Moggi su Giraudo: “Eravamo fratelli, ora non è neanche un conoscente. Nella Juve tradimenti all’ordine del giorno”
Il mese scorso Luciano Moggi aveva detto a Fanpage – dopo le parole non esattamente lusinghiere dette su di lui da Antonio Giraudo – di considerare ancora il suo vecchio compagno nella dirigenza della Juventus come un fratello: "E non ho mica cambiato idea, anche dopo che ha detto queste cose". A distanza di più di qualche settimana da allora, l'89enne toscano ha decisamente cambiato idea, arrivando a dire che Giraudo "neanche come conoscente mi piace" e aggiungendo che la Juve è un posto dove "i tradimenti sono all'ordine del giorno".
Tutto è nato da quello che aveva detto Giraudo, oggi 80enne, riguardo all'ex Direttore Generale del club bianconero, con cui aveva condiviso 12 anni a Torino – lui era l'Ad della società – dal 1994 al 2006, anno dell'esplosione di Calciopoli e della distruzione della Juve così come la si conosceva, per farne tabula rasa dopo la condanna alla retrocessione in Serie B.
Quali erano state le parole di Giraudo, la reazione di Moggi è amara: tra loro il rapporto è azzerato
"Gabetti e Boniperti non lo volevano – aveva raccontato Giraudo rifendosi a Moggi – Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tuttora le sue capacità. Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a sé stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui".
Moggi evidentemente ha riletto quelle parole e gli sono sembrate decisamente troppo per "un fratello", che dunque adesso viene espulso dall'ideale stato di famiglia. "Siamo stati sempre come fratelli – dice al podcast ‘Centrocampo' – Adesso io praticamente dopo quelle cose lì neppure come conoscente mi piace. Ma la Juventus è un paese dove praticamente i tradimenti sono all'ordine del giorno".
Moggi è tuttora convinto che la caduta della ‘Triade' della Juve (c'era anche il vicepresidente Roberto Bettega), avvenuta in conseguenza di Calciopoli, sia stata in realtà orchestrata da qualcuno interno alla Juve: "Giraudo naturalmente ha parlato dell'invidia che ha creato Calciopoli, poi magari poteva mettere anche qualche altra cosa come il cambio della società, però non l'ha messo. Addirittura ha fatto l'elogio di John Elkann, che è difficile da capire, perché Elkann è quello che l'ha fatto fuori, o meglio, non è neppure Elkann che l'ha fatto fuori, sono stati Gabetti e Grande Stevens".
La tesi non nuova di Moggi va inquadrata in quello che accadde dopo la morte di Gianni e soprattutto di Umberto Agnelli, nonché del presidente della Juve Vittorio Chiusano, tra il 2003 e il 2004. Dopo questi decessi, il controllo del gruppo Fiat/IFIL, e di riflesso della Juventus, passò progressivamente al ramo di John Elkann (nipote di Gianni), con i due grandi consiglieri storici della famiglia: Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens. In questa ricostruzione, i due non avrebbero ostacolato lo tsunami di Calciopoli, rinunciando al ricorso contro la retrocessione, per rimuovere una dirigenza diventata troppo autonoma e potente come quella della Triade.
Moggi risponde a Giraudo anche su un altra questione, quella del suo potere di firma: "Dove ha stonato in un'altra cosa, che ha fatto una brutta figura, è quando ha detto che io sono entrato senza firma. È vero, sono entrato senza potere di firma e il capo era Umberto Agnelli. E il sotto capo era lui. È vero. Poi però si è dimenticato di dire che strada facendo il suo capo Umberto Agnelli non solo mi ha dato la firma, ma addirittura mi ha fatto un contratto a tempo indeterminato, il che vuol significare che io ero il più sicuro nel Consiglio d'Amministrazione, un contratto a tempo indeterminato abbondantemente ricoperto con denaro. Quindi lui ha sbagliato nei concetti, perché evidentemente il capo suo ha capito come io lavoravo bene. A parte il fatto che io ho sempre parlato bene di Giraudo, perché per me è stato una spalla importante, quindi non ho niente da dire, da eccepire, però sentirmi dire addirittura che hanno vinto il campionato perché c'era Romy Gai, che di tutto si interessa tranne che di calcio…".