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Mourinho esulta in faccia ad Arbeloa con il raccattapalle: non riesce a trattenersi, poi si scusa

José Mourinho è stato travolto dall’adrenalina dopo il quarto gol del Benfica, che è valso la qualificazione ai play-off di Champions: lo Special One ha festeggiato davanti alla panchina del Real Madrid ma poi ha chiesto scusa ad Arbeloa e a tutto lo staff.
A cura di Vito Lamorte
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José Mourinho si è lasciato andare a un’esultanza sopra le righe dopo il quarto gol del Benfica, rete decisiva che ha regalato ai portoghesi l’accesso ai playoff di Champions League allo scadere. Preso dall’adrenalina, lo Special One è scattato lungo la linea laterale senza rendersi conto di trovarsi proprio davanti alla panchina del Real Madrid, dove sedeva l’amico Álvaro Arbeloa.

Solo a partita conclusa, con gli animi più distesi, l'allenatore portoghese ha chiarito l’episodio in conferenza stampa: “Mi sono scusato con lui per come ho festeggiato. Álvaro è un uomo di calcio e sa che in certi momenti si perde la lucidità, senza pensare né al Real né a chi c’è in panchina”.

Mourinho davanti ad Arbeloa e poi chiede scusa: “In quei momenti perdi lucidità”

Preso dall’euforia per il gol che valeva la qualificazione, Mourinho è scattato lungo la linea laterale e ha finito per festeggiare proprio davanti alla panchina del Real Madrid, dove sedeva Álvaro Arbeloa, suo amico ed ex compagno di mille battaglie.

Una scena che non è passata inosservata e che, a caldo, ha dato l’impressione di una provocazione, anche se priva di intenzioni polemiche.

A partita conclusa, con il clima decisamente più disteso, lo Special One ha voluto chiarire subito l’accaduto in conferenza stampa. “Mi sono scusato con Arbeloa per il modo in cui ho esultato – ha spiegato – ma Álvaro è un uomo di calcio e sa bene che in certi momenti si perde completamente la lucidità. Non pensi a chi hai davanti, né al Real Madrid, né a nulla: pensi solo al gol”.

Mourinho ha poi raccontato che dallo stesso staff del Real gli è stato detto che non c’era alcun bisogno di scuse, segno che l’episodio è stato letto per quello che era: uno sfogo emotivo, non una mancanza di rispetto. Nessuna coda polemica, dunque, e una vicenda archiviata rapidamente, anche grazie ai rapporti personali tra i protagonisti.

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Ancora una volta Mourinho divide, fa parlare e catalizza l’attenzione, ma in questo caso lo fa mostrando il lato più umano del calcio: quello in cui l’adrenalina vince su tutto e anche i grandi protagonisti si lasciano trascinare dall’istinto.

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