integrarsi tra gli hooligans superando le loro diffidenze
Al di là delle situazioni pericolose che avrebbe affrontato in seguito da elemento ‘integrato' tra gli ultras, essendo costretto anche ad assistere impotente (per non farsi scoprire) ad atti di efferata violenza, Bannon dovette prima di tutto superare un primo fondamentale problema: farsi accettare dal gruppo dei teppisti, superando le ovvie diffidenze iniziali. In poco tempo raccolse quante più informazioni possibili sul Millwall: "Devi ricordartelo. Sono spuntato all'improvviso dal nulla. Loro sono un gruppo di persone molto unito e all'improvviso spunta questo nuovo volto, o questi due nuovi volti (gli agenti erano in due, con lui c'era un ‘senior'). Devi cercare di metterti nella posizione migliore possibile per poter progredire ulteriormente nell'organizzazione".

Dopo aver ricevuto un biglietto da visita con un altro pseudonimo, Bannon allora si recò in un pub locale nel tentativo di farsi conoscere nell'ambiente: "Non ci hanno dato molto aiuto quando abbiamo iniziato. E la mia carta di presentazione, quando ho iniziato, era solo un biglietto da visita. Ero Jim Ford. Lavoravo per ‘Spectrum Decorating' (una società di pitture e decorazioni, ndr) e avevo un indirizzo che era un alloggio a Croydon (un quartiere di Londra, ndr). Tutto qui. Quella era la mia presentazione. Dicevo di essere di Wandsworth (altro quartiere della capitale, ndr) e di essere un imbianchino e decoratore".
Il cambio di strategia decisivo: il piano di Bannon riuscì
Ma era troppo poco e Bannon non tardò a rendersene conto. Allora i due poliziotti fecero un ulteriore step nel piano: "Abbiamo capito molto in fretta che avevamo bisogno di qualcosa in più. Così abbiamo iniziato ad andare in un pub di Millwall (il quartiere londinese che dà il nome alla squadra, ndr). Ci andavamo all'ora di pranzo e, poiché non entrava nessuno, facevamo amicizia con il personale del bar. Siamo andati lì per tre mesi consecutivi, praticamente a ogni ora di pranzo. Così siamo diventati degli appuntamenti fissi".
La strategia si rivelò vincente: "Quando poi siamo andati a vedere una partita di calcio a settembre, tu entravi e il pub diventava silenzioso, e tutti si guardavano negli occhi mentre entravano, perché era quel tipo di pub. Siamo entrati, tutti ci hanno guardato e ovviamente le bariste dietro al bancone ci hanno riconosciuto e ci hanno chiamato. E di conseguenza, tutti ci hanno accettato perché ovviamente il personale del bar ci aveva accettato".
Da lì in poi le cose si misero in discesa: Bannon avrebbe presto assistito alle partite tra gli ultras del Millwall dopo essersi guadagnato la loro fiducia. I tifosi più violenti del club biancoblù non potevano sapere che si erano messi in casa qualcuno che avrebbe avuto un ruolo importante nello smantellarli.