Niente espulsione su Palestra in Bosnia-Italia, cosa hanno visto arbitro e VAR: manca il terzo criterio

Rino Gattuso alla fine non ha resistito e si è lasciato scappare – durante la conferenza post Bosnia-Italia in cui ha eluso, assieme a Gravina e Buffon, il pressing sulle loro dimissioni dopo la disfatta che ci ha ancora una volta escluso dai Mondiali – una recriminazione sull'arbitraggio di Clement Turpin. Al di là della sacrosanta espulsione di Bastoni al 41′ del primo tempo, su cui davvero c'è poco da dire, il riferimento del CT azzurro è soprattutto al cartellino giallo e non rosso esibito a Tarik Muharemovic per il fallo commesso su Marco Palestra nel primo tempo supplementare.
Il 43enne direttore di gara francese non ha esitato un attimo, ammonendo solo il difensore del Sassuolo. Una decisione confermata anche dal VAR e comunicata a Turpin in auricolare, tra le proteste azzurre. Quindi si è rimasti con cartellino giallo e calcio di punizione dal limite per l'Italia, poi calciato sulla barriera da Tonali.

Inutile dire che un'espulsione in quel momento di Muharemovic avrebbe riportato in parità numerica le due formazioni, con tutto il secondo supplementare da giocare, ridando spinta all'Italia per cercare il gol del 2-1. Altrettanto ovviamente il match sarebbe comunque potuto finire con buona probabilità ai rigori, non cambiando in nulla l'esito fallimentare per gli azzurri.
Perché Turpin e il VAR hanno optato solo per l'ammonizione di Muharemovic per il fallo su Palestra
Ma perché Turpin e il VAR hanno deciso di non espellere il difensore bosniaco? Cosa hanno visto di diverso rispetto all'azione che aveva portato in precedenza alla cacciata di Bastoni? Sarebbe più corretto dire cosa non hanno visto, ovvero la mancanza di uno dei quattro criteri per cui si possa parlare di DOGSO, acronimo che sta per "denying a goal or an obvious goal-scoring opportunity", ovvero "negare la segnatura di una rete o un'evidente opportunità di segnare una rete a un avversario", come recita la versione italiana del regolamento del gioco del calcio.

Detto che il concetto basico di "fallo da ultimo uomo" non esiste più, adesso – affinché si concretizzi un DOGSO – "i seguenti criteri devono essere presi in considerazione", dice il relativo comma della Regola 12 ("Falli e scorrettezze"):
- La distanza tra il punto in cui è stata commessa l'infrazione e la porta
- La direzione generale dell'azione di gioco
- La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone
- La posizione e il numero dei difendenti
Martedì sera, sul momento, qualcuno aveva sostenuto che a mancare fosse stato il quarto criterio, vista la vicinanza di Burnic ai due calciatori che si sono contesi la palla, ma in realtà l'altro calciatore bosniaco appare tagliato fuori da qualsiasi possibilità di intervento. Molto più probabile, per non dire certo, che Turpin e il suo connazionale Jerome Brisard in sala VAR abbiano ravvisato l'assenza del terzo criterio, ovvero "la probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone" da parte di Palestra.
In effetti, riguardando l'azione, sembra che l'ultimo tocco del 21enne difensore del Cagliari – ad anticipare Muharemovic, il che legittima la punibilità del bosniaco – abbia allungato il pallone in maniera tale da metterlo nella disponibilità del portiere piuttosto che consentire a Palestra di mantenerne il controllo. Questo sarebbe stato l'elemento mancante per certificare il DOGSO, nella valutazione della squadra arbitrale a Zenica. Da qui la fattispecie meno grave di SPA (acronimo per "stopping a promising attack", ovvero "interrompere/fermare un'azione d’attacco promettente") e il solo cartellino giallo per Muharemovic.